I cham vennere cacciati dalla Grecia (slavizzata) perche erano amici degli italiani


I cham(albanesi del nord della Grecia attuale) vennero cacciati con forza e genocidio nel 1943 perché erano amici degli italiani e dei tedeschi e quindi secondo i greci erano fascisti e contro gli slavi che in Grecia arrivarono in quel periodo.Era un periodo dove la Grecia si stava slavizzando come la Serbia e rimangono molte domande e tanti sono rimasti sconvolti dall'atteggiamento greco in quanto albanesi e greci prima erano come fratelli gemelli .

La popolazione della Cameria – territorio nel nord-ovest della Grecia abitato da albanesi fino alla seconda guerra mondiale – venne cacciata dalle proprie terre e perseguita dalle autorità elleniche con l’accusa di aver collaborato con i fascisti e i tedeschi. Circa 70 villaggi abitati da loro vennero svuotati, i beni confiscati e l’intera popolazione Cam venne espulsa e la Grecia si prese un terreno grande quanto il Montenegro..Follia slava in realtà perche fino a quel periodo Greci e albanesi erano la stessa cosa. ma con l'arrivo degli slavi comunisti in Grecia pilotarono un genocidio contro le popolazioni del posto, anche molti Greci che si opposero vennre uccisi.
Ora gli albanesi della Cameria vogliono ritornare nonostante passato molto tempo nelle loro proprietà.Gli Cham albanesi avevano tutto il nord della Grecia e quindi hanno perso terreni e proprietà che sono andate in mano agli slavi insediandosi in Grecia.

Tutt'ora i greci veri sono un po confusi sulla situazione e ora sta di fatto che questa comunità cham che ha subito violenza vuole ritornare nella parte nord della Grecia.nella propria casa, potrebbe trattarsi anche di un indipendenza che la Chameria stessa puo chiedere.

Il caso degli albanesi a Venezia (1479-1552)

Nel Quattrocento (1479-1552) e loccupazione delle terre d'Albania costrinse molti alla fuga: tanti albanesi ripararono a Venezia. Quale fu la politica di accoglienza della Serenissi...
Lavanzata turca nei Balcani nel Quattrocento e loccupazione delle terre d'Albania costrinse molti alla fuga: tanti albanesi ripararono a Venezia. Quale fu la politica di accoglienza della Serenissima? Quale destino ebbero le donne, i bambini e gli uomini scampati agli eventi bellici? Il libro segue le loro vicende e il processo di integrazione nel tessuto socio economico veneziano. Illustra inoltre i contributi albanesi alla cultura umanistica veneziana.

Lucia Nadin ha trascorso un lungo periodo di studio e di lavoro in Albania con incarichi presso lIstituto Italiano di Cultura, lUfficio Culturale dellAmbasciata dItalia e come lettrice di italiano allUniversità di Tirana.

ALBANIA FUTURO, PASSATO, PRESENTE

Grotta-Riparo del Romito

Uno dei siti preistorici più antichi e più importanti d'Europa è la Grotta-Riparo del Romito, presso Papasidero. All'esterno della grotta sono stati rinvenuti dei reperti risalenti al Paleolitico Superiore che, sulla parete di un masso calcareo, riproducono l'incisione di un bovide, il Bos primigenius, "la più maestosa e felice espressione del verismo paleolitico mediterraneo"

La Macedonia rivendica la sua storia.

La Macedonia rivendica la sua storia ricca di cultura e di narrazioni che la considerano uno delle culture piu antiche dell'Europa.
Questo fatto non è andato giu alla Grecia la quale ha cercato sempre di impedirli di esprimersi.
La "Repubblica di Macedonia", fin dal giorno della sua indipendenza (1991), è impegnata in una disputa con la Grecia a proposito del nome ufficiale del paese, i simboli nazionali e la costituzione.

La Macedonia il 8 settembre 1991, si separò dalla Jugoslavia senza ulteriori modificazioni territoriali.la Macedonia è sfuggita agli slavi ed oggi vuole dimostrare al mondo che gli slavi l'hanno penalizzata in quanto è stato uno dei paesi piu poveri d'Europa e che democratica e libera può guardare con positività il futuro.
La Serbia(gli slavi) ha sempre cercato di ostacolare la sua indipendenza .Ma la Macedonia è sfuggita da i paesi totalitari e comunisti
La Macedonia insieme all'Albania e la Grecia sono le popolazioni piu antiche dei Balcani.
L'UE e gli Usa l' hanno aiutata per diventare uno stato indipendente a tutti gli effetti.

La Provincia Autonoma della Vojvodina

La descrizione della Provincia del Nord della Serbia

La Provincia Autonoma della Vojvodina si estende su oltre 21.000 chilometri quadrati, nel nord della Repubblica di Serbia , fra Bosnia-Erzegovina (Republika Srpska) e Croazia a Ovest, Ungheria a Nord e Romania a Est.

Ha una popolazione di poco superiore ai due milioni di abitanti, all'incirca corrispondente a quella di una regione italiana di medie dimensioni.

La Vojvodina si divide in tre sub-regioni : la Bačka a Ovest, lo Srem a Sud-Ovest e il Banato a Est.

L'intero territorio è parte del bassopiano pannonico, senza soluzioni di continuità con la pianura ungherese e con quella della Slavonia.

La pianura è il carattere distintivo della provincia, ed è interrotta solo dal modesto massiccio della Fruška Gora, di origine vulcanica, situato a Sud di Novi Sad, dove la Bačka lascia il posto allo Srem.

All'estremo Sud-Est, nell'area di Vršac e di Bela Crkva, la Vojvodina si stende fino ai piedi della catena dei Carpazi.

Il territorio della Vojvodina è attraversato da fiumi e altre vie d'acqua di primaria rilevanza.

Grazie alla sua navigabilita', il Danubio mette in comunicazione diretta la Vojvodina sia con il Mar Nero sia, attraverso il canale che lo collega con il Reno, con il Mare del Nord.

La Vojvodina si trova di conseguenza al centro di una delle vie d'acqua piu' importanti d'Europa, che registra peraltro una crescita significativa del traffico mercantile e crocieristico.

Il carattere strategico del grande fiume ha portato l'Unione Europea a classificarlo come l'unica idrovia compresa nella lista dei Corridoi Paneuropei (Corridoio VII).

Oltre al Danubio, tra i principali corsi d'acqua che attraversano la Vojvodina si contano la Sava e la Tisa (Tibisco).

La prima collega la provincia con la Slavonia e la Bosnia settentrionale, la seconda con l'Ungheria e l'Ucraina.

Oltre ad altri corsi minori come il Tamiš , la Vojvodina è attraversata dal Canale DTD (Danubio-Tibisco-Danubio), significativa opera di ingegneria idraulica.

La provincia ha una posizione geografica che la pone al centro dell'Europa Sud-Orientale e di conseguenza come snodo di traffici fra il Nord e il Sud, l'Ovest e l'Est del continente.
estratto da http://www.vojvodina2007.eu/IT/Vojvodina.asp


Un sito sul turismo a Vojvodina

http://www.vojvodinaonline.com/sr/intro.php


Citta di Creci in Campania

Greci-Katundi, Comune albanofono in provincia di Avellino unico paese alloglotto Arbereshe (= italo-albanese) di tutta la Regione Campania, deve il suo nome ai suoi fondatori: i Greci.

Nel 535 d.C. l'imperatore di Costantinopoli, Giustiniano, al fine scacciare i Goti dall'Italia, vi inviò Belisario al comando di una spedizione militare. Questi, ci dice la storia, fondò nella Italia meridionale molte colonie greche, tra queste Greci.

Il nome rimase anche dopo la distruzione, avvenuta per opera dei Saraceni, nell'anno 908 disperdendone la maggior parte degli abitanti, che, probabilmente, trovarono rifugio in paesi più sicuri.

Per oltre un secolo dalla sua distruzione e fino al 1039, anno della sua riedificazione, non si hanno notizie di Greci.

In quell'anno 1039 Pandolfo padre e Landolfo figlio, principi di Benevento, concessero ai Conti Adelferio e Potone-catapano, cioé governatore -la facoltà di riedificare l'antica e distrutta città di Greci, “… civitatem quae vocatur Graeci, quae nunc destrucra esse dinoscitui; ad restaurandam et reconciandam eam....” recita il "diploma di concessione". Da questi, pertanto, la città di Greci venne rivalutata sia nella estensione territoriale vastissima oltre modo, che nella posizione strategica di dominanza sulla valle del fiume Cervaro. Riprese ad essere il Centro principale tra Savignano e La Ferrara, essendo Greci feudo di tre soldati, mentre Savignano era feudo di uno e La Ferrara di due soldati, ma, comunque non riuscì più ad avere l'antica importanza, perché cadde più volte sotto il dominio di baroni e principi che, avidi di denaro, lo vessarono in ogni modo e molto spesso lo vendettero (anche se riuscì, spesso, a riscattarsi a costo di enormi sacrifici) fino ad arrivare in possesso nel 1445 al conte di Ariano Inico Guevara, per poi passare nel 1674 a Inico III col titolo di duca di Bovino e conte di Greci. Gli abitanti di Greci hanno subito la dominazione dei duchi Guevara di Bovino per quasi sei secoli e a questi versavano la imposta feudale chiamata "terratico", nel 1922 ancora le terre di Cannavale, di Monte del Niglio e di Vado del Conte erano possedute da Maria Guevara, ultima figlia del Duca Prospero, rimaritata a Giulio Leka Dukagini (di nobile e valorosa stirpe albanese) dal predetto Duca adottato nel 1914 come figlio, per non far estinguere il casato dei Guevara. Il re d'Italia, dopo l'adozione, ha provveduto a conferire al Leka Guevara Suardo ed ai suoi discendenti il titolo di Duca.

Morto Alfonso I d'Aragona, sul trono del Regno di Napoli gli successe il figlio naturale Ferdinando. Questi, vedendo che diversi ambiziosi Principi tramavano per spodestarlo per poi rimpiazzarlo con il Duca Giovanni d'Angiò, chiese aiuto all'eroe albanese Giorgio Castriota Skanderbeg, amico fraterno del defunto padre Alfonso.

Skanderbeg sbarcò in Puglia e alla testa di un esecito che "ascendeva a circa sette mila e duecento soldati di fanteria, oltre due mila e duecento di cavalleria, formato di scelti ed istruiti soldati, sempre soliti a vincere", unitosi con l'esercito guidato da Ferdinando d'Aragona, il 18 Agosto 1461 sbaragliò presso Terrastrutta, in agro di Orsara nelle vicinanze di Greci, le truppe comandate dal Conte Giacomo Piccinino (esile e piccolissimo di statura) e dallo stesso Duca D'Angiò che, inseguìto, "rischiava di essere preso, se giunto che fu presso le mura di Troia, gli abitanti non l'avessero tirato dentro con l'aiuto di una corda. Di là partì per Genova, e s'imbarcò per la Francia". A seguito di questa vittoria Ferdinando fu proclamato re di Napoli.

