Albania presenta domanda per entrare a far parte dell'Ue

Ue/ Topolanek riceve domanda di adesione dell'Albania
Una cerimonia oggi a Praga con Berisha

Il Primo Ministro albanese, Sali Berisha, ha presentato oggi la domanda di adesione del suo Paese al Presidente del Consiglio europeo Mirek Topolánek presso la sede del governo ceco. "Durante l'intero processo di adesione, la Repubblica Ceca sosterrà l'Albania nei suoi sforzi, anche dopo la fine della presidenza ceca", ha detto Topolánek secondo quando riferisce una nota, ricordando il fatto che 20 anni fa, la Repubblica Ceca ha acquisito la sua libertà, 10 anni fa è diventato un membro della Nato e 5 anni fa ha aderito all'Unione europea, e che capisce molto bene l'importanza dell'integrazione nelle strutture euro-atlantiche. "Io personalmente considero gli ultimi venti anni come il miglior periodo della nostra storia moderna e auguro all'Albania di raggiungere lo stesso obiettivo". Il primo aprile 2009 l'Albania ha aderito all'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico e oggi chiede l'adesione all'Ue. Il primo ministro albanese ha ringraziato la presidenza Ue per il sostegno dimostrato fino ad ora e si è detto felice di aver consegnato la domanda del suo paese a Topolánek. "Per me, Praga non è solo un simbolo di speranza, ma anche di successo", ha dichiarato Berisha, aggiungendo che il 96% di albanesi è a favore dell'adesione all'Unione europea e che questa è una priorità sia per il governo sia per l'opposizione. Il primo banco di prova per l'Albania, è stato sottolineato oggi, saranno le elezioni legislative di giugno, il cui corretto svolgimento sarà attentamente monitorato dalla Ue.

fonte http://www.apcom.net

MARUBU: Accademia Cinematografica in Albania

A Bari quell'angolo nascosto di Albania con secoli di storia

A Bari quell'angolo nascosto di Albania con secoli di storia

Al Castello svevo in mostra il progetto di recupero di «Mesopotam»

di ENRICA SIMONETTI

Una collinetta tra pascoli invernali: sorge qui, nell'Albania meridionale, uno dei monumenti più interessanti della zona adriatica. Siamo a Mesopotam, di fronte ad una cinta muraria antichissima in cui è racchiusa la chiesa di San Nicola, con l'inconsueta struttura a quattro cupole, con un monastero sulla cui datazione ci sono ancora studi in corso ma che sicuramente era alle dipendenze di Costantinopoli. E non solo: ci sono affreschi, iscrizioni, sculture dall'aria mostruosa che oggi vengono scandagliate con ogni tecnica sperando nel futuro recupero dell'intero sito. Di tutto ciò si parla nella mostra in corso a Bari al castello svevo dal titolo «Albania e Adriatico meridionale» (aperta fino al 9 maggio), un'esposizione documentaria e fotografica che coinvolge un'équipe multidisciplinare e internazionale autrice di studi sull'intera zona, oggi facente parte del comune di Delvina ma ieri corripondente ad una parte dell'antica Chaonia, nell'Epiro.

Albania, ai confini con la Grecia: Il fascino di questo complesso monumentale praticamente sconosciuto in Europa è innegabile. E si nota nei pannelli esposti al castello, ai quali si accompagnano alcune immagini di Massimiliano Fusari, il quale con il suo obiettivo ha scavato nei rilievi scultorei, nelle teste di cane e di draghi in volo che si scoprono tra le mura del monastero. La chiesa di Mesopotam è intitolata a San Nicola, santo tra Oriente e Occidente e ha in sé il senso di questa «porta» tra due mondi. Le quattro cupole sono sostenute da una colonna nella zona absidale che è il risultato di un restauro avvenuto nel 1700, mentre la struttura potrebbe risalire al 1220-1225, cosa che si evince anche dai personaggi in vesti imperiali che si notano in alcuni resti di affreschi. I rilievi con laser-scanner ispezionano anche le parti scultoree e le suggestioni culturali sono tante.

L'Albania, con la sua storia lunghissima che parte dagli illiri e, attraverso i romani, i barbari, i bizantini e poi normanni, svevi, serbi, angioini e veneziani, giunge al lungo impero ottomano (1468-1912) è una terra piena di fascino esotico. Lo capirono anche i grandi viaggiatori del passato come Lord Byron, mentre gli studi di oggi anche sui siti archeologici s'indirizzano ad un recupero che potrebbe creare turismo culturale in un Paese che ha tanta voglia di rinascere. Gli accordi tra le università si moltiplicano, gli scambi culturali proliferano. Il progetto del Centro interdipartimentale di Studi Balcanici dell'Università Ca’ Foscari è sostenuto dalla sezione cultura dell'Ufficio Unesco di Venezia (Bresce) nell'ambito dei programmi di supporto alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale dei Paesi del sud-est europeo e si basa sulla collaborazione scicentifica internazionale e interdisciplinare, prevedendo anche la formazione di quadri di esperti locali del restauro. L'Istituto dei Monumenti di Cultura (Imk) del Ministero della Cultura della Repubblica di Albania ha appoggiato il progetto. Il supporto finanziario e morale fornito dall'Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia ha reso possibile la realizzazione di varie campagne di studio in Albania dal 2006 al 2008 e la mostra documenta questo impegno. Il legame con la Puglia è dato dall'attività di studio e ricerca condotta da alcuni anni sui territori pugliesi dell'opposta sponda dell'Adriatico da un'équipe di ricercatori diretta da Pina Belli D'Elia. Nonostante forse alcune divergenze di azione, tra Italia e Albania stanno nascendo molti progetti futuro in questo campo.

L’Italia vorrebbe proseguire la fase di studio e non passare immediatamente agli interventi. Ma le analogie di metodo sono decisive e gli sviluppi di studio interessano molto gli esperti del campo: «L’Albania per tutto il Medio Evo è un campo di transito praticamente obblicato - dice la prof. Pina Belli D’Elia - e per tanto tempo tutte queste testimonianze sono rimaste furi dalla nostra possibilità di analisi. Ma sono studi che vale la pena di intraprendere. Basti pensare che si potrebbe ipotizzare nella stessa chiesa di San Nicola di Mesopotam un doppio culto, ortodosso e cattolico». Nella mostra sono presentati studi sui monumenti e sul territorio albanese condotti da tre équipe di studio appartenenti a 4 università: Ca’ Foscari, Politecnico di Milano, Università di Bari e Koç University di Istanbul in collaborazione con gli stagisti albanesi e con l'architetto Reshat Gega, responsabile locale del progetto Mesopotam.

fonte : http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it

Come festeggiano i studenti abanesi delle superiori la festa nazionale 28 novembre

Festeggiamenti degli studenti albanesi delle scuole superiori della festa nazionale 28 novembre.
Un miscuglio di futuro passato e presente.

