Professor Carmine de Padova


Come anticipato una settimana fà quando parlammo di San Marzano (leggere qui l'articolo),il comune Arbereshe in provincia di taranto , il comune arbereshe piu grande più grande d'Italia.

In molti comuni italiani la tradizione arbereshe sta venendo fuori e molti comuni hanno percorso secoli di folk e cultura arbereshe uno di questi è proprio San Marzano.

L'uomo più conosciuto nel letterario è stato il professor Carmine de Padova il quale ha iniziato nel dopoguerra a studiare e far emmergere le antiche culture della Puglia.

l professore Carmine De Padova e' stato il più grande intellettuale storico contemporaneo di San Marzano, che a partire dalla seconda metà del XX sec. ha dato un importante contributo culturale alla Comunità Sanmarzanese. Il professore De Padova ha dedicato tutta la sua vita a continue ricerche storiche, sulla vita e i costumi di San Marzano di San Giuseppe ed alla storia Arbereshë. Grazie ai suoi innumerevoli viaggi in Italia ed all'estero, sempre alla scoperta della cultura Arbereshë.

Grazie a lui oggi San Marzano ha potuto custodire e impreziosire il suo bagaglio culturale.


Le opere scritte in Arbereshë Sanmarzanese portano la sua firma. fra le sue opere, ricordiamo "Dy Miqte" (i due amici) del 1998, infine l'altro capolavoro "San Marzano, storia, tradizioni, folkore dell'unico paese Arbereshë in Puglia".

Il professore De Padova e' scomparso pochi anni fa, ma per molti Sanmarzanesi sarà sempre ricordato come il ricercatore storico Professor Melino.

Le mitologie di BUTRINTO

L’antica città di Butrint occupa una penisola boscosa, in posizione strategica tra lo stretto di Corfù e il lago omonimo, e conserva resti ellenici, romani, bizantini, veneziani e turchi, in un’eccezionale stratificazione di segni della frequentazione umana di questo territorio che coprono un arco temporale esteso per circa 3000 anni, pressoché senza soluzione di continuità.

Il mito più famoso relativo alla fondazione della città di Butrint si trova nell’Eneide di Virgilio, quando si parla dell’arrivo di Enea a Butrint dove incontra Andromaca. Numerosi sono poi i miti e le leggende ambientate a Butrint nel corso dei secoli, a dimostrazione dell’importanza dell’insediamento.

Le più antiche testimonianza documentarie risalgono invece al VI secolo a.C., in un elenco di città e porti compilato da Ecateo di Mileto; gli scavi archeologici hanno invece dimostrato come la più antica frequentazione risalga alla fine dell’VIII secolo a.C. Va ricordato che gli scavi più estesi cominciarono nel 1920 dall'archologo italiano Ugolini.
Ugolini .

Le curiosità di Mussolini di capire e di conoscere queste terre mistoriose e di vedere le terre di tanti antenati italiani.


I resti della città occupano un’area di circa 16 ettari all’interno delle mura, ma in alcuni periodi della sua storia l’insediamento si estendeva su vaste aree anche all’esterno delle mura stesse (attualmente il monumento più rappresentativo all’esterno delle mura è la fortezza triangolare, sul lato opposto del canale che lambisce la parte bassa dell’insediamento).

Il sito si struttura in due parti morfologicamente distinte: l’Acropoli, su una collina alta fino a 42 metri sul livello del mare, con ripidi fianchi ulteriormente difesi da un circuito di mura; la città bassa, che occupa la parte inferiore della collina, lambita dal Canale di Vivari.

I resti della città greca, risalenti in particolare al periodo compreso tra il terzo e il secondo secolo a.C. (anche se la fondazione risale al periodo compreso tra l’ottavo e il sesto secolo a.C.), sono rappresentati dallo splendido teatro, da due templi, da alcune porte (porta Scea e porta del Leone) e da tratti delle originarie mura difensive.

Le fortificazioni di questo periodo dimostrano la potenza economica e militare della città, uno dei maggiori centri marittimi fortificati del mondo antico. Nel IV secolo a.C., sotto il controllo di Alessandro il Grande, Butrint raggiunse l’apice del suo splendore, contando tra l’altro oltre 10.000 abitanti.

Alla fine del III secolo a.C. Butrint fu conquistata dai pirati Illiri (gli albanesi sono i discendenti diretti degli antichi illiri, tant’è che la lingua albanese deriva da quella il lira).

Le tracce della dominazione romana iniziata a metà del II secolo a.C., oggi ancora in buono stato di conservazione, sono rappresentate dai bagni termali, dal Ginnasio, dal Tempio di Minerva, dal Ninfeo, dal Palazzo Triconch e dalla Villa Diaporit, abitata da un amico di Cicerone.

L’architettura cristiano bizantina, risalente al V – VI secolo d.C., include il Battistero eretto nell’ultima metà del VI secolo (il più grande del suo genere dopo quello di Costantinopoli, con importanti mosaici pavimentali intorno al fonte battesimale) e la Basilica, eretta nel VI secolo ed utilizzata fino al XIII.

Principale testimonianza del periodo Veneziano (i Veneziani conquistarono infatti Butrint nel 1386) è invece la fortezza triangolare (XVI secolo), fronteggiata dalla torre quadrangolare (XV secolo). I Veneziani occuparo solo una piccola parte dell’antica città, prosperando per lungo tempo grazie al commercio del pesce, del legno e del bestiame.

Alla presenza dei Veneziani si alternò per alcuni secoli quella degli Ottomani: nel 1537 i Veneziani si arresero a Solimano il Magnifico, ma ritornarono in possesso della città ad intervalli durante i secoli XVII e XVIII; la dominazione turca fu invece continua per tutto il diciannovesimo secolo (periodo cui appartiene il castello di Alì Pascia Tepelene, eretto nel 1814 come baluardo contro gli Inglesi che, per esempio, controllavano Corfù), fino al 1912 quando l’Albania divenne uno Stato indipendente.

Nonostante il succedersi delle diverse dominazioni la città di Butrint visse in declino a partire dal XII secolo, via via occupata soltanto in una piccola