Il re, in ricompensa, permise agli Albanesi che lo desideravano di restare in Italia e di scegliersi il luogo dove dimorare. Questi, desiderosi di menare una vita meno grama, scelsero l'attuale Greci, che era come un fiore in mezzo ad un intenso e verde bosco. (Si rileva dalle fonti che tutta la zona brulla che ora sovrasta il paese a quel tempo era un bosco lussureggiante).

Ciò non dispiaque al re Ferdinando, il quale capì che questo corpo di fedelissimi sarebbe stata buona guardia nel versante sud-est contro eventuali e temute insurrezioni provenienti da Paesi vicini (Faeto, Celle S.Vito, Troia, Lucera, etc.) ancora fedeli agli Angioni. In seguito, però, pare siano stati dimenticati dai governanti di Napoli, osteggiati e a volte anche perseguitati.

Prende il via, così, una nuova vita dell'antichissima Greci, che si sviluppa nella civiltà albanese dal 1461-1462 fino ai nostri giorni.

Le famiglie, o fuochi, censite ufficialmente e residenti in Greci risultano 75 nell'anno 1595, nel 1648 sono 136, nel 1669 ammontano a 142, nel 1694 n. 103, nel 1757 n. 234 per 1026 ab. (cfr. "Catasto Onciario").

Gli Albanesi che ripopolarono Greci erano cattolici di rito greco-ortodosso. Il rito greco si conserva ancora oggi nei Paesi albanofoni di Calabria e Sicilia (Eparchia di Lungro (CS) ed Eparchia di Piana degli Albanesi (PA), a Greci, invece, l'Autorità, sia civile che religiosa, in una azione indiscriminata di forza e soprusi, - come quella operata dall'Arcivescovo di Benevento Cardinale Orsini, che poi salì al soglio Pontificio con il nome di Benedetto XIII, - riuscì nel corso degli anni a distruggere ed abolire il rito greco e tante, ma non tutte per fortuna, bellissime tradizioni orientali. Non ebbe, comunque, la forza di soffocare la lingua materna albanofona. Dopo il 1860, dalla provincia di Foggia, a seguito del riordino del nuovo Regno d'Italia, Greci passò a far parte della provincia di Avellino.

Alla fine del secolo (1898) Greci contava 3863 abitanti faceva parte del Circondano di Ariano e del Mandamento di Orsara di Puglia insieme con i Comuni di Montaguto e di Savignano.

Nel 1920 contava 3200 abitanti circa, oltre i quasi tremila grecesi emigrati nelle Americhe per motivi di lavoro. Nel censimento del 1931 gli abitanti di Greci erano 2756. L'ultimo censimento, effettuato nel 1991, ascriveva una popolazione di appena 1186 anime, al 1° gennaio 2000 contava una popolazione di soli 991 abitanti; tale calo è dovuto all'emigrazione per necessità economiche specie negli anni '50 e '60 e per un pauroso saldo naturale negativo, anche se si contano numerosi parti gemellari viventi.
fonte : http://www.greci.org/storia.htm

SAN DEMETRIO CORONE

San Demetrio fu fondato nel 1471 in un romito denominato Sancto Dimitre, nei pressi della Badia basiliana di Sant’Adriano, fondata da San Nilo di Rossano nel decimo secolo.

Nel 1534 vi giunsero gli albanesi della Morea, nel Pelopponeso, che lasciarono la propria città, Corone, per sfuggire alla dominazione turca. Fu in loro onore che nel 1868 al toponimo San Demetrio fu aggiunto Corone.

I sandemetresi furono soggetti, oltre alla giurisdizione baronale di Sant’Adriano, anche a quella criminale riservata ai baroni laici, che furono i Sanseverino, i Malizia, i Castriota, nuovamente i Sanseverino ed infine Don Carlo Campagna di Tarsia fino all’eversione della feudalità.

Nel 1794 vi fu trasferito da San Benedetto Ullano, ad opera del suo Vescovo-Presidente Mons. Francesco Bugliari, il Collegio Corsini, istituito nel 1732 per ospitare i giovani che volevano intraprendere la vita sacerdotale.

Ci fu un tentativo ad opera del sacerdote Francescantonio Lopes di far passare la popolazione sandemetrese al rito latino, facendo costruire nel 1737 una chiesa di rito latino, intitolata a Sant’Onofrio, ma non ci riuscì.

Il Collegio fu una vera “fucina di diavoli” secondo l’espressione usata dal governo borbonico, intendendo dire che il collegio ospitava giovani di idee liberali e rivoluzionarie, come Domenico Mauro di San Demetrio, Agesilao Milano di San Benedetto Ullano, Pasquale Scura di Vaccarizzo Albanese, Gennaro Placco di Civita, tutti studenti del glorioso istituto.

San Demetrio diede i natali a scrittori, poeti, filologi, professori e patrioti del risorgimento, Fedele Marchianò, Alessandro Marini, Costantino Lopes, Alessandro Mauro, Giuseppe Cadicamo, Nicolò Ieno, Salvatore Braile.

Il Santo protettore è San Demetrio Megalomartire, che si venera il 26 ottobre nella omonima Chiesa costruita attorno al 1622.

Per un trentennio ha contribuito alla valorizzazione della lingua e delle tradizioni la rivista “Zjarri”, fondata dal compianto Don Giuseppe Faraco, arciprete della comunità ed il gruppo omonimo che, per tanti anni ha deliziato con balli e canti.

Oggi il gruppo “Zjarri i ri” calca le scene di tutta l’Arberia, rivisitando le pagine del Milosao di Girolamo De Rada, inframezzate da pagine autobiografiche magistralmente recitate da Pino Cacozza, che insieme a Lello Pagliaro ed Ernesto Iannuzzi, è riuscito a costruire un cast formidabile.

Il gruppo folcloristico che oggi si richiama alle tradizioni popolari è Vuxet arbereshe (La voce italo-albanese). Diretta dal maestro Paloli.


fonte : http://www.arbereshe.it/albanesiinitalia.htm

La Macedonia

La Repubblica di Macedonia o Macedonia a cui le Nazioni Unite e alcuni altri paesi del mondo si riferiscono come Former Yugoslav Republic of Macedonia (Ex repubblica jugoslava di Macedonia) o FYROM, è uno stato indipendente della penisola balcanica nell'Europa sud-orientale.

Confina con Albania, Serbia, Bulgaria, e Grecia.

Viene spesso chiamata Macedonia, nonostante questo possa causare confusione con la regione greca della Macedonia e l'intera regione geografica.

La terra governata dalla Repubblica di Macedonia era in precedenza la parte meridionale estrema della Jugoslavia. I confini odierni vennero fissati poco dopo la Seconda Guerra Mondiale quando la Jugoslavia socialista stabilì nella zona la Repubblica Socialista di Macedonia, riconoscendo in modo controverso gli slavi macedoni come una nazione separata all'interno della Jugoslavia. Rinominata Repubblica di Macedonia il 8 settembre 1991, si separò pacificamente dalla Jugoslavia senza ulteriori modificazioni territoriali. Da allora comunque il paese si è impegnato in una prolungata disputa politica con la Grecia sull'uso del termine "Macedonia". La maggior parte delle nazioni e delle organizzazioni internazionali riconoscono il paese come Former Yugoslav Republic of Macedonia (Ex repubblica jugoslava di Macedonia) (FYROM), il nome sotto la quale è stata ammessa nelle Nazioni Unite ma molti paesi, tra cui la Cina, la Russia, e gli Stati Uniti la riconoscono con il nome che i macedoni usano per la propria nazione. In Italia si possono trovare entrambi i nominativi per la nazione. Tuttavia è più semplice trovare il nominativo di Repubblica di Macedonia, per un uso più che altro consuetudinario.

La repubblica di Macedonia ha relazioni amichevoli con il resto del mondo, ma già dalla sua indipendenza nel 1991 si è impegnata in una disputa con la Grecia, a proposito del nome ufficiale del paese, i simboli nazionali e la costituzione.

Il governo Greco ha fatto un'obiezione sull'utilizzo del nome "Macedonia" alla Repubblica, basandosi sul fatto che il termine ¨¨ un nome greco che era gi¨¤ in uso per indicare la regione greca Macedonia. La Grecia ha, inoltre, rifiutato di riconoscere la bandiera originale della Repubblica macedone, su cui campeggiava la Stella di Verginia, in quanto considerata una appropriazione indebita di un simbolo dell'antico stato di Macedonia, per la prima volta scoperto durante scavi archeologici in Grecia nel 1978. In seguito, la Grecia ha protestato che la costituzione della Repubblica macedone includesse clausole che la Grecia ha interpretato come presagio di possibili pretese territoriali.

Uno degli argomenti greci contro l'uso del nome Macedonia da parte del nuovo paese sono le origini greche del nome ed il fatto che le trib¨´ Slave non si insediarono nel territorio fino al VI secolo D.C. In seguito, il governo greco ha dichiarato che il nome "Macedonia" fu assegnato al paese per la prima volta da Tito, presidente della Jugoslavia, intorno al 1950, quando era la provincia meridionale estrema della Jugoslavia.

Come compromesso, le Nazioni Unite hanno riconosciuto la Repubblica nel 1993 con il nome di "Former Yugoslav Republic of Macedonia" (Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia) abbreviata in "FYROM". Dopo che il nuovo stato fu ammesso nelle Nazioni Unite come FYROM, altre organizzazioni internazionali adottarono la stessa convenzione, comprese l'Unione Europea, la NATO e il Comitato Internazionale Olimpico.

Le dispute sulla bandiera e sulla costituzione sono state risolte nel 1995 ma la questione sul nome rimane tuttora irrisolta. Novanta Stati (inclusi gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, e spesso anche l'Italia) riconoscono la nazione come "Repubblica di Macedonia", mentre la maggioranza degli altri paesi la riconoscono come "Former Yugoslav Republic of Macedonia", spesso abbreviata in "FYROM". Tutti hanno accettato di riconoscere ogni accordo finale risultante da trattative in seno alle Nazioni Unite. Anche là dove questo nuovo Stato è riconosciuto con il nome "FYROM", spesso comunque viene semplicemente indicato come Macedonia, specialmente da parte dei non-greci. La maggior parte dei greci chiama lo stato con Skopje (il nome della capitale dello stato) riferendosi all'intera nazione; questo però non avviene mai tra i non-greci. La disputa sul nome continua per entrambe le nazioni, anche se in pratica i due paesi si sono per il resto accordati tra di loro. Le relazioni economiche e la cooperazione si sono talmente riprese dal 1995 che la Grecia è considerata adesso uno dei più importanti partners ed investitori stranieri della Repubblica.

fonte: http://www.turismo85.it/atlante/macedonia_st_100.htm

Macedonia senza tempo: Bellissimo !!!

Nei giorni scorsi sulla tv italiana Mediaset è apparsa una pubblicità della Macedonia.
Il video ritrae un miscuglio di cultura.Il passato ,il presente.
Ci sono istanti di storia antica.Tutto mescolato con il sorriso di una ragazzina con l'anguria in mano che potrebbe esprimere la semplicità e la fortuna di essere direttamente in contatto con la natura e gustare i suoi frutti.