Butrinto Citta Romana al sud dell'Albania


Butrinto (in albanese Butrint o Butrinti) è una città e un sito archeologico in Albania, vicino al confine con la Grecia. Nell'antichità era conosciuta come Bouthroton in greco antico e come Buthrotum in latino. Si trova su una collina vicina al Canale di Vivari. Abitata fin dai tempi della preistoria, Butrinto è stata nei secoli una città epirota, una colonia romana e un vescovato.


Secondo Virgilio venne fondata dal profeta troiano Eleno, figlio del re Priamo, che dopo la caduta di Troia sposò Andromaca e si spostò a occidente. Lo storico Dionigi di Alicarnasso scrisse che Enea visitò Butrinto dopo la sua stessa fuga dalla distruzione di Troia.


Origini e storia
Butrinto in origine era una città della storica regione dell'Epiro, con contatti con la colonia greca di Corfù e le tribù dell'Illiria a nord.

I resti archeologici più antichi datano ad un periodo compreso fra il X e l'VIII secolo avanti Cristo. L’insediamento originario probabilmente mercanteggiava con Corfù e aveva una fortezza ed un santuario. Butrinto si trovava in una posizione strategicamente importante a causa dell'accesso allo stretto di Corfù. Dal IV secolo avanti Cristo crebbe in importanza e comprendeva un teatro, un tempio ad Asclepio ed un'agorà.

Nel 228 a.C. Butrinto divenne un protettorato romano insieme a Corfù, e successivamente divenne parte della provincia dell’Illyricum. Nel 44 a.C. Cesare designò Butrinto come colonia per ricompensare i soldati che avevano combattuto per lui contro Pompeo, tuttavia il proprietario terriero locale Tito Pomponio Attico si oppose al suo corrispondente Cicerone, che stava agendo nel Senato romano, contro il piano. Come risultato, pochi coloni si spostarono a Butrinto.

Nel 31 a.C. L'imperatore Augusto, fresco vincitore della Battaglia di Azio contro Marco Antonio e Cleopatra, rimise in vigore il piano per fare di Butrinto una colonia di veterani. I nuovi residenti espansero la città e, fra l’altro, costruirono un acquedotto, le terme, un foro e un ninfeo.

Nel III secolo gran parte della città venne distrutta da un terremoto, che rase al suolo parecchi edifici del foro e dei dintorni. Gli scavi archeologici hanno rivelato che la città era già in declino e stava diventando un centro manifatturiero, anche se la città sopravvisse comunque e divenne un porto molto importante.

All’inizio del VI secolo Butrinto divenne un vescovato e vennero costruiti nuovi edifici come il battistero (uno dei più grandi dell’epoca paleocristiana) e la basilica. L’imperatore Giustiniano rafforzò le mura della città, che però venne saccheggiata nel 550 dagli Ostrogoti guidati dal re Totila. Gli scavi evidenziano che le importazioni di beni dal vicino oriente continuarono fino agli inizi del VII secolo, quando i Bizantini persero il controllo della zona. Butrinto segue così la stessa sorte di gran parte delle città balcaniche dell’epoca, dove la fine del VI e l’inizio del VII secolo sono uno spartiacque fra l’età romana e il medioevo.

Dal VII secolo Butrinto si ridusse ad una piccola città fortificata e, in breve, venne conquistata dal primo impero bulgaro, prima di essere riconquistata dai Bizantini nel IX secolo. Rimase un avamposto dell’impero contro gli assalti dei Normanni fino al 1204 quando, a seguito della IV Crociata, l’Impero Bizantino si frammentò e Butrinto entrò a far parte del Despotato d'Epiro. Nei secoli seguenti quest’area fu luogo di scontro fra Bizantini, Angioini e Veneziani, e la città cambiò di mano parecchie volte. Nel 1267 Carlo I d'Angiò prese controllo di Butrinto e di Corfù e ricostruì sia le mura che la basilica. Nel 1386 Butrinto e Corfù vennero acquistate dagli Angioini da parte della Repubblica di Venezia, ma i mercanti veneziani erano principalmente interessati a Corfù e Butrinto cominciò un nuovo periodo di decadenza. Nel 1490 vennero costruite una torre e una piccola fortezza.

Nel 1797 Butrinto venne ceduta a Napoleone in seguito al trattato di Campoformio, e due anni dopo venne conquistata dal governatore ottomano Ali Pashe Tepelena, fino a che nel 1912 divenne parte dell’Albania. Ormai comunque il sito della città originale era stato abbandonato.

estratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Butrinto

per saperne di piu sul butrinto http://butrint.org/

L'Albania va a 1000 all'ora

L'Albania è una delle terre più favorevoli al mondo.
Ci sono montagne ,la sabbia di ottima qualità,il mare incontaminato,la natura in ottima salute,animali selvatici,volatili, migliaia specie di animali, infiniti ettari di pascoli per gli animali e per per le mandrie , il piccolo artigianato che funziona .Il turismo che sarà sempre in aumento. L'Albania ha 3 grandi laghi
Cosa manca all'Albania ?un po' di coraggio!!.
Immaginiamo emigrazioni dal'Africa dove l'acqua potabile manca per effetto della sciita.Ma all'Albania cosa manca ?
Secondo me manca quel pizzico di fantasia per mettere in campo le proprie capacità.
Molti albanesi intelligenti stanno tornando in Albania e stanno sfruttando questo ottimo momento dell'Albania e stanno aprendo negozi ,attività in cui credono e che ne vanno fieri perché hanno capito che alla fine la cosa più bella è respirare l'aria della propria terra ed essere se stessi per tutto il resto della propria vita ,una cosa che l'emigrazione non ti può dare.
Questo momento magico dell'Albania è dovuto anche grazie a tanti albanesi che appunto tornano nel paese delle aquile e investono con i soldi e con la mente.
Il governo albanese ha fatto un buon lavoro ma la cosa importante è non fermarsi mai!!!

Per dare un altro sorriso ai pensionati in Albania

In Albania è entrata in vigore la legge che prevede che tutti gli albanesi oltre al passaporto siano in possesso della carta d'identità.
In Albania c'è una disparità tra ricchi e poveri nel senso che ci sono ricchissimi e poverissimi.
Molti stanno protestando per il fatto che il prezzo della carta d'identità(che sarà un tesserino elettronico) avrà un prezzo che parte dai 5 euro.
La pensione è bassa rispetto ad altri paesi Europei e per i pensionati diventa difficile pagare anche la carta d'identità.
Le fasce più deboli in Albania sono i pensionati ,gli studenti,gli universitari e anche gli invalidi.
In questo caso i pensionati protestano per il fatto che venga abolita il prezzo della carta d'identità su queste fasce più deboli.
I pensionati che protestano sono nella città di Valona.
L'Albania come anche gli altri paesi nel mondoin questo periodo non possono permettersi tanto ma almeno i pensionati albanesi credo che abbiamo il diritto di sorridere un po più di tutti in quanto sono stati racchiusi per 45 anni nel barattolo della follia della dittatura comunista.

Video pensionati nella Città di Valona

I Taulanti

I Taulanti (in albanese Taulantët) erano una delle principali tribù illiriche. Un mito riportato da Arriano racconta che il nome deriva dal capostipite, di nome Taulas, che di fatto fu eponimo (dal genitivo Taulanti).

Erano stanziati nella costa adriatica dell'Illiria (nelle regioni dell'odierna Albania), tra il fiume Voiussa a sud e la città di Epidamnos (l'attuale Durazzo) a nord. Sui loro territori stanziavano anche gruppi degli Albanòi e dei Partini.

Questa tribù svolse un ruolo primario nella storia illirica del IV e del III secolo a.C., quando furono al comando del regno d'Illiria inizialmente guidato dagli Encheli.

Nel 335 a.C. re Glauco diede inizio alla dinastia dei Taulanti, e dodici anni dopo (323 a.C.) aveva liberato tutte le terre che erano state catturate agli Encheli dai Macedoni. In seguito, gli Illiri presero Epidamnos e Apollonia, due città particolarmente importanti nella regione a livello strategico che erano state fondate dai greci nel VII secolo a.C. Nel 309 a.C., Glauco portò gli Illiri in Epiro, dove in seguito aiutarono Pirro a riavere il trono.

"Bardhyli i Ri" (Bardile il giovane), successore di Glauco, mantenne rapporti amichevoli con l'Epiro, ma la distensione durò finché Pirro non decise di annettere tutti i territori a sud del fiume Shkumbin.

La politica di distacco persistette anche col successore di Bardhyli, Monounios, che divenne capo della città di Epidamnos, fece coniare monete d'argento con la propria effigie e riuscì a dare una certa unità nazionale al proprio regno.

Le maggiori città controllate dal regno d'Illiria sotto i Taulanti furono appunto Epidamnos, Apollonia, Damastion, Bylis, Albanopolis, Dimallium, Skodra (Scutari o Shkodër), Lissos (Alessio o Lezhë), Meteoni, Ulcinium (Dulcigno o Ulqin), Rizon.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Taulanti"

I Dardani

I Dardani furono una delle tribù illiriche che si unirono come regno attorno al III secolo a.C. Essi si trovavano nell'antica regione della Dardania, nella zona occupata dall'attuale Kosovo.

La loro unione fu di grande importanza per le tribù illiriche, poiché ebbero subito una gran potenza militare e, unendosi agli altri illiri come i Taulantii e Autariati, combatterono per decenni contro i macedoni. Durante il loro re Bardylis arrivarono all'apice del loro potere battendo i Macedoni (circa 360 a.C.), causando 4000 morti tra i soldati nemici e la morte del re macedone Perdicca III, fratello di Filippo II. La morte di Perdicca portò il ventiduenne Filippo II al potere, e nell'arco di un anno riorganizzò il suo esercito, equipaggiandolo con un'arma di sua invenzione, la Sarissa (lancia lunga più di 5,5 metri), e riattaccò i Dardani nel 358 a.C. nella battaglia della Lyncestide sconfiggendoli, ottenendo indietro i territori persi dalla sconfitta precedente e addirittura altri nuovi a spese dei Dardani; infine stipulò una pace con il novantenne Bardylis sposandosi con Audata, una delle sue figlie. Dopo la morte di Alessandro Magno i conflitti tra i Dardani e i Macedoni si riacutizzarono, si interruppero solo per qualche anno a partire dal 280 a.C. a causa dell'arrivo della tribù celtica, che minacciava di occupare la Dardania, la Macedonia e la Grecia.

Uniti in causa, i macedoni e i dardani scacciarono via il nemico ma a loro volta continuarono la storica guerra. Anche dopo diverse campagne macedoni, i dardani riuscirono a rimanere nei loro confini e non essere schiacciati. Infine, dopo che la Macedonia nel 146 a.C. divenne provincia romana, i dardani furono ripetutamente sconfitti dai romani fino alla completa sottomissione tra il 76 e il 74 a.C. Fecero poi parte della provincia della Mesia.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Dardani"

Pasqua a Korce in Albania

L'ingresso nella NATO, da sicurezza ai turisti

Durazzo: L'ingresso nella NATO e le dichiarazioni dei leader dell'Alleanza atlantica rendono l'Albania un paese più sicuro, lo dimostrano i numerosi turisti sbarcati nel porto di Durazzo. In particolare una nave da crociera con 100 turisti finlandesi a bordo. I turisti stranieri hanno visitato con grande interesse le città costiere e i monumenti antichi. Hanno mostrato particolare interesse per la città di Durazzo, principalmente monumenti archeologici. Nel corso della stagione, la città di Durazzo sarà visitata da molti turisti provenienti dall'Inghilterra, Italia e altri paesi d'Europa.

fonte http://vacanzeinalbania.com

Albania nuova meta turistica

Albania nuova meta turistica
sabato 11 aprile 2009 ore 09:37
La crisi spinge i vacanzieri di pasqua a preferire Valona a Corfù

Spunta una nuova tendenza all’ombra della crisi, un punto a favore del turismo a basso costo. Parliamo del boom dell’Albania, un viaggio economico, ma che non costringe a rinunciare al relax e al buon cibo. Le migliori località turistiche sono a sud di Valona. Raccontano gli espeti che quest’anno «la gente ha scelto di farsi il fine settimana di Pasqua nella zona di Saranda, di fronte alla parte nord dell’isola di Corfù. Belle spiagge, pesce fresco, e strutture turistiche accoglienti». Il viaggio di andata e ritorno tra Brindisi e Valona costa 100 euro a persona con una buona sistemazione a bordo.
fonte :
http://www.ondaradio.info/index.php?option=com_content&task=view&id=12795&Itemid=47

L' ambasciatore Llesh Kola incontra famiglie albanesi terremotati in Abruzzo

Pasqua in Albania :11 – 29 Aprile 2009

11 – 29 Aprile 2009

Date e durata del viaggio.

Si parte il giorno 11/4/09, sabato, con imbarco alle ore 19,00 ad Ancona ed arrivo a Durazzo al pomeriggio del giorno 12/4 alle ore 14.

L’appuntamento è ad Ancona al traghetto alle ore 15,00.

Il ritorno è previsto da Durazzo con imbarco alle ore 19 di martedì 28/4 ed arrivo ad Ancona il 29/4 alle ore 14.