Gli albanesi contro le aziende greche

Su internet ci sono tanti video che parlano dei prodotti greci e delle compagnie greche che avrebbero compromesso fino al 2005 il mercato albanese.
Ecco un video preso da youtube un esempio con la descrizione.



Sono un insieme di aziende che secondo alcuni andrebbero boicottate per tutte le scorretezze che il governo greco ha fatto all'Albania.
Ognuno giudichi come meglio crede.

Chi sono gli Slavi. ?

Le popolazioni slave sono definite diverse popolazione ma con il termine che si usa nei giornali italiani per slavo si intendoino i Serbi.

La maggior parte degli slavi si possono conoscere dal caognome in quanto finiscono con "vic" o "ic"

Ci sono tanti Rom che hanno i cognomi con "ic" ma non sono serbi(una precisazione dovuta)

Per quanto riguarda le lingue anche il ceco il polacco e il Russo sono lingue slave, come il serbo il croato lo sloveno sono dello Stesso ceppo.
Fino al 1990 c'era la Jugoslavia e ora è diventata Serbia.
Hanno ottenuto l'indipendenza Croazia Bosnia Herzegovina,La macedonia, il Kosovo,il Montenegro.

Albanesi , kossovari , una parte dei montenegrini e greci non sono slavi.




Etnie di Calabria - Albanesi

Etnie di Calabria - Albanesi
I Luoghi
In Calabria la lingua albanese (arbëreshe) è parlata in 34 centri, fra comuni e frazioni: 25 si trovano in provincia di Cosenza, 3 in provincia di Crotone e 6 in quella di Catanzaro.
Leggende, credenze e canti popolari sono vivi ancora oggi in molte comunità albanesi: il martedì di Pasqua, infatti, in alcuni di questi centri si può ascoltare il Canto di Scanderbeg, in lingua tradizionale, in ricordo di famose gesta epiche. Di origine albanese sono i centri di San Nicola dell'Alto, Pallagorio e Carfizzi, visibile anche dalla produzione artigianale dei tessuti, dai colori e dalla fantasia orientali: gli albanesi della Calabria, infatti, sono abili tessitori; usi e tradizioni si conservano ancora intatti a Spezzano Albanese. Altri centri importanti sono Caraffa, Frascineto, Eianina, Civita, Falconara Albanese e Lungro. In quest'ultimo le usanze, i costumi tradizionali e la lingua arbëreshe sono mantenuti e tramandati: la cattedrale di San Nicola di Mira conserva, infatti, il rito ortodosso; a Vena di Maida si parla tutt'oggi un interessante dialetto. Un importante centro albanese in Calabria è San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza, essendo sede del Collegio Italo-Albanese di San Benedetto Ullano, un'importante istituzione culturale e teologica risalente al 1732, trasferita a San Demetrio nel 1794. Tuttavia la nascita del paese risale a una immigrazione di monaci italo-greci avvenuta nel X secolo e a un'altra ondata di gente greca verificatasi nel XVI secolo. Anche Frascineto è un paese di grande interesse in tal senso. Qui si trovano il Centro Ricerche "G. Kastriota", che promuove diversi eventi legati alla cultura italo-albanese; la Biblioteca "A. Bellusci", comprendente circa 10.000 volumi, con traduzioni in diverse lingue; e l'Istituto Comprensivo "E. Koliqi" dove si insegna la lingua albanese. Le cerimonie religiose di origine greco-ortodossa sono molto suggestive: particolarmente interessante è il rito del matrimonio, durante il quale avviene l'incoronazione degli sposi. Anche i canti corali sono molto belli: ricchi di melodia, tanti di questi, sono ispirati al ricordo di Giorgio Castriota "Scanderbeg", grande condottiero ed eroe nazionale.

I canti popolari e religiosi, le leggende, i racconti, i proverbi riecheggiano un forte spirito di comunanza e solidarieta' etnica. I motivi ricorrenti sono la nostalgia per la patria perduta, il ricordo delle leggendarie gesta di Scandenberg, la tragedia della diapsora in seguito all'invsione ottomana. La coscienza di appartenere a una stessa etnia, ancorche' dispersa e disgregata, di coglie tra l'altro in un motto molto diffuso, che i parlanti albanesi spesso ricordano quando si incontrano: "gjaku yne i shprishur", che vuol dire "il sangue nostro sparso". I motivi della tradizione popolare si ritrovano nella letteratura, che proprio da cio' mosse i primi passi.

Altri elementi originari della cultura arbëresh sono giunti ai nostri tempi attraverso una storia secolare, e mantengono una loro forza di rappresentazione dell'organizzazione delle comunita'. Tra essi ricordiamo la "vatra", il focolare, il primo locus culturale attorno a cui si muoveva la famiglia; la "gjitonia", il vicinato, il primo ambito sociale al di fuori della casa come continuita' della famiglia e primo accesso alla comunita'. Ancora: la "vallja", una danza accompagnata dal canto, ma piu' profondamente un momento fortemente sociale di compattezza dell'intera comunita' in particolari circostanze dell'anno; la "vellamja", la fratellanza, rito di parentela spirituale; la "besa", la fedelta' all'impegno, quasi un rito di iniziazione sociale con precisi impegni di fedelta' agli impegni presi, senza alcuna prevaricazione.

La consapevolezza della necessita' di una valorizzazione e tutela della cultura albanese ha favorito la nascita di associazioni e circoli culturali, e ha dato luogo a iniziative e manifestazioni culturali. Tra gli aspetti fondamentali della tradizione degli albanesi di Italia, un posto decisivo spetta alla religione.

fonte : http://www.calabriaonline.com/

Gli Illiri e le verità che si stanno scoprendo.

Un nuovo approccio al problema illirica è stata resa possibile dai recenti scavi nella preistoria dei centri illirica in Albania. Gli oggetti scoperti (nella nella regione di Valona, nel sud Albania) sono risalenti alla fine del secondo millennio e dall'inizio del primo millennio aC, ci danno la prova di una continuità tra la civiltà del bronzo e l'Età del Ferro. L'ipotesi che gli Illiri sono stati lì e creato la civiltà del bronzo e che ha acquisito sempre più consistenza. È stato confermato da reperti scoperti nella pianura Pazhok (Elbasan, Albania centrale) sono stati i risultati in parte dalla data 1900-1700 aC, e in parte dal 1400 AC (avanti cristo) .

Sono state trovate ceramiche che sono elementi di prova a favore del carattere essenzialmente degli Illiri,le forme di questi vasi dipinti i motivi geometrici e che si troveranno più tardi sugli oggetti metallici sono tipicamente di carattere espressivo illirico.
Invece per quanto riguarda i Pelasgi, che alcuni scrittori antichi come la citazione molto antichi abitanti del sud dei Balcani e che alcuni studiosi moderni hanno costituito come distanti antenati degli albanesi, che istituisce un legame tra di loro e con la Illiri, e gli albanesi, i loro discendenti.
Si potrebbe dedurre che gli Illiri sono una delle più numerose ed antiche popolazini dell'antica Europa, ha occupato la parte occidentale della penisola balcanica.

Le prime informazioni scritte sul Illiri può essere trovato in Omero. Nel quattordicesimo libro della Iliade, l'Paeonians sono citati come cavalieri che provengono da avere il loro fertili regioni sotto la guida di Asteroups, hanno preso parte alla guerra di Troia. Sempre secondo Omero, Ulisse sbarcati sulle coste fertili del Thesprotians al suo ritorno da Troia, ed è stata accolta con favore dal Phaedon, il loro generoso ed eroico re.

LA LINGUA ALBANESE

La lingua albanese deriva dall'illirico. L?illirico era anticamente parlata in Illiria e nei attuali Balcani e precisamente partendo dalla Grecia,Albania, Serbia fino in Croazia.. di cui fino a pochi anni fa si avevano poche conoscenze invece studi e ricerche stanno ribaltando la storia.

Grazie a recenti studi si sta arrivando a prove che la lingua degli illiriAlbanesi) potrebbe essere stata prima della lingua greca.
Chi ne sapesse di più può suggerire nei commenti

Perchè 90 di 100 eroi della rivoluzione greca erano arvaniti(albanesi)

Su chi pensa che gli arvaniti non sono di origini albanesi (a dire la verità anche secondo alcune menti “sveglie” dell'università di atene, non esiste una lingua arvanitica dentro i confini della grecia perchè gli arvaniti sono scomparsi durante le guerre della rivoluzione Greca!) fa un grande errore linguistico dal momento che si pronuncia la parola Arvanitas!

Nella grecia bizantina la parola arvanitas era riferita agli albanesi che in questo periodo erano chiamati arvaniti dai greci, arnaut e dai turchi, albanez dai latini, e arberesh nella loro lingua.

Ma lasciamo stare questo fatto e continuamo...

Partiamo da alcuni elementi dell'impero bizantino che qualcuno considera come l'apice della civiltà greca.

Con la dichiarazione della fede cristiana dall'imperatore Teodos per la grecia e il popolo elleno, inizio' un periodo buio dal quale sembrava che non si sarebbe più usciti vivi, Questo periodo scuro ha avuto apice col massacro dello stadio di “Karvalles” dove Teodos massacrò senza pietà 5000 elleni. Ma quello che sarebbe successo dopo per la Grecia sarebbe stato ancora più tragico. Il bizantino cristiano fermò i giochi olimpici e chiuse la famosa accademia di Platone e molte altre scuole filosofiche in tutta la grrecia. I templi antichi vennero distrutti oppure vennero convertiti in chiese e alle statue di marmo vennero tagliate le teste e vennero buttate in mare. Con tutta la duna i greci non diventarono cristiani ed erano i soli popoli dell'impero bizantino crearono problemi agli imperatori bizantini e alla chiesa cristiana. Allora la duna dell'impero cristiano della grecia ancora pagana si ampliò ancora di più. I generali bizantini che vennero mandati in grecia non venivano pagati dallo stato bizantino come veniva fatto in tutte le altre province dell'impero ma dovevano guadagnare la paga dalle tasse che loro stessi imponevano in base alle preferenze. Così dopo aver distrutto la cultura e l'arte della grecia bizanti con questo modo di amministrazione distrusse anche l'economia della grecia (vedi per questo Paparigopulos-Kordatos).

Parole come “verme greco”, “sporco greco” oppure “greco degenerato” hanno origine in questo periodo storico. Ma allora se Bizanti Cristiano odiava così tanto la grecia che manteneva ancora nel suo spirito la consacrazione dei miti antichi perchè ha deciso che il greco fosse la lingua ufficiale dell'impero? Spesso anche storici professionisti girano intorno alla risposta di questa domanda e chiamano l'impero anti-greco di bisanzio impero greco-bizantino solo per il motivo dell'uso della lingua greca come lingua ufficiale dell'impero. A dire la verità la lingua ufficiale dell'impero romano d'oriente era naturalmente il latino, ma con il passare del tempo gli autori bizantini vennero trovati prima del problema della lingua. Tra i popoli che abitavano nelll'impero romano d'oriente il latino non era del popolo tantochè la lingua greca era molto diffusa e piu' conosciuta per motivi storici economici e culturali. Quindi per motivi pratici della gestione dell'impero venne deciso il greco come lingua ufficiale dello stato.

Ma erano “puri” i greci (che abitavano in grecia) quelli che comandavano l'impero? Certo che no!

In 1000 anni l'impero bizantino (che tragicamente per i veri greci fu chiamata greca) non ebbe nessun generale greco e con questo intendo, greci abitanti della grecia. Però le disgrazie per la grecia non terminarono qui, il secolo V-VI insieme alla peste e ai terremoti che distrussero le città portò con se anche gli attacchi dei barbari. Molte croniche contemporanee che parlano di questo periodo oscuro dicono che dopo il secolo V la Grecia era distrutta completamente dai barbari e i greci erano scomparsi completamente. Anche molti storici moderni constatando queste cronache mantenevano l'ipotesi che i greci nativi, (intendendendo i greci che abitavano in Grecia non gli abitanti che parlavano greco ma venuti dall'Asia e dall'Egitto) scomparvero completamente dalle catastrofi naturali e dalle invasioni barbariche che avvennero in Grecia nei secoli V-VI.

Ma io non credo a queste ipotesi visto che anche gli illiri vissero questo periodo difficile nelle montagne dell'Albania anche i greci così riuscirono a sopravvivere .Come risultato agli attacchi dei barbari e della peste nera che veniva dall'est, la grande illiria iniziò a rimpicciolirsi. Gli abitanti dell''illiria dell'impero iniziarono a spostarsi verso l'interno del paese e trovarono salvezza e sopravissero nei monti dell'illiria del sud (l'attuale Albania e Kosovo). In mezzo alle montagne dell'Albania i popoli illiri che sopravvissero all'apocalisse barbara, così come avrebbero fatto anche secoli dopo con l'invasione turca, con l'aiuto degli eserciti imperatori i quali in questo periodo rappresentavano i reparti più consistenti, fermarono le ondate sucessive barbare e successivamente slave e in questo modo anche la fine dell'impero bizantino. Intanto gli slavi erano riusciti a occupare in maggioranza nella grecia distrutta. Questa grande espansione degli slavi in grecia lo testimoniano molte delle croniche bizantine. Per esempio Teofan mostra che nel tempo di Irenes(782-783) patrizi Staurak fù mandato a combattere contro gli slavi in selanik e in grecia e gli obbligò a pagare tasse. Ma queste vittorie erano momentanee e gli slavi diventavano sempre più potenti. Così secondo le parole dell'imperatore bizantino Costandino VII (912-959) “tutti i posti, quindi tutta la penisola greca era diventata barbara”. In relazione a questo problema lo stesso imperatore racconta una storia. Quando un uomo dal peloponneso iniziò a parlare della sua origine ellena, il grande filosofo Eufenau lo derise con queste parole, “Fai davvero bene a vantarti della tua origine ellena, anche perche nei tuoi gesti noto l'odore slavo”.

Proprio per questo motivo l'impero ha pensato che per fermare la slavizzazione completa della grecia di permettere l'immigrazione dei cittadini illiri dell'impero nella Grecia del sud fino al peloponneso. In effetti abitanti illiri e greci dell'impero li accomunavano molte cose in comune che li contraddistinguevano dagli slavi, accomunanze politiche e storiche come abitanti dello stesso impero all'inizio romano poi bizantino, culturali basati nella leggera espansione della cultura ellenica, e infine legame dove avevano le stesse credenze antiche e quelle moderne cristiane. Questa alleanza e collaborazione tra i 2 popoli si fece notare anche quando Mihal Angelo Komnio forma despotatin (despotato) della grecia nella grecia centrale e in alleanza con gli fondatori arberesh (arvanitas) del peloponneso come Luan zguro e con Dhemeter fondatore del despotato di arberia prova a contrapporsi all'invasioine dei franki. Storici greci come Kordati non hanno opinioni buone per il greco Mihal Komnio e neanche per l'arberesh Luan Zguro per il motivo che il primo creò il despotato della grecia dividento esso dal cosidetto impero di Nikeas che era il successivo della politica dell'impero bizantino dopo la caduta di costantinopoli nelle mani dei franki e per l'altra ragione perchè uccise il vescovo Mitropolitin di Corinthit. Ma tutti questi 3 fondatori vollero fare le battaglie e fare la loro politica in grecia e in albania (arberia) provando a discostarsi dalla politica di costantinopoli e dell'impero bizantino. Per questo motivo Mihal Angelo Comneo chiamò il suo stato despotati della grecia e in effetti come scrive dott. Jorgo Haxidhaqis “la ragione ellena era straniera per i bizantini fino al tempo dei Komni e solo dopo di loro essa diventò un po più forte” (revista Evdhomas 1884). La chiesa ortodossa odiava Luan Zguron per come si era comportato avendo provato a soffocare un vescovo (mitropolit) mettendo così in mostra l'indifferenza tra la chiesa bizantina che si occupava (così anche come oggi) di politica al posto di occuparsi di religione.

Ma il suo comportamento sarebbe significato il desiderio di ritornare nelle credenze antiche ellene che ancora non era morto e avrebbe spiegato la sua sopravvivenza con le lezioni del filosofo Gemisto Pletone, Giorgio (Costantinopoli 1355 ca – Mistra, Sparta, 1452), il quale sarebbe diventato il diffusore della filosofia antica in europa distruggendo la nascita dell'eopca del rinascimento europeo. Per Luan Zguron, P.Karolidhi nella parte V di “Storia del popolo greco” dice che il suo cognome “Zgura” è albanese. Tempo dopo questo cognome viene ripetuto su Mauricio Bua Zgura oppure Scura come dice Halkondili. Dal nome Zguro (in greco Sguro) e dalla pronuncia in greco sgurae dice karolinthi viene il nome Sciro che troviamo negli albanesi (Arberesh e Arvaniti) della Sicilia. Ma Luan Zguro non è stato il solo fondatore di origine arberesh (arvanita) o illiro nel periodo dell'occupazione franca, una serie di famiglie con la stessa origine giocano un ruolo molto importante nella storia della grecia, queste erano Vranaj, Dhoksa, Boxharet etj etj. Ti assicuro che anche oggi puoi trovare in albania molte famiglie che hanno questi cognomi, per questo basta che controlli il libro dei numeri di telefono della repubblica di albania, e sono sia di credenza cristiana, ortodossa o cattolica o anche musulmani perchè per gli albanesi di oggi come anche quelli di un tempo (riucorda Luan Zguron) non ha importanza la religione ma Dio.

Quanto fosse stata grande l'espansione degli arberesh (arvanitas) in grecia lo capiamo dalla lettera di Mihal Akominatos di Honia il mitropolit (vescovo) di atene intorno agli anni 1180. Lui considerava la sua mandata in atene una punizione. Atene si era ridotta in povertà, nulla di simile rispetto alla fama dell'antica Atene, e dice:

“Questa gente non rispettano la chiesa cristiana, qui io mi sento uno straniero perchè queste persone (atenesi) parlano una lingua sconosciuta”

Ma qual'era questa lingua sconosciuta parlata ad atene nel 1180?

Non poteva essere il greco popolare (non quella ufficiale) che poteva essere capita da Mitropolit, così come non poteva essere lo slavo oppure il serbo perchè tutte e 2 queste lingue avevano il loro alfabeto ed erano lingue ufficiali degli stati slaviche di sicuro mitropolit conosceva bene e avrebbe capito se queste personne avessero parlato il bulgaro oppure serbo, e per lo stesso motivo non poteva neanche essere il latino. Questa lingua sconosciuta che parlavano i contadini di Atene non poteva essere altro ch l'albanese oppure la lingua arvanita che era sconoosciuta a Mitropolit perchè non era lingua ufficiale di nessun stato e non aveva un alfabeto ufficiale conosciuto. Gli arvaniti del secolo XI avrebbero seguito gli arvaniti che si sarebbero sparsi in grecia nei secoli XIII-XIV e XV e avrebbero liberato completamente essa dagli slavi. I primi segni li troviamo nella Tessaglia negli anni 1295, anni nei quali era dimenticato il suo nome antico ed era chiamata Vllahi oppure Vllahia grande. I Vllehiani si lamentarono con il governatore del'impero per la tessaglia per gli attacchi degli albanesi e lui li promette con queste parole: “non lascerò che abiti nella tessaglia nessun albanese apparte quelli che hanno il permesso con i timbro e art dell'impero”. Ma in alleanza con i cittadini greci della tessaglia gli albanesi in poco tempo allontanarono i vllahi dalla tessaglia e quelli che rimasero crearono alcune campagne nei monti di Pindo. Poco tempo più tardi altri arvaniti arrivarono nella tessaglia e si sparsero nelle zone montane. Una prova di questo, è Kadakuzhini nel 1333 dove si dice “stanno nell'impero della tessaglia, nella tessaglia montanara, arberesh senza re, Mallakase, Buej e i Mesarit, comandati dai capi dei gruppi sono circa 12000 persone”.

Questi arberesh (arvaniti) secondo Kordatit si legarono con l'impero Androniku III ed entrarono al suo servizio come combattenti. Esiste anche una prova di Vendikasit Marin Sanuto che scrisse nell'anno 1325. ecco cosa scrive: “Dio ha portato questa arma nel nostro posto tranquillo di Vllahise (Il nome della tessaglia in questo periodo era stato dimenticato). Il cosidetti arberesh sono riusciti a conquistare tutto quello che si trova fuori dai castelli. I Catalani e i greci(bizantini) hanno fatto un'alleanza per batterli in battaglia ma non hanno avuto successo. Alla fine scrive che loro (arberesh) decidono di allontanarsi per loro volontà ma gli altri arberesh che stavano arrivando gli chiedono.. Dove state andando? Stiamo tornando indietro perchè non riusciamo a conquistare i castelli - gli risposero – Non andate via perchè stiamo arrivando anche noi e vi aiuteremo a conquistare, gli risposero i primi. Così tutti insieme conquistarono tutta la Tessaglia.”

Così è successo che la tessaglia riavesse con l'aiuto degli arberesh il suo nome antico. Solo dopo alcuni anni gli arberesh (arvaniti) della tessaglia la avrebbero difesa come se fosse stato il loro posto. Nel 1318 combattono contro Don Alfonso Feadrigon di Tebe il fondatore dell'esercito Katalano, Nel 1335-1340 si ribellarono all'espansione bizantina e questa voglia di indipendenza dalle conquiste dell'est bizantini era una continuazione del loro causa politica e spirituale che li spinse nell'alleanza con i greci di Mihal Komninit e Luan Zguris contro la politica dell'impero di Nikeas. Esempi simili della espansione degli arberesh in tutta la grecia che troviamo nelle cronache del tempo sono molti. Così nel 1383 gli arberesh si sparsero a Bioti, con la richiesta del capo di Tebe Ramon De Vilanova. Ma in questo periodo un gruppo di arberesh prendono il permesso di abitare in Atik e si sparsero intorno all'acropoli e nella parte meridionale di Atene. Nell'anno 1402 abbiamo una concessione del senato di Venedikt per 300 famiglie arberesh di abitare in Eube. La cosa particolare di tutti questi documenti è che in tutti questi casi gli arberesh si insediano in grecia con il desiderio e la concessione delle autorità locali e mettevano a loro disposizione delle autorità la loro bravura nei combattimenti. Ma perchè le autorità preferivano gli arberesh per i loro eserciti anziché reparti slavi o turchi che erano altrettanto conosciuti per la bravura in guerra?