E’ anche possibile raggiungere il gruppo via terra con ritrovo a Durazzo (vedi più sotto).


Il prezzo complessivo del tour in Albania che comprende quanto detto, oltre a tutte le escursioni e le visite citate nel programma, è di 750 € per 2 persone con il camper, per un’ipotesi di 15 camper. Se il numero dei partecipanti diminuisce sale il costo, se il numero dei partecipanti aumenta il costo diminuisce. Noi puntiamo su 15 camper perché lo riteniamo il numero giusto.

Occorre inoltre tenere presente quanto segue.

I cittadini Europei non hanno bisogno del visto per visitare l'Albania, però per ogni persona sono obbligatorie le seguenti spese:

per saperne di più http://www.ropa.it/ropa-club-news.aspx?news=232&tipo=I

Terremoto Abruzzo 2009 Truffe in web - Il numero per donare è 48580



Se vuoi fare una donazione al al 48580
I gestori di telefonia hanno attivato dal 6 al 30 aprile 2009 un numero per donare 1 euro inviando un SMS da telefono cellulare oppure 2 euro chiamando da rete fissa al 48580
per saperne di più
http://www.protezionecivile.it/
href="http://www.mediafriends.it

In Grecia 2 milioni di Arvaniti vogliono lo status di minoranza linguistica

A gennaio dell'anno 2004 la stampa albanese voleva pubblicare un intervista che il giornalista Luan Kondi aveva fatto a

heriff Delvina .per quanto riguarda le minoranze che sono in Albania e Grecia.

Ecco l'intervista
Il problema delle minoranze in Albania e Grecia Sherif Delvina , lo studioso della storia dice che lo stato greco non riconosce gli arvaniti e i Cham.
Egli spiega che queste 2 minoranze dovrebbero essere 2 minoranze nazionali , invece loro non hanno diritti, partendo dalla negazione del riconoscimento della lingua.
Successivamente lo storico racconta anche delle pressioni sugli intellettuali e gli studiosi albanesi per quanto riguarda il tema dell minoranze in Albania e in Grecia le quali non sono trattate allo stesso livello.
Delvina spiega anche alcune lacune greche per quanto riguarda la questione delle minoranze in Albania.
Egli propone e incoraggia gli storici albanesi e non solo di poter prepararsi bene per il confronto con le rappresentanze greche per tale questione.
Egli dichiara che gli arvaniti , che sono circa 2.3 milioni devono essere riconosciuti dagli greci almeno come minoranza linguista. Fino ad Oggi gli arvanitinon hanno avuto il coraggio e l'appoggio necessario per dichiararsi come minoranza.
Gli arvaniti sono albanesi. La Grecia oggi è abitata da turchi e slavi.Gli albanesi possono essere fieri delle proprie origini e oggi gli albanesi vogliono appoggiare le minoranze in Grecia.



Per chi non lo sapesse Gli arvaniti sono:
fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Arvaniti
Gli Arvaniti sono una popolazione di lingua albanese e prevalentemente di religione cristiana ortodossa stanziata nel nord della Grecia, regione dell'Epiro (Epir in albanese). Questa popolazione ha radici fin dai tempi delle guerre tra città greche. È una popolazione autoctona e vive in tutta la Grecia particolarmente nella capitale e nel Peloponneso. Parte di questa popolazione è emigrata in Italia (in Magna Grecia).

L'arvanitico rappresenta un dialetto albanese, probabilmente molto simile ad un ipotetico proto-albanese comune, con forti influssi dalla lingua greca, appartenente al sottogruppo "tosco". Gli Arvaniti non hanno tuttavia ottenuto dallo stato greco lo status di minoranza linguistica riconosciuta come in Italia.

Nel XVIII secolo, la comunità arvanitica raggiunse una certa autonomia con il patriarcato di Ioannina e il governatore turco Ali Pashe Tepelena.

La presenza della comunità di lingua albanese è particolarmente problematica nell'ambito dei rapporti tra Grecia e Albania e dei forti sentimenti nazionalistici coinvolti. La presenza di una recente e massiccia immigrazione albanese nelle regioni della Grecia settentrionale complica ulteriormente la questione.

ITINERARI PER CAMPER IN ALBANIA

9 GIORNI DI VACANZA FRA MARE E CULTURA
BRINDISI - VALONA - LLOGORA - HIMARA - PORTO PALERMO - SARANDA - KSAMIL - GJROKASTER - TIRANA - DURAZZO - BARI


IL PROGRAMMA
1° GIORNO
PARTENZA DELL’ITALIA
Incontro dei partecipanti al Porto di Brindisi. Svolgimento delle pratiche doganali, imbarco e sistemazione nelle cabine riservate. Supervisione all’imbarco. Partenza alle ore 23.00

2° GIORNO Km 36
VALONA- VILLAGGIO TURISTICO LLOGARA
Arrivo a Valona alle ore 0700.
Disbrigo operazioni doganali, sbarco. Dopo aver incontrato il nostro accompagnatore albanese, giro turistico di Valona in pulmino e possibilità di relax in riva al mare. Proseguiamo per il Parco Nazionale di Llogara, il paesaggio circostante è formato da estesi pascoli che a poco a poco, salendo, lasciano spazio a boschi di conifere. Vicino al passo di Llogara s’incontrano alberi e cime di forme interessanti, da secoli modellate dal vento del mare. Molto caratteristici i "pini a bandiera". Cena a base di carne d’agnello e capretto allo spiedo, yogurt di pecora e miele di montagna, tutto prodotto in maniera artigianale nel Parco. Pernottamento: parcheggio del villaggio Turistico.

3° GIORNO Km 45
VILLAGGIO TURISTICO LLOGARA- PORTO PALERMO
Nella mattinata lasciamo il Parco di Llogara per Porto Palermo. Il viaggio continua lungo la “Riviera albanese” che presenta un panorama mozzafiato sul mare adriatico e verso le prime isole della Grecia (isole Diapondie). Una sosta per la visita di Himara, città rivierasca, conosciuta per il suo clima salubre.
Giungiamo a Porto Palermo: una splendida insenatura utilizzata in passato dalla Marina albanese. Visita del Castello di Ali Pashe Tepelene, conosciuto anche come Il Leone di Ioannina e noto per essere stato un despota crudele e sanguinario. Il castello si erge su un piccolo promontorio che chiude a sud l’insenatura di Porto Palermo. Cena a base di pesce in una taverna di pescatori. Pernottamento: parcheggio vista mare.