La risposta sembra solo una, la prima popolazione arberesh della grecia accettava pienamente l'insediamento nelle loro terre delle persone che parlavano la loro stessa lingua come anche questi, cosa che non sarebbe successa se quelli che venivano fossero stati turchi oppure slavi. Gli Arberesh (Arvanitas) del secolo XV si unirono con la popolazione dei greci antichi e con gli arberesh che erano arrivati in grecia tra i secoli VI-VIII e questo accomunamento spirituale si vide quando gli eserciti turchi andarono in grecia. Così quando i due fratelli dell'ultimo impero dell'impero bizantino, Kostandin Paleologut spaventati dall'espansione di Kostantinopoli si preparavano a vendere il peloponneso e di allontanarsi in Italia, il popolo arvanita della grecia e i greci antichi lottarono fino alla fine per fermare l'avanzata turca. Gli storici moderni greci puntano a difendere la tesi che questi parlatori della lingua albanese che arrivarono in grecia nei secoli VIII-XV scomparvero per il motivo che anche se erano migliaia morirono nelle battaglie contro gli slavi oppure i turchi.

Ma perchè è affermata questa tesi dagli storici moderni greci? Per quale motivo è indispensabile ufficializzare che gli arberesh del secolo VIII-XV scomparvero?

Il fine è chiaramente politico, e la politica non è mai stata alleata della verità. Ma allora, se gli arvaniti del secoli VIII-XV scomparvero, chi erano gli arvaniti di Aticobiotise, Lorkides di Eubese, delle isole di Saronikut, di Hidres and Speceve, di Argolidhes e di Korinthit, di Akaise e Mesines? Cosa erano e sono gli arvaniti della grecia del nord? Sono greci albanizzati, è la risposta degli storici greci. Ma anche se non credibile questa risposta è lostesso più onorevole di alcune affermazioni che non esiste nessuna lingua arvanitas diversa dalla lingua greca. Ma perchè tutto questo impegno per eliminare dalla storia della grecia, gli arberesh che parlavano albanese dei secoli VIII-XV?

Molto semplice, perchè gli eroi arvaniti della rivoluzione greca del 1821 dovevano sembrare da parlatori della lingua albanese a parlatori della lingua greca. Ma essendo che questo era impossibile perchè di quel periodo esistono molte prove scritte che parlano dell'identità e della lingua che parlavano molti di questi eroi arvanitas allora si affermò la teoria secondo la quale queste persone realmente parlavano un dialetto della lingua albanese (la lingua arvanitas) ma erano greci albanizzati. Motivo di questo era l'analfabetizzazione, ed essendo che la lingua albanese era più facile della lingua greca allora molti greci analfabeti (come se gli albanesi erano meno analfabeti) per motivi pratici impararono a parlare albanese!

Ma sembra che neanche questa versione della storia non sia piaciuta agli storici greci moderni e allora pensarono di cancellare completamente dai testi la nazione Arvanitas. Se la parola Arvanitas fosse scomparsa dai libri di storia allora non sarebbe nato neanche il bisogno delle discussioni delicate di un popolo arvanitas nella grecia o di una lingua arvanitas che era diversa dal greco moderno. Dico greco moderno perchè come mostrano i dizionari della lingua arvanitas cominciando da quello scritto da uno degli eroi della rivoluzione greca, Marko Bocari, quella (la lingua arvanitas) è molto simile alla lingua greca omerica. Ma perchè si diedero così tanto da fare gli storici moderni greci per cambiare l'identità e la lingua arvanitas e sucessivamente di cancellare completamente il loro nome dai libri di storia? La risposta è semplice!

Perchè 90 di 100 eroi della rivoluzione greca erano arvaniti!

Nel 23 agosto 1821 DH. Ipsilianti manda ai combattenti della rivoluzione greca, arvanitas mysliman e cristiani e a quelli albanesi una lettera di ringraziamento per le prime vittorie contro i turchi. Tra le altre, c'era scritto:

“Uomini, combattenti fedeli, ai comandanti Ago Vasjari, Ceko Bej, Myrto Cali, Tahir Abazi, Sulejman Meto, e gli altri toski. Voi Toske (Albanesi del nord) non avete origine dagli orientali (asiatici) codardi e neanche dagli slavi senza fama, siete i discendenti degli eroi dai quali anche noi proveniamo e il vostro nome rimarrà senza dubbio famoso e rispettato in tuutti i regni del mondo. Voi siete stati con noi nelle battaglie per la libertà...” (M.llambrinidhi. “I allavani en eladha” pagina 86). Ma Ipsilanti si sbagliava, gli arvaniti musulmani e cristiani ma anche quelli dell'albania del sud che lottarono per la libertà della grecia, gli orientali arrivati dall'asia (cristiani ortodossi dell'asia minore ai quali bastava la religione che avevano per chiamarli greci) e gli slavi gli avrebbero rubato tutto, anche il nome.

A dire il vero il desiderio di fare scomparire il ruolo indispensabile che gli arvaniti ebbero nella rivoluzione greca nacque fuori dai confini della grecia. L'idea della creazione di uno stato greco negli inizi del secolo XIX si espanse in tutta europa acculturata, attratta dalla cultura antica greca e dei suoi filosofi. La terra che aveva fatto nascere Homero, Sokrate, Demokriti, Platone, Aristotele,.... meritava di essere libera. Gli aiuti per la rivoluzione greca si avevano in tutta europa. Ma dopo la vittoria della rivoluzione greca gli europei si trovarono di fronte a un grande imprevisto.

Una grande parte degli abitanti della grecia non parlavano greco! Questo l'avrebbe affermato anche il re della grecia George I quale avrebbe detto “Gli arvaniti rappresentano la maggioranza del nostro popolo”. Proprio in questo periodo un linguista tedesco disse con ironia “Provarono a formare una grecia antica ma crearono una albania nuova”. Se in grecia tra i combattenti della rivoluzione, gli arvaniti erano la maggior parte allora in qualsiasi modo questo rapporto doveva essere cambiato. Per arrivare a questo obiettivo si cerco di iniziare dalla parte delle scuole greche dove la sola lingua che si insegnava era il greco (l'albanese ancora non aveva un alfabeto ufficiale per la scrittura della sua lingua e la chiesa ortodossa fece tutto il possibile per fare in modo che questo alfabeto non nascesse mai usando anche la maledizione pubblica, oppure la non-chiesa per quegli albanesi che provavano a imparare a scrivere la loro lingua).

E in altra parte con l'inserimento in grecia di altre popolazioni ortodosse (e per questo motivo erano chiamati greci!) dall'asia minore o da Vllahia. Subito dopo la vittoria della rivoluzione iniziarono gli spostamenti di molti ortodossi dall'asia minore verso la grecia libera arrivando al punto che in grecia si stabilirono 1'500'000 abitanti ortodossi arrivati dall'asia minore, gli arvaniti si ritornarono in minoranza in grecia per la libertà per la quale avevano lottato. Certo, questi greci “nuovi” (parlavano davvero greco, ma erano veramente tali?) gli sembrava inacettabile l'idea che gli arvaniti gli avevano dato alla grecia la libertà. Per loro si vedeva solo una alternativa ! Il ricordo degli arvaniti doveva scomparire dalla storia della grecia. Loro (gli arvaniti) non dovevano esistere e neanche la loro lingua maledetta!

Ma la verità e i fatti parlano in modo diverso!

Nel 1897 si crea in grecia il partito col nome “Lega Arvanita” con capo Marko DH. NOTI Boçari e ne facevano parte tutti i discendenti degli eroi della rivoluzione greca del 1821. Questa lega manda una lettera anche agli albanesi dopo i confini che ancora erano sotto dominazione turca. Si vedeva scritto:

“fratelli, per quanto ci possa dividere il posto e la religione dobbiamo dimenticare i problemi fin dove ci hanno portato i turchi e la religione. Molte cose accomunano il popolo greco e quello albanese. Il greco, prima di diventare tale era albanese, quindi pelasgico. Greco significa albanese civilizzato.”

La lettera era firmata da M.N.Boçari, Xhavela e Shehu. Con questa lettera gli eroi della rivoluzione greca che erano ancora vivi e i loro eredi chiamano gli albanesi musulmani “fratelli di una sola lingua” accettando così anche la loro origine. Di questo parla anche un altro frammento della storia degli arvaniti...

Durante i funerali di Marko Bocari, dopo la liberazione della grecia, Mitropolit di Artes Porifirio chiama Marko Bocarin, fondatore arvanitas, della grecia. Il re nuovo Othoni lo guarda con stupore a Mitropolit (vescovo). Vedendo lo stupore del re Mitropolit gli dice: “Si, re, l'albania ha fatto nascere il fondatore del tuo posto!” (leondios lendiu “caso albanese” 1897 pagina 45-47.) Ma così come Marko Bocari erano la maggior parte degli eroi della rivoluzione greca come Xhavella, Miaulis, Konduriotis, Kollokotroni, Ali Farmaqi, Odise Andruco, Heroina grande Bubulina. Cosa spetta allora agli arvaniti dalla grecia? Orgo Maruga (studioso greco) nel suo libro “il contributo degli arvaniti di efsines” risponde: “la libertà”

Erano arvaniti anche i primi tre membri della commissione che consegnarono la corona reale della grecia al re Othon e questi erano, Andrea Mialuli, Marko Bocari e Dhimiter Plaputa. Non continuo oltre col parlare del ruolo decisivo che hanno avuto gli arvaniti per la nascita dello stato greco, per questo si potrebbero scrivere migliaia di pagine e neanche questo basterebbe.

Ci chiedono se esiste una lingua arvanita (diversa da quella greca) ?

Confrontando con questa domanda le idee fallite di molti storici greci moderni secondo i quali gli arvaniti erano greci albanizzati o peggio, che loro avevano come lingua madre il greco. Nell'anno 1809 un ragazzo di 19 anni da al consigliere francese a Janine Pouqueville, un dizionario scritto da lui forse per il desiderio di aiutare il consigliere che desiderava imparare la lingua arvanita. Questo ragazzo di 19 anni sarebbe stato un'eroe che sarà nella rivoluzione greca, Marko Bocari. Nel maggio dell'anno 1819 il consigliere francese dà il dizionario di Bocari con il titolo “Dizionario dal greco dell'arvanito semplice” alla biblioteca nazionale francese. Marko non era senza-scuola, visto che aveva studiato nell'università di korfuz che è anche conosciuta come !”akademia e jonit”. E di sicuro conosceva bene il greco antico e quello moderno ma comunque questa non era la sua lingua madre, e questo si capisce molto chiaramente dando un'occhiata al dizionario scritto da lui.

Mentre le parole in albanese erano scritte correttamente e senza errori, in quelle greche si notano molti errori, e questo con la massima certezza non sarebbe successo se il greco fosse stata la sua lingua madre. Ma se gli arvaniti parlavano greco, allora perchè sarebbe nato il bisogno di scrivere un dizionario greco-arvanito?