4° GIORNO Km 45
PORTO PALERMO- SARANDA – KSAMIL
Nella mattinata proseguimento per Saranda, ridente cittadina all’estremo sud dell’Albania di fronte all'isola greca di Corfù, dalla quale dista solo tre miglia. Lasciata la città, che visiteremo domani, procediamo per Ksamil, un villaggio a pochi km più a Sud. Parcheggiamo in riva al mare. Possibilità di bellissimi bagni fino al tardo pomeriggio. Pernottamento: parcheggio vista mare

5° GIORNO km 0
KSAMIL
Nella mattinata a bordo di un pulmino, per una suggestiva e panoramica strada che corre parallela rispetto al canale di Corfù', giungiamo per la visita al sito archeologico di Butrint, patrimonio dell’Umanità, di grande interesse e che racchiude e testimonia secoli di storia. Nel pomeriggio trasferimento in pulmino per la visita della città di Saranda, con possibilità di trascorrere la serata e passeggiare per il vivace lungomare, ravvivato da locali notturni e tipici ristorantini. Pernottamento: parcheggio a Ksamil.

6° GIORNO Km 56
KSAMIL - GJIROKASTER
Lasciamo la costa e proseguiamo per Gjirokaster, il paesaggio che attraversiamo è molto suggestivo. Sosta per la visita di Syri i.Kalter – l’occhio azzurro - che si trova nel villaggio di Mulina ed è una vera bellezza della natura. Il laghetto, secondo la leggenda, è stato creato da un grandissimo serpente, il colore dell'acqua varia in tutte le sfumature dal cristallino all'azzurro intenso che mossa in continuazione dalla corrente, ricorda il cromatismo della coda del pavone. Raggiungiamo Gjirokaster città museo sorprendentemente pittoresca e abbarbicata sul pendio di una montagna sopra il fiume Drino, chiamata la “città dei mille gradini” o “la città delle pietre”. Dichiarata dall’”Unesco patrimonio dell’”Umanità è città natale del dittatore Hoxha. Visita della città, del castello costruito nel IV secolo, e del vecchio Bazar con i caratteristici negozi. Pernottamento: parcheggio

7° GIORNO km 260
GJIROKASTER –TIRANA
Partenza per Tirana. Sosta per il pranzo libero durante il trasferimento. Nella serata arrivo a Tirana. Cena a Bathore, con piatti tipici e ballo, nei locali dell’Associazione “Vivalbania”. Pernottamento: area di sosta nelle vicinanze di Tirana.

8° GIORNO Km 45
TIRANA – DURAZZO
Nella mattinata visita in pulmino della città di Tirana, del Museo storico, della moschea di Ethem Bey, del ponte di Tabakeve, situato lungo il boulevard Zhan Dark. Proseguimento per la visita della città medievale di Kruje, città natale dell’eroe nazionale Skenderbeg, del castello e del museo storico ed etnografico dedicato a Skenderbeg, il principe di Kruje. Passeggiata per le viuzze a ciottoli, tipicamente medievali, e sosta al bazar dove è possibile acquistare oggetti di artigianato tradizionale, in filigrana, in legno, in alabastro ed argento. Rientro a Tirana e trasferimento, con i camper, per il porto di Durazzo
Assistenza al porto per l’imbarco. Partenza ore 23. Pernottamento: in cabina con servizi o Campeggio a bordo, ove disponibile.

9° GIORNO
BARI
Arrivo alle ore 07.00. Operazioni doganali. Sbarco. Fine servizi.

Date di partenza 2009 da BRINDISI
30 maggio, 20 luglio, 22 agosto, 5 settembre, 19 settembre

per saperne di piu www.elladeviaggi.it

Le conclusioni dello studioso Saverio Salomone

Albanesi più antichi degli Illiri

Gli invasori trovarono i “divini Pelasgi”


Abbiamo incontrato Saverio Salomone, uno dei più appassionati studiosi delle origini della lingua e del popolo albanese e del mondo indo-europeo, profondo conoscitore dell’Illirico-albanese. Parlare con lui è stato come sentire su una fantastica macchina del tempo e galoppare indietro nei secoli, via via fino ai primordi della civiltà balcanica. Nato a piana degli Albanesi nel 1922, ha studiato nei collegi greco-albanesi di Palermo, di Grottaferrata e di Roma. Si è laureato in Filosofia presso il Pontificio Ateneo “Angelicum” di Roma e in Giurisprudenza presso l’Università di Palermo. Ha dedicato diversi anni agli studi della ricerca delle lingue indoeuropee publicando le seguenti opere:

Nel mondo delle lingue indoeuropee – Dall’Albanese alle origini e le origini dell’Albanese;

Lingue e popoli d’Europa;

Le comuni origini.

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Gli Illiri erano popoli irrequienti. Non riuscivano a star fermi. Curiosi, passarono in gran numero l’Adriatico e scorazzarono per le regioni italiche lasciando imperitura loro impronta nelle lingue ivi parlate; nel latino, nell’osco-umbro, nel messapico, nel sicolo, eccetera. Gli Illiri rimasti al di là dell’Adriatico (approssimativamente nei territori dell’attuale ex Jugoslavia), pressati, verso il settimo secolo a.C., dai Celti e dagli Sciiti, da nord-ovest, verso le coste adriatiche della Dalmazia e dell’attuale Albania. In questa nuova Illiria dalle proporzioni ridotte si formerano due raggruppamenti; la Dalmazia con capitale Delminium e Illiride greca (su per giù l’attuale Albania) con capitale Scutari.

<< Le notizie storiche su queste regioni – continua Salomone – iniziano da tali vicende, con informazioni su fondazioni di città come Apollonia, Butrinti e Durazzo (VII-VI secolo a.C.) per proseguire con ragguagli sulle imprese di Bardhilli (IV sec. a.C.) re degli Enchelei, di Glauco re dei Taulanti, di Agrone, re degli ardici e di Teuta, sua moglie; poi con le relazioni vere e proprio sulle guerre con i Romani.

E' noto che lo studio sistematico delle origini e delle vicende dei vari popoli iniziò appena il Medio Evo uscì dal luogo letargo. Qualcuno si occupò anche del popolo albanese, nel 1774 un certo Thunnmann espose le proprio ricerche sulle origini degli Albanesi arrivando alla conclusione che essi erano la continuazione autoctona dell’antica popolazione illirica.

Percorrendo vie diverse, altri studiosi (come lo Xilander, il Von Han, il Meyer, il N. Jokl) facevano derivare la lingua albanese dall’Illirico o da un misto fra questa e altre lingue ( tracia, macedone).>>

Dagli insegnamenti di quegli studiosi scaturiva una comune opinione che gli Albanesi fossero discendenti degli Illiri, popolazione da loro ritenuta antichissima sempre vissuta in Albania e quindi autoctona. Secondo il Bopp, lo Stie, lo Shleicher, la lingua albanese doveva considerasi indoeuropea, una lingua, cioè, appartenente al gruppo linguistico di popoli originario zone caucasiche.

Un certo Nicicle, nel 1855, pretese perfino di demolire l’autoctonia degli Albanesi affermando che essi rappresentavano una delle tante popolazioni barbare pervenute da zone caucasiche.

Queste nuove teorie sconvolsero la cultura ormai dominante secondo la quale gli Albanesi sarebbero stati un popolo autoctono perché discendente dagli Illiri, allora ritenuti abitanti, da sempre, in quelle terre albanesi. Ne segui un’aspra controversia. Ma eminenti albanologi intravidero un certo fondamento di verità in quelle nuove teorie.

Il Camarda, famoso filologo arbëresh di Piana degli Albanesi, autore della Glottologia comparata della lingua albanese (1864), sorvolato sulla questione della lingua albanese, si preoccupò di precisare la propria opinione sull’origine popolo albanese: popolo autoctono perché discendente da un ramo dei Pelasgi, da tempo immemorabile abitanti della penisola balcanica. In modo analogo si esprimeva un altro albanologo italio-albanese, il poeta Gerolamo De Rada, ma mentre il Camarda non si curò degli Illiri, il De Rada espresse l’opinione che gli Albanesi “nel tempo presero vari nomi” fra i quali quello di Illiri.

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La lingua albanese è il riflesso, nel mondo moderno, dell’antico idioma dei Pelasgi inquinato da influenze indoeuropee illiriche. La lingua albanese ha potuto conservare fino ai nostri giorni la propria natura di lingua essenzialmente pelasgica perché gli Albanesi hanno potuto vivere per millenni fra le loro montagne al riparo da influenze devastatrici. Gli albanesi sono un popolo autoctono perché diretto discendente di una stirpe stanziata nei territori albanesi da sempre. Gli Albanesi sono e rappresentano i “divi Pelasgi” di omerica memoria, pacifici abitatori del Mediterraneo greco come i Lèlegi e i Cauconi.>>

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Armando Roda

fonte http://www.arbitalia.it/news/roda/salomone.htm

Ragazzi albanesi a lezione del violino

Albanesi ad Atene :Festa nei locali della Grecia

Le Poste albanesi ricordano l’adesione alla NATO

Tirana - L’adesione dell’Albania alla NATO viene ricordata con la stampa di un francobollo e di un timbro postale dalla tiratura limitata. Il piccolo simbolo commemorativo mostra lo stemma della NATO, circondato dalle 28 bandiere dei paesi membri di questa organizzazione. Fino all’ 8 aprile tutta la corrispondenza postale sarà emessa con il francobollo creato per questo grande evento, come annunciato dall’autorità della Posta albanese. Il francobollo è stato distribuito in 551 uffici postali in tutto il Paese, stabilendo che, fino all’8 aprile, la corrispondenza postale dell’Albania sarà distribuita sia sul territorio nazionale che all’estero, con francobolli recanti il simbolo della NATO. Rappresenta questo il modo in cui i cittadini albanesi, con la loro corrispondenza, ricorderanno al mondo intero questo grande evento storico, fissando nella memoria il traguardo dell’adesione alla NATO. Le Posta d’Albania hanno emesso la stampa dei francobolli commemorativi lo scorso 3 aprile 2008, giorno in cui l’Albania ha ricevuto l’invito per l’adesione alla NATO.
fonte : http://rinia.altervista.org/

Cresce l’Alleanza atlantica. Cerimonia a Bruxelles per l’ingresso di Albania e Croazia

Cresce l’Alleanza atlantica. Cerimonia a Bruxelles per l’ingresso di Albania e Croazia

Celebrata a Bruxelles la cerimonia di adesione di Albania e Croazia alla Nato. Nel corso dell’incontro formale, i due paesi mediterranei, dal primo aprile scorso membri a tutti gli effetti dell’Alleanza atlantica, hanno sostenuto l’ingresso nell’organizzazione anche di Bosnia e Kosovo.

Nel suo discorso ufficiale, il primo ministro del governo di Tirana, Sali Berisha, ha parlato dei progressi fatti dai paesi balcanici.

“L’Albania è cambiata più velocemente che mai. Una volta era il paese più famoso in Europa per il crimine organizzato, ora è uno dei posti più sicuri e sani del continente. Addirittura, come indici di criminalità, siamo al di sotto delle medie dei paesi Nato e di quelli dell’Unione europea”.

L’Alleanza che conta ora 28 membri, mantiene sempre congelata la domanda di adesione della Macedonia per il veto della Grecia. Atene e Skopje infatti, sin dalla indipendenza della ex repubblica yugoslava, hanno aperto un contenzioso sull’uso del nome di quest’ultima.
fonte : http://it.euronews.net/2009/04/07/cresce-l-alleanza-atlantica-cerimonia-a-bruxelles-per-l-ingresso-di-albania-e-croazia/

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Perchè si dice hai il cuore d'oro come un albanese

In alcuni paesi esisteva dirsi hai il cuore di un albanese.

Questo merito viene dato alla religiosa albanese Madre Teresa di Calcutta per aver aiutato tantissimi bambini e poveri ne mondo e soprattuto in India.
Madre Teresa ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 1979, e il 19 ottobre 2003 è stata proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II.



Madre Teresa può essere un fattore,l'altro fattore può essere espresso nella seconda guerra mondiale nella persec
uzione degli ebrei in Albania dalla parte dei fascisti e dai nazisti.Fu dopo che gli ebrei paragonarono gli albanesi come "Persone con il Cuore d'oro" infatti in Albania non morì nessun ebreo in quanto gli albanesi ospitarono e nascosero i perseguitati ebrei dalla follia nazista.








L'altra tesi appartiene all'eroe Skanderbeg aveva prestato il suo braccio all'Italia meridionale combattendo nelle Puglie contro Giovanni d'Angiò e sconfiggendolo ad Orsara nel 1462.

Molti albanesi combattevano con grande coraggio e fino a quel momento erano considerati gratti combattenti e esperti della spada.Nelle Puglie furono considerati "Guerrieri con il cuore d'oro" per la loro partecipazione e per il loro grande coraggio e per essere morti nelle guerra sconfiggendo l'esercito Aragonese. La gran parte dei paesi Albanesi in Italia meridionale, fu fondata negli anni immediatamente successivi alla morte di Scanderbeg.

Festa Albanese per ricordare gli Ebrei salvati in Albania

VENERDì 24 APRILE 2009
CASALE MONFERRATO
Festa Albanese
La festa per ricordare che in Albania, durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione fascista e nazista, nessun ebreo è stato denunciato o deportato. Sono invitati tutti gli albanesi che vivono nel nostro territorio (coinvolgendo il Consolato e la Prefettura) e tutti i loro amici.
La serata si svolgerà presso il Mercato Pavia, in piazza Castello:

Ore 18,30: appuntamento istituzionale e premiazione della comunità albanese monferrina, come esempio di integrazione sociale. Introducono e conducono la serata lo scrittore albanese Fatos Lubonja e il giornalista televisivo David Parenzo.