Se si nota il dizionario di Marko Bocari che successivamente avrebbe sparso sangue e avrebbe dato la vita per regalare la libertà alla Grecia, si intuisce subito che da una parte che la lingua arvanita e il greco erano due lingue diverse, e dall'altra parte che la lingua arvanita e quella albanese sono una sola lingua.

Ma perchè Marko Bocari scrisse questo dizionario?

I giorni delle unioni anti-turche si avvicinavano! Ma perchè questa alleanza avesse avuto successo, tutti gli abitanti della Grecia arvanita e greci dovevano essere un'unico popolo anche se parlavano due lingue diverse. Di sicuro diverse, ma attenzione, non straniere l'una dall'altra! Nella grecia della pre-rivoluzione e in quella dei primi anni dell'esistenza del primo stato greco, gli arvaniti in maniera naturale parlavano greco e con la stessa naturalità anche i greci parlavano la lingua arvanita. I facenti parte della rivoluzione greca avevano sognato di costruire uno stato libero decisamente diverso dallo stato prigione dell'impero turco, nel quale come i greci e anche albanesi avevano sofferto insieme. Ma insieme tutti e due i popoli e le due lingue avrebbero lottato per la libertà della grecia e dovevano costruire le basi per il nuovo stato. Ma questo è rimasto solo un sogno! I banchieri cristiani asiatici (armeni ebrei parlatori di greco, per questo motivo chiamarono se stessi greci dopo la vittoria della rivoluzione) del sultano misero le loro mani nella grecia libera (senza lottare o dare contributi per la libertà di essa) che aveva vinto l'indipendenza dalla forza dei sogni dei rivoluzionari facendo essa loro proprietà privata e trasformarono lo stato greco in una copia venuta male dello stato fondamentalista e autocratico turco. Marko idealista come tutti i rivoluzionari era un adoratore della libertà e di sicuro non immaginava che solo qualche decina di anni dopo la sua morte agli arvaniti sarebbe stato rubato la libertà della lingua e quella dell'esistenza. Prove abbondanti dell'esistenza della lingua arvanita li trovi anche in molti documenti e lettere degli eroi della rivoluzione greca, ma un documento molto decisivo della lingua arvanita dopo il dizionario di M.Bocari che prova completamente che la lingua arvanita era diversa da quella greca e tutt'una con l'albanese è il libro intitolato “NOCTES PELASGICAE”, pubblicato ad Atene nel'anno 1855 da un certo “KARL HAINRICH THEODOR REINHOLD. Ma chi era questo reinhold?

Karl Reinhold era un medico da Getingeni, nel nord della germania e venne in grecia insieme al primo re della grecia indipendente OTTON della Bavaria per aiutarlo per la creazione del nuovo stato. Karl Reinhold nello stato nuovo greco ebbe il compito del capo-medico della flotta navale, ebbe l'opportunità di conoscere molti arvaniti che quella volta componevano la maggioranza della flotta navale greca. Interessato da questa lingua che non aveva mai sentito Reinhold iniziò a voler imparare la lingua arvanita e scriveva in questa lingua tutti i vari avvenimenti, storie o barzellette che marinai e suoi amici gli raccontavano. Secondo Reinhold la lingua arvanita era la lingua dei pelasgi mitologici, la lingua dalla quale era nato lo stesso greco antico. Anche se scritto quasi 200 anni fa ti assicuro che ogni albanese ti oggi può comprendere facilmente i testi di Reinhold scritti in lingua arvanita.

Perchè se gli arvaniti essendo albanesi lottarono per la grecia?

La risposta a questa domanda è molto semplice! Perchè la grecia per gli arvaniti come anche per i greci che abitavano in grecia era il loro posto! (credo che la storia del popolo arvanita in grecia la quale ho provato a riassumere qui sopra prova questo).

Perchè gli arvaniti lasciarono perdere la loro discendenza arvanita?

Dopo l'ondata degli ortodossi asiatici in grecia (i quali erano di discendenza egiziana, israelita, siriana etj etj), gli arvaniti che avevano lottato per la libertà della grecia inaspettatamente si trovarono in minoranza e la maggioranza asiatica la quale non aveva sparso nessuna goccia di sangue per la rivoluzionne greca e che non potevano accettare che dovevano la libertà agli arvaniti parlatori di albanese, decise in grecia le regole secondo le quali in grecia non esisteva nessun'altro popolo apparte quello greco (cristiano ortodosso) e non esisteva nessun'altra lingua tranne il greco asiatico che in realtà era molto differente dal greco che parlavano gli stessi greci che abitavano in grecia prima della rivoluzione. La sola strada per sopravvivere questa situazione per gli arvaniti (gli eroi della rivoluzione greca e i loro successori) restava nascondere la loro origine. Ma di sicuro che tempi nuovi sono arrivati, e l'etnia delle montagne dell'albania e della grecia che ha vinto molte volte sugli asiatici come diceva alessandro il grande e come scriveva Ipsilanti ai comandanti albanesi e arvaniti della rivoluzione Greca, non è morta. Essa è viva e forte! Gli arvaniti, anche se la violenza contro la loro lingua e la loro storia va avanti, hanno iniziato a unirsi, a scrivere libri e mostrare di fronte a tutta la grecia la loro fierezza legale per la lingua e i loro discendenti. Non parliamo del contributo che l'albania ha dato al mondo visto che il tema della discussione si allargherebbe molto, e concentriamoci sul contributo che il popolo albanese ha regalato alla grecia. Dico regalato perchè il popolo albanese, mai e nessuna volta ha voluto per il suo regalo, per il sangue sparso per la libertà della grecia, neanche un ricambio morale!

Non desidero citare nuovamente il contributo degli arvaniti parlatori di abanese nella nascita della Grecia nuova e indipendente dopo che per questo argomento penso di avere dato molti fatti sui quali bisognerebbe riflettere di più sfogliando pagine di libri e non affidandosi su risorse internet. La rivoluzione greca non avrebbe vinto se non avesse avuto la mano di Ali Pash Tepelen. Lo stato autonomo che creò questo pasha dall'albania del sud diventò il posto dove trovarono protezione e vennero educati in ambito militare molti degli eroi della successiva rivoluzione greca, quelli di credenza musulmana così come anche quelli di credenza cristiana. Come una volta Mihal Angelo Komnio, Ali Pash Tepelena sognò di creare un'alleanza anti-turca (anti-istanbull come komnio volle creare una alleanza anti-costantinopol) nei quali c'erano gli albanesi dell'albania e gli arvaniti e i greci della grecia cercando di trovare appoggio nella diplomazia inglese all'inizio e quella francese successivamente.

Quindi nella diplomazia dello stato occidentale in contrasto dagli ortodossi asiatici che cercavano la salvezza negli slavi e l'impero russo che così come la turchia era una prigione di popoli. Quì sopra ho citato la lettera di ringraziamento che Ipsiliant inviò ai partecipanti della rivoluzione, arvaniti e albanesi musulmani e cristiani per fargli gli auguri per le prime vittorie contro i turchi. Era lo stesso Ipsiliant (ufficiale dell'esercito russo con origini greche (ortodosse) dal la parte Fanar di Istanbull) che aiutò la rivoluzione greca organizzando una rivolta anti-turca in Romania.

Ma il suo sforzò fu bloccato dopo che i rumeni odiavano i cosidetti greci di Istanbull visto che questi erano i banchieri che riscuotevano le tasse in romania nel nome del sultano. Dopo il blocco della rivolta di Ipsilant in Romania, Ali Pash Tepelena si ritrovò solo davanti l'avanzata dell'esercito turco. Ma anche se la rivoltà di Ali Pasha tepelen finì nel sangue, essa aiutò (tenendo bloccato per alcuni anni l'esercito imperiale) la rivoluzione greca ad avere le prime vittorie. Qualcuno (incredibilmente) ha parlato di un aiuto (immaginario) che ha avuto la rivoluzione greca dai fratelli serbi! Mi dispiace contraddire ma il solo aiuto e principale la rivoluzione greca non l'ha avuto da nessun'altro popolo dei balcani tranne quello albanese!

La storia greca cerca di nascondere questo ruolo albanese nella rivoluzione greca citando il ruolo degli albanesi nell'esercito turco anti-rivoluzionario! Non dimentichiamo che in questo periodo l'albania era parte dell'impero turco ed era naturale che molti albanesi ne facevano parte con gradi diversi in questo esercito. Ma questo fatto non gioca nessuna differenza davanti al ruolo degli arvaniti e dello stato albanese di ali pasha tepelena che fù la base che alimentò la rivoluzione e i rivoluzionari greci.

E' ridicola l'accusa la quale gli albanesi insieme agli italiani attaccarono la grecia nella seconda guerra mondiale visto che l'albania dal 7 aprile 1939 era occupata dall'italia di mussolini. Così come è ridicolo il fatto che lo stato greco anche se ha firmato molti trattati di amicizia con l'albania ancora ha in mano la legge della guerra con l'albania intanto che ha tolto la legge della guerra con l'italia dall'anno 1946. Certamente è chiaro che il mantenimento della legge di guerra con l'albania non ha nessun motivo storico o politico ma è semplicemente la continuazione del movimento anti-albanese e anti-arvanita dei segmenti asiatici-ortodossi che hanno imprigionato la grecia nella prigione delle loro politiche fondamentaliste. Ma questo comportamento moderno dello stato greco contro il popolo albanese non è altro che la continuazione del movimento asiatico-ortodosso che inizio con la violenza morale contro gli arvaniti e continuò con la violenza politica militare e criminale contro gli albanesi nell'epiro albanese e quelli nell'albania del sud. Per i risultati vergognosi e criminali di questo comportamento dello stato greco (attenzione, stato greco, non popolo greco!) a scapito degli albanesi c'e' molto da dire e ci sono molti documenti storici (documenti storici e non risorse internet). Proprio da questo movimento asiatico ortodosso e anti-arvanita e anti-albanese arriva anche la simpatia e apprezzamento di molti greci accecati dalla demagogia crisitana per i fratelli slavo-serbi e per il criminale anti-albanese Sllobodan Milloshevic. Molti greci insieme ai rappresentanti della chiesa greca erano in mano ai criminali serbi della guerra durante il massacri che questi fecero in bosnia come quella malfamata della Serbenica.

Dato che ci sono, suggerisco di leggere il libro del giornalista greco Takis Mikas (un'altro nemico della grecia?) con il titolo “Grecia e Serbia, alleanza maledetta con Milloshevic”.


preso da http://www.thelosttruth.altervista.org/

Gli Arvaniti

Gli Arvaniti sono una popolazione di lingua albanese e prevalentemente di religione cristiana ortodossa stanziata nel nord della Grecia, regione dell'Epiro (Epir in albanese). Questa popolazione ha radici fin dai tempi delle guerre tra città greche. È una popolazione autoctona e vive in tutta la Grecia particolarmente nella capitale e nel Peloponneso. Parte di questa popolazione è emigrata in Italia (in Magna Grecia).