Ore 19,30: festa gastronomica con degustazioni albanesi e contaminazioni ebraico monferrine.

Ore 21,00: concerto e baraonda di ballo con il gruppo albanese-salentino Talea. [ingresso gratuito]
I Talea sono una band transnazionale nata nel 2001. Si avvale del virtuoso fisarmonicista albanese Admir Shkurtaj, del chitarrista bosniaco Adnan Hozic (chitarra e voce), già alla corte di Goran Bregovic, nonché della vocalist Meli Hajderaj. Con loro validissimi musicisti pugliesi: Alessandro Nocco (sax contralto) Gaetano Partipilo (sax contralto e soprano), Giorgio Distante (tromba) Vincenzo Bardaro (batteria), Giorgio Vendola (contrabbasso), Mario Grassi (percussioni).
Il grande patrimonio musicale balcanico s’incontra e si fonde con le sonorità della terra salentina, del Sud, del Mediterraneo. Una proposta musicale di marcato sapore etnico che sconfina con disinvoltura nel jazz. Un concerto che fa muovere le gambe e vibrare il cuore.

per saperne di piu http://moked.it/blog/2009/04/06/oyoyoy-festival-internazionale-di-cultura-ebraica/

La lingua albanese è la lingua di Omero

Nel tempo preistorico, molto tempo fà, prima di Omero c'erano alti poeti greci che credevano nei loro dei e molto prima che si scrivesse la lingua greca c'era un popolo che si chiamava Pelasgi dove la storia li cita molto tempo prima della civiltà greca. Il loro impero si estendeva dall'Asia minore fino al mar Adriatico e al nord fino al fiume Danubio.In questa etnia forte preistorica rimane solo il popolo albanese. E inutile cercare gli Dei greci nel etimologia della sua lingua. Nella lingua albanese questi nomi ed il loro significato sono molto chiari ed il loro significato molto importante.

Ecco l'Elenco.

E vranos, zana e reve = E vranet
Zeus= Zees,Za,Zot (Dio)
Athena= E thena , Premtimi (Giuramento)
Moisi oppure Moisos = Mesues (Professore)
Aphrodite,Aferdite = Afer Dite , Agim (alba)
Agamemnon= Aigemndon,ai qe mendon (il pensatore)
Ajax(Ajaxs)= gjaks
Priam(re di Troja)= Pri am, Pri jam, jam prijes
Akilli- Achilles -I qielles, oppure in Ghego "i kjelles"
Odisea oppure Odhisea = Udhesi,Udhetari (il Viaggiatore)
Tallia(museo della commedia)= Tallja (Humor)


Molte altre si possono aggiungere a questa lista nei commenti.
Non è un mistero per loro che studiano la lingua albanese e molti studiosi dicono che l'albanese èl a lingua dell'Omero.
Lo stesso il nome Omero si puo paragonare con la lingua albanese
Homer= O mire oppure nel dialetto Gego "O majr" poezia e Mire (la poesia buona )
I greci hanno preso dai Pellagi tutte le canzoni eroiche.
L'albanese era la lingua ufficiale di Alessandro il Grande che conquistò il mondo
Pirro del Epiro.Uno dei generali piu grandi che la storia ricorda come l'ultimo eroe che affrontò l'Impero Romano.
Queste fonti e molte altre stanno deffinendo che gli albanesi oggi vivono sulla terra dei loro predecessori(i nonni dei nonni dei bisnonni )
Quata non è una grande novità infatti fino a pochi anni fà i turchi e i greci non hanno avuto tanto piacere di notare tutte queste scoperte.
Le scoperte si stanno portando avanti con tante università europee e statuntense


Guardate anche queste descrizioni su Wikipedia

Zacharia Mayani
L'autore francese Zacharia Mayani ha proposto la tesi che la lingua etrusca e quella pelasgica abbia dei collegamenti con la lingua albanese. Anche se questa teoria è stata già avanzata da altri autori (Falaschi, Catapano, Marchiano, D'Angely, Kolias, Pilika), la maggior parte degli studiosi ha ritenuto gli argomenti di Mayani estremamente fragili.


Nermin Vlora Falaski, nel suo libro "Patrimonio linguistico e genetico" (scritto anche in lingua italiana), ha decifrato iscrizioni Etrusche e Pelasgiche (come la Stele di Lemno) con la lingua odierna Albanese, la sola lingua con la quale, tuttora, si possono tradurre quelle iscrizioni. Tutto questo proverebbe che gli Albanesi siano gli odierni discendenti dei Pelasgi, uno dei popoli più antichi.

estratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Pelasgi

La lingua albanese

Un progetto di "Literature Course on Schiller Hight School in Münster".

Albanese e Inglese

"Kristi u ngjall: La Santa Pasqua degli Italo Albanesi di VINCENZO LIBRANDI

Vakarici - Le mute campane del piccolo centro arbereshe ritorneranno a suonare a festa, intorno alle ore 11, per annunciare la Pasqua di Resurrezione. Per la diaspora italo-albanese di rito greco-ortodosso, in Italia dal 1476, la Pasqua cade e si festeggia, ogni anno, di sabato. La Pasqua in generale, e quella degli italo albanesi in particolare, rimane sempre un continuo richiamo di pace e di speranza, non solo per i "profughi fratelli shqiptar" alla disperata ricerca di "pane", libertà, pace e giustizia, ma per tutti i popoli della terra. La grande settimana della Passione, meglio conosciuta tra gli arbereshe come "Jave e Madh" (Grande e Santa settimana) inizia, anche per il rito greco ortodosso degli arbereshe, il lunedì che segue la domenica delle Palme. Si ripetono e si rinnovano, in questo periodo, antichissime tradizioni che vogliono, fra l´altro, esaltare e rinverdire anche la conservazione del ricco patrimonio storico linguistico e tradizionale degli albanesi d´Italia. Per la sentita festività della Santa Pasqua, tutta la diaspora degli arb?resh?, sparsa per l´Italia meridionale, e in particolare in Calabria, prepara secondo l´antica ricetta degli avi, che si tramanda oralmente di generazione in generazione a mò di favola perché molti degli arbereshe d´Italia, che sono approdati per la prima volta nei lidi del mar Jonio nel 1476, in pieno XX secolo sono "dimenticati" dalle strutture scolastiche (solo di recente si registra un "risveglio" per la tutela della lingua parlate dalle minoranze in Italia), e non sanno scrivere più con la lingua dei loro padri, tantissimi dolci casalinghi; si utilizzano per la preparazione delle prelibate pietanze, molte uova, che ogni famiglia inizia a mettere da parte qualche giorno prima e che conservano "fresche" perché introdotte in recipienti colmi del buon olio d´oliva dei paesi arbereshe. Con detti dolci, "Pasharelja" e "Riganelja", (dette quest´ultime così perchè anticamente erano preparate con origano) (in altri centri si preparano "Kulaci, Riganatat e Cicerat") la gente albanese si nutre, ancora oggi, per tutta la settimana santa e si usa, inoltre, distribuirli come dono sia alle famiglie dei "non albanesi", che pur abitando in un centro arbereshe non si sentono legate a queste tradizioni, che alle famiglie arbresh che hanno avuto di recente dei lutti, o alle famiglie dei meno abbienti. Il giovedì di Pasqua si prepara, in ogni chiesa, il Santo Sepolcro che è addobbato con fiori, candele e grano. Il pomeriggio dello stesso giorno una messa ed il canto della "Passione - Saa pir nee Cristi duroi !" composta dal Variboba (e tramandata dal Librandi). La sera del Venerdì Santo, "tek e Pramtia e Madhe", la cerimonia più toccante: si snoda, a partire dalla chiesa madre di Santa Maria di Costantinopoli del Seicento, più volte ristrutturata, la solenne processione del Cristo morto preceduto dall´Eparca ("Zoti i madhe"); tutto l´itinerario è illuminato a giorno, con candele e fiaccole di legno, portate in processione dai tantissimi fedeli, e con altri luminari, alcuni molti antichi, che ornano balconi e finestre e ogni angolo buio del paese. I canti melanconici e i cori appassionati degli uomini e delle donne sono accompagnati e spezzati da un caratteristico suono emesso da uno strano ed antico strumento detto "Trokla - Trokëzit" (deve sostituire per l´occasione le mute campane ed invitare la gente a partecipare alla sacra funzione) che è composto da una ruota di legno dentata con una o più lamelle e che viene fatta "girare" manualmente: la scena che si presenta ai tanti "turisti per caso" o agli "emigrati" di ritorno per quest´occasione, è davvero molto commovente e suggestiva. Sabato mattina, "tek e Shtunia e Madhe", sempre per il rito greco-ortodosso, si ripete il grande evento: la Resurrezione di Cristo. L´annuncio è dato all´alba nel corso della funzione liturgica detta, in lingua albanese, "Fjala e mir" (la buona novella). La Resurrezione dopo la Messa del mattino. E´ allora che tutti i bambini in festa, al ritorno del suono squillante delle campane, sul sagrato della chiesa, scartocciano, rompono e si scambiano le tipiche uova albanesi per la Pasqua ("Paskarelja") e quelle più moderne di cioccolato. Le donne rimaste in casa - come ricorda il prof. Marano - al festoso annunzio delle campane si scambiano baci e auguri, cospargendo ogni cosa d´acqua, che si ritiene benedetta per la Resurrezione di Gesù; prima di gettare l´acqua benedetta, però fanno rumorio sui mobili per far scappare i topi (o il malaugurio). A mezzanotte dello stesso giorno di sabato, nella piazza antistante la chiesa, viene acceso un grandissimo fuoco (vuole rappresentare la tentazione del diavolo) intorno al quale si accalcano tantissime persone, che hanno il compito di spegnere, e in un modo del tutto singolare, il grosso falò, "il fuoco del demonio": a gruppi di cinque o sei persone ci si reca, in silenzio, nella più vicina fontana pubblica ("Croirì o Kanali i vieter") dove ci si riempie la bocca d´acqua e la si va a versare sul fuoco per spegnerlo. Durante il tragitto di ritorno, per non perdere l´acqua non si deve parlare, anche se le "tentazioni", che arrivano soprattutto dai giovanotti del paese, possono essere molte. Per questo motivo, alcune donne, le più anziane, sono munite di un lungo bastone detto "dikanique" con l´estremità biforcuta, che molte volte è servito, e serve, per l´occasione (si tramandano per detta cerimonia tanti aneddoti curiosi e molte teste... rotte); chi parla e lascia cadere l´acqua tenuta in bocca va incontro ai segni del diavolo (il fuoco che vuole rimanere acceso); la cerimonia è detta dell´Acqua Muta. Alla fine della celebrazione, ognuno porterà con se un pò di brace benedetta, che estenderà la benedizione a tutta la casa, dopo aver purificato il paese. E´ la stessa gente, che da lì a poco, spento, tra danze e canti, che ricordano ancora l´antico popolo albanese e l´eroe Giorgio Castriota Scanderberg difensore contro Maometto della cristianità, gli ultimi residui del fuoco, rinnova la millenaria tradizione del "Kristos Anesti" (Cristo è risorto). Ricordiamo brevemente la cerimonia: il prete ("Prifti") si mette davanti alla porta della chiesa, tenendo in mano una grande croce con essa picchia tre volte l´uscio della stessa chiesa che, nel frattempo, era stato sbarrato all´interno dal sagrestano, il quale ha il compito di fare, suo malgrado, la parte del "diavolo," e recitando le parole del Salmo, chiede che le porte vengano aperte al Re della Gloria, che veniva a prenderne possesso. All´interno della chiesa urla e rumori di
catene stanno a significare la "ribellione del diavolo", che vuole impedire con ogni mezzo, l´ingresso di Gesù e della Cristianità in chiesa. Infine, il diavolo è vinto, imprecando abbandona il campo e le porte della chiesa si spalancano all´improvviso ed il popolo, il popolo dei redenti, dietro al prete o all´Eparca, entra nella chiesa illuminata, al suono delle risvegliate campane, intonando il bellissimo canto greco del "Kristos Anesti"; canto che risuona, per tutta la notte, nei paesi albanesi dove i giovani, per scambiarsi un segno di pace e solidarietà, usano andare, ancora oggi, d´uscio in uscio, a ricordare, con quest´antichissimo canto liturgico, comune a tutto l´Oriente ortodosso che "Krishti u ngjall" (Cristo è risorto) "Fërteta u ngjall" (Davvero è risorto). A conclusione di tutto rimane, sempre, un irresistibile desiderio di rivolgere a tutti gli italo albanesi, ai profughi albanesi (shiqptar), ai cristiani di rito bizantino, un invito pressante che esce dal profondo del mio cuore: "Abbiate gelosa cura di conservare genuine e pure le perle preziosissime che abbiamo finora salvato e che sono la manifestazione più suggestiva, la veste più bella di quella fede in Cristo Risorto che ci stringe ed unisce".

fonte : http://vaccarizzoparrocchia.blogspot.com/

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