L'arvanitico rappresenta un dialetto albanese, probabilmente molto simile ad un ipotetico proto-albanese comune, con forti influssi dalla lingua greca, appartenente al sottogruppo "tosco". Gli Arvaniti non hanno tuttavia ottenuto dallo stato greco lo status di minoranza linguistica riconosciuta come in Italia.

Nel XVIII secolo, la comunità arvanitica raggiunse una certa autonomia con il patriarcato di Ioannina.

Cressce il traffico marittimo Bari - Albania

Il punto di forza nel traffico con l'Albania

BARI - ''I punti di forza del porto di Bari continuano a essere i traffici con l’Albania che, nel 2008, hanno registrato incrementi in tutti i segmenti: passeggeri (+3%), auto (+8,50%), bus (+23,09%), camion e semirimorchi (+8,50%); il traffico per l’Albania è il 34,7% dell’intero traffico passeggeri da Bari e il 56,7% delle auto”. Sono alcuni dei dati sull'attività del porto di Bari nel 2008, diffusi stamane dall’Autorità portuale del Levante secondo la quale Bari può essere “considerata a pieno titolo il porto d’Europa per l’Albania”.

In linea generale, il movimento dei passeggeri ha registrato un incremento del 3,73 per cento, con un totale di 1.846.408 persone in movimento. Per quanto riguarda i traffici da e per la Grecia, si sono registrati decrementi del 12,12 per cento nelle auto, “omogeneo al dato dei passeggeri” diminuiti del 10,12 per cento, e un decremento dei tir pari al 6,21 per cento. Quest’ultimo è compensato dal dato relativo all’aumento del 32,53 per cento dei semirimorchi. La crisi economica non ha toccato in maniera importante il traffico commerciale legato alla modalità 'ro-ro ferry': a un calo dei tir-camion pari al 4 per cento, ha corrisposto una crescita della movimentazione dei semirimorchi (più 25 per cento). Un altro punto dei forza per Bari, è il traffico crocieristico, cresciuto del 30 per cento. Allo sviluppo di questo settore ha contribuito il completamento della Darsena di Ponente, che, con l’installazione del nuovo parco boe, entro il prossimo 4 maggio, permetterà il contemporaneo ormeggio di tre traghetti per la Grecia e di una grande nave da crociera. Cresciuto, del 35,87 per cento, anche il traffico 'home-port'. Nonostante il dato complessivo del settore commerciale abbia registrato una flessione dell’8,31 per cento, resta positiva la tenuta delle merci 'variè su rotabili, contro un calo delle rinfuse, a partire dalle granaglie, del 27,7 per cento.

7/3/2009
fonte : http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/

Gli antichi albanesi d'Italia

Con il termine Arbëreshë o Arbereschi si definisce una popolazione di lingua albanese che vive nell'Italia meridionale. Essi si stanziarono in Italia tra il XV e il XVIII secolo dopo la morte dell'eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Skanderbeg. Nel corso dei secoli gli arbëreshë sono riusciti a mantenere e a sviluppare la propria identità albanese, grazie anche al ruolo culturale esercitato dai due Istituti religiosi di rito orientale, con sede in Calabria (Il Collegio Corsini (1732) e poi Corsini-S.Adriano (1794) in Calabria e in Sicilia (Seminario greco-albanese di Palermo (1735) poi trasferito a Piana degli Albanesi (1945). La gran parte delle cinquanta comunità arbëreshe conservano ancora il rito greco-bizantino. Esse fanno capo a due Eparchie (Diocesi orientali): quella di Lungro, per gli italo-albanesi dell'Italia meridionale e quella di Piana degli Albanesi, per gli italo-albanesi di Sicilia. Nel corso dei secoli, a causa delle pressioni della Chiesa cattolica locale, una parte delle comunità arbereshe è passata al rito latino (es.Spezzano Albanese). Per definire la loro "nazione" sparsa usano il termine Arbëria. Le emigrazioni dall'Albania all'Italia e in Sicilia cominciarono dal XV secolo, vi sono infatti comunità significative di albanesi dal Kosovo negli insediamenti arbëreshë. LINGUA La minoranza arbereshe è stata riconosciuta dallo Stato italiano in base alla legge-quadro n.482 del 15.12.1999, che porta la firma, tra gli altri, dell'on. Felice Besostri e dell'on. Mario Brunetti (quest'ultimo di origine arbereshe). La loro lingua (detta anche "arberesco") è una variante dell'albanese meridionale, notevolmente influenzata nel lessico dall'italiano e dai suoi dialetti, ed è da alcuni anni pienamente riconosciuta come lingua di minoranza nell'ambito delle amministrazioni locali e delle scuole dell'obbligo. Non esiste una struttura ufficiale politica, culturale e amministrativa che rappresenti la comunità arbëreshë. È da rilevare il ruolo di coordinamento istituzionale svolto in questi anni dalle Province del Meridione con presenza arbereshe, in primis quello della Provincia di Cosenza, che ha creato un apposito Assessorato alle Minoranze Linguistiche. Da sottolineare anche il ruolo di promozione scientifica della diversità linguistica e culturale arbereshe esercitato dalla cattedra albanologica dell' Università di Palermo, grazie all'impulso dato dal prof. Antonino Guzzetta, e dalla sezione di albanologia dell'Università della Calabria, quest'ultima creata nel 1975 dal prof. papas Francesco Solano. Ci sono alcune associazioni che cercano di proteggerne la cultura, in particolare nelle province di Cosenza, Palermo, Crotone, Potenza e Campobasso. La lingua degli Arbëreshë è usata in alcune radio private e in alcune riviste locali. Gli statuti regionali di Molise, Basilicata e Calabria fanno riferimento alla lingua e alla cultura arbëreshë, ma gli Arbëreshë pensano ancora che la loro cultura sia minacciata.

STORIA Prima della conquista da parte dell'impero ottomano tutti gli albanesi venivano chiamati Arbëreshë. Dopo che queste 300.000 persone sono emigrate e si sono stanziate in Italia, questi albanesi nativi dell'Italia hanno continuato ad usare il termine Arbëreshë mentre quelli che ancora vivevano in Albania si sono dati il nome di Shqiptarëve (si confronti la parola albanese Shqip, presente nel nome locale del paese e della lingua). Gli Arbëreshë, distribuiti in origine in Epiro e nei monti del Pindo, erano stanziati nell'odierna Grecia. Sono i discendenti della popolazione proto-albanese sparsa in tutti i Balcani occidentali (vedi Arvanitici). Tra l'XI e il XIV secolo le tribù arbëreshë si sono spostati in piccoli gruppi verso il sud della Grecia (Tessaglia, Corinto, Peloponneso, Attica) dove hanno fondato delle colonie. Le loro abilità in campo militare li ha fatti diventare i mercenari preferiti dei Serbi, dei Franchi, degli Aragonesi (spagnoli), degl'Italiani e dei Bizantini. L'invasione della Grecia da parte dei Turchi Ottomani nel XV secolo ha costretto molti Arbëreshë ad emigrare nelle isole sotto il controllo di Venezia e in Italia meridionale. Infatti, nel 1448, re Alfonso V d'Aragona, conosciuto come il Magnanimo (1396-1458), re di Napoli, chiese aiuto al suo alleato, il capo dell'Alleanza albanese Gjergj Kastrioti da Kruja, meglio conosciuto come Skanderbeg, per reprimere una ribellioni di baroni. Alfonso d'Aragona li ricompensò con delle terre in provincia di Catanzaro. Nel 1450 un'altra forza di Arbëreshë intervenne in Sicilia e si stanziò nei pressi di Palermo. Così gli Arbëreshë contribuirono alla creazione del Regno delle Due Sicilie. Durante il periodo della guerra di successione di Napoli, Ferdinando d'Aragona richiamò le forze Arbëreshë contro gli eserciti franco-italiani e Skanderbeg sbarcò nel 1461 a Brindisi. Dopo alcuni successi, gli Arbëreshë accettarono delle terre in Puglia, mentre Skanderbeg ritornò per organizzare la resistenza albanese contro i Turchi, che avevano occupato l'Albania tra il 1468 e il 1492. Parte della popolazione arbëreshë migrò in Italia meridionale, dove il re di Napoli offrì loro altri villaggi in Puglia, Calabria,Campania , Sicilia e Molise. L'ultima .. migratoria, tra il 1500 e il 1534, vede come protagonisti gli Arbëreshë della Grecia centrale. Impiegati come mercenari dalla Repubblica di Venezia, dovettero evacuare le colonie del Peloponneso con l'aiuto delle truppe di Carlo V, quando i Turchi avevano invaso la regione. Carlo Quinto stanziò queste truppe in Italia meridionale per rinforzare le difese contro la minaccia dei turchi invasori. Stanziatisi in villaggi isolati (che permise loro di mantenere inalterata la loro cultura fino al XX secolo), gli Arbëreshë sono sempre stati tradizionalmente soldati del regno di Napoli e della repubblica di Venezia, dalle guerre di religione fino all'invasione napoleonica. L'.. migratoria dall'Italia meridionale all'America negli anni tra il 1900 e il 1910 ha causato quasi un dimezzamento della popolazione dei villaggi arbëreshë e ha messo la popolazione a rischio di scomparsa culturale, nonostante l'inizio di una ripresa artistica e culturale nel XIX secolo. Le vie principali di molti paesi arbëreshë si chiamano Via Giorgio Castriota in onore di Skanderbeg.


La Calabria è la regione che vede la maggiore presenza di comunità arberesh, contando ancora circa 58.425 persone che parlano la lingua originaria su un totale di circa 88.319 appartenenti alla comunità italo - albanese. Importanti comunità arbereshe abitano in almeno 30 Comuni della Regione, in particolare in provincia di Cosenza. La comunità di origine albanese più numerosa è quella pugliese (113.088 persone ) anche se solo una piccola percentuale (12.816 persone, concentrate in provincia di Foggia, a Casalvecchio e Chieuti, e in provincia di Taranto a San Marzano) parlano ancora l'arberesh. Altre comunità si trovano in Sicilia (in particolare nell'area di Piana degli Albanesi, con 15.135 persone che parlano l'arberesh su un totale di 64.177, ma anche in altri paesi, come Palazzo Adriano ecc.), in Molise (13.877 su 25.051, nei Comuni di Campomarino, Ururi, Montecilfone e Portocannone), Basilicata (nei Comuni di S.Paolo Albanese, S.Costantino Albanese, Barile, Ginestra e Maschito, dove quasi tutti i membri della comunità parlano ancora l'arberesh, 8.132 su 9.072). Molto più piccole le comunità italo - albanesi della Campania (2.226 persone) e dell'Abruzzo (510). PAESI ALBANESI DELL'ITALIA Calabria Aquaformosa (CS) Castroregio (CS)Cavallerizzo (CS)Cerzeto (CS)Civita (CS) Caraffa di Catanzaro (CZ)Carfizzi (CZ)Eianina (CS)Falconara Albanese (CS)Farneta (CS)Firmo (CS)Frascineto (CS)Lungro (CS)Macchia Albanese (CS)Marri (CS)Plataci (CS) Pallagorio (CZ) San Basile (CS)San Benedetto Ullano (CS)San Caterina Albanese (CS)San Cosmo Albanese (CS)San Demetrio Corone (CS)San Giorgio Albanese (CS) San Nicola dell'Alto (CZ) San Martino di Finita (CS)Santa Sofia d'Epiro (CS)Spezzano Albanese (CS)Vacarizzo Albanese (CS) Basilicata Barile (PZ)Ginestra (PZ)Maschito (PZ)San Costantino Albanese (PZ)San Paolo Albanese (PZ) Sicilia Contessa Entellina (PA)Palazzo Adriano (PA)Piana degli Albanesi (PA)Santa Cristina Gela (PA) Puglia Casalvecchio di Puglia (FG)Chieuti (FG)San Marzano (TA) Campania Greci (AV)Ginestra degli Schiavoni (BN) Molise Campomarino (CB)Montecilfone (CB)Portocannone (CB)Ururi (CB) Abruzzo Villa badessa (PE)


I paesi arbëreshë hanno due nomi, uno italiano e uno albanese, con il quale gli abitanti conoscono il posto. Alcuni paesi hanno perso gli usi e i costumi albanesi, oltre che la lingua, altri sono scomparsi. Le comunità arbëreshë sono divise in numerose isole etniche nelle area dell'Italia centro-meridionale, anche se non in tutte è conservata la lingua madre

fonte: http://www.albgen.com

San Cosmo Albanese

Nel territorio dell’attuale comune di S. Cosmo preesisteva alla venuta degli albanesi un minuscolo agglomerato rurale (Santo Cosma) prima dipendente dal monastero basiliano dei SS. Cosma e Damiano (ubicato nel sito dell’attuale Santuario) e poi aggregato con esso nel XII secolo al monastero di S. Adriano (I. Mazziotti, Immigrazioni albanesi in Calabria nel XV secolo, Castrovillari 2004, p. 89)

La prima menzione del monastero basiliano dei SS. Cosma e Damiano (secondo il Rodotà si sarebbe trattato, almeno per un certo periodo, di un monastero femminile) si ha in una bolla di papa Urbano II che nel 1088 lo pone, con il monastero di S. Adriano, sotto la giurisdizione di Pietro III, abate benedettino di Cava dei Tirreni: Tibi igitur tuisque successoribus confirmamus in Calabria, in territorio Sancti Mauri, Monasterium Sancti Hadriani cum cellis suis; Monasterium Sanctorum Cosmae et Damiani….Vent’anni dopo esso dipendeva dalla badia di S. Adriano.

Profughi pervenuti nella Sibaritide nel 1470 diedero origine alle comunità albanesi di S. Demetrio, Macchia dell’Orto e S. Cosmo. Il 3 novembre 1471 fu redatto l’atto notarile delle capitolazioni tra l’Abate di S. Adriano e gli albanesi delle tre comunità, le cui vicende per secoli scorreranno parallele. Un’antica tradizione, convalidata anche dalle fonti documentarie, sostiene che per alcuni decenni gli abitanti di S. Cosmo abbiano convissuto con quelli di Vaccarizzo per poi emigrare nei pressi del Santuario. Si tratta evidentemente di un gruppo di albanesi che si aggiunse agli altri ivi già insediatisi, a cui si fa riferimento nelle capitolazione del 1471. Simili trasferimenti erano frequenti perché gli albanesi, in caso di soprusi o di altri gravi problemi, non esitavano a dar fuoco alle misere capanne in cui inizialmente vivevano. Un controesodo (sempre parziale) da S. Cosmo a Vaccarizzo si sarebbe verificato agli inizi del 600 per contrasti con l’abate commendatario Indaco Siscar.

Nella numerazione dei fuochi del 1543 S. Cosmo risulta composto da 53 fuochi e 186 abitanti (superiore a S. Demetrio centro: 51 fuochi e 168 abitanti, mentre Vaccarizzo conta ben 93 fuochi e 305 abitanti). Questi i cognomi registrati: Belluscia, Brescia, Buscia, Cartaro, Dramisi, Macrì, Minisci, Mosacchio, Pillora, Strigali, e il prevalente Tocci. Il prete si chiama Lazzaro Staura.

Grazie al duro lavoro di generazioni le terre un tempo incolte e quasi disabitate della Badia furono trasformate. Le colture, l’allevamento del bestiame e la regolazione dei corsi d’acqua mutarono radicalmente il paesaggio.

L’Abate di S. Adriano deteneva la giurisdizione civile e mista e riceveva numerosi tributi. Al barone laico era riservata la giurisdizione criminale e l’esazione di tributi supplementari. I primi baroni laici furono i Sanseverino, principi di Bisignano e baroni d’Acri. Ad essi seguirono Bernardino Milizia (1597), la famiglia Castriota (1638), di nuovo i Sanseverino (1732) e, infine, i Campagna di Tarsia (dal 1746 al 1806). Frequenti le contese tra abati e baroni. A farne le spese erano gli albanesi, sottoposti di fatto a un doppio giogo e costretti a reagire talora con la violenza, specialmente dopo che, agli inizi del sec. XVII, le pretese dei feudatari divennero sempre più esose.

La classe privilegiata era quella del clero (quasi sempre uxorato). Da un documento del 1732 si evince che i presunti nobili coronei godevano di esenzioni fiscali. Nel corso dei secoli si formò una piccola borghesia rurale (i bonatenenti) proprietaria di terreni, mulini, fornaci, frantoi, e conseguentemente datrice di lavoro alla classe dei braccianti. Non mancavano i coloni e gli artigiani, questi ultimi non di rado calabresi immigrati da Acri o dai casali cosentini.

Dal catasto onciario del 1754 risultano una decina di nobili (bulerë), tra cui tre sacerdoti, quarantatré massari, tredici pastori, nove artigiani, un chierico, un cieco, un soldato di campagna. Le case erano spesso costituite da una sola stanza. Infatti nella parlata locale shpi indica tanto la casa che la stanza.

Questi, all’epoca, i luoghi pii del paese: il Pio Monte dei SS. Cosma e Damiano e cinque Cappelle (dei santi domenicani Vincenzo Ferreri e Rosa da Lima, del Purgatorio, del S. Rosario, di S. Antonio, di S. Pietro).

Le colture più diffuse erano quelle dell’ulivo, della vite e del gelso.

Con la legge del 19 gennaio 1807 S. Cosmo diventa Università e con il regio decreto del 4 maggio 1811 Comune.

Le idee progressiste trovarono un attivo sostenitore in Alessandro Mauro, ricchissimo proprietario terriero, che non esitò a guidare i contadini all’occupazione delle terre comunali, preludendo al moto del 1950. Con lui prese parte alla rivoluzione del 1848 un gruppo di più di 30 sancosmitani. Altri volontari seguirono Garibaldi nell’impresa dei Mille. Nel Plebiscito del 21 ottobre 1860 su un totale di 148 votanti si contarono 144 sì e nessun voto contrario. Primo sindaco di nomina governativa (1861) fù Vinacci senior.

Le vicende successive scorrono analoghe a quelle di tanti paesini del Sud, svuotati dall’emigrazione e costretti a una strenua lotta quotidiana per la sopravvivenza.

sito web http://www.comune.sancosmoalbanese.cs.it

L'Albania e l'Albanesità.

La maggior parte degli albanesi si ritiene ateo
L'Albania è uscita da una delle più aspre dittature comuniste dove il dittatore Enver Hoxha impose l'ateismo di stato.
Si può dire con certezza che privare una popolazione della fede può considerarsi un crimine che è stato sottovalutato.
Dopo la caduta del comunismo nel 1991 la religione fu resa libera ma nonostante ciò la religione dominante per gli albanesi è l'Albanesità.
L'Albanesità è un miscuglio di cultura cristiana ,ottomana e dell'orgoglio albanese.
Sembra che col passare del tempo la religione cristiana stia fiorendo dopo essere stata sconfitta cinque secoli fà dall'impero ottomano.

Nonostante ciò vi sono comunità significative di ortodossi ,cristiani e musulmani

Storia dell'Albania

Nel II millennio a.C gli Illiri popolano costa Adriatiaca del penisola balcanica.Nel 1225 a.C muore il re Hyllus, il primo monarca illirico. Per arrivare al IV secolo a.C quando il regno illirico raggiunge il suo appice unendo tutti i territori Illirici. Nel II secolo a.C si svolgono le guerre con la Roma dove quest'ultima esce vincente e tiene sotto il suo dominio questi territori fino al 285 d.C. Dal 285 fino al V secolo rimane sotto dominio bisanzio. A causa di indebolimento di bisanzio questi territori fra il V e X subiscono le invasioni di Gotti, Slavi, Avari, Serbi e Bulgari, fino alla riconquista bisantina.Dal XI-XIII secolo c'e' un consolidamento del Bisanzio e nel anno 1081 si adotta il nome Albania.

Nel XIV secolo abbiamo la nascita dei principati Albanese, che a causo del espansione turca hanno avuta una vita breve. Il piu famoso e' il principato di Topia che vive dal 1358 fino al 1395. In questo periodo comincia anche il la guerra contro i turchi. Questa guerra guidata dall'eroe nazionale Giorgio Castriota(Scanderbeg 1403-1468) e' uno dei momenti chiave della storia albanese. Per la prima volta dopo tanto tempo si riesce a unire tutti i popoli albanesi nel 1444 a Alessio creando lega del'Alessio. Vivra fino al 1468 dopo la morte di Scanderbeg. Dopo 10 anni tutti i territori albanesi finiscono sotto dominio Turco.

Questo dominio continuero fino al 1912 l'anno della indipendeza d'Albania.l'indipenza vienne proclamato a Valona il 28 novembre 1912. Dopo anno di instabilita nel 1925 Albania viene accetata nella lega dei nazioni. A quest'anno si crea Repubblica d'Albania per transformarsi al 1928 nel Regno d'albania. Durante la seconda guerra mondiale l'Albania viene invasa dal Italia e dopo dalla Germania. Inizia il movimento di liberazione nazionale che fa capo ai comunisti.

Nel 29 novembre 1944 aviene la liberazione e nel stesso anno in pottere vanno i comunisti. Ha inizio la dittatura comunista del Enver Hoxha che finira nel 1990. Dopo movimenti popolari Albania diventa un paese con un sistema politico democratico.

fonte http://www.albanian-tourism.com/

8 marzo 2009 alle 15:00 concerto albanese a Torino


Il giorno sabato 8 marzo 2009 alle 15:00 nella discoteca "Rotonda Valentino" di Torino ci sara un cncerto di alcuni artisti albanesi che eseguiranno brani per i propri concitadini e per gli amanti della musica albanese.
Cantanti Sinan Hoxha, Artiola Toska, Soni Malaj, Poni e coppia dei comici Rita Lati eBehar Meron.

Discoteca torinese noto sito in Corso Massimo D'Azeglio 11 ed è uno dei più frequentati luoghi del divertimento nella notte Torino.

Biglietti per il concerto (il prezzo è di 20 euro) può essere trovato alla diskotekes, ma anche contattando gli organizzatori al numero 340.1676895 / 335.8748164.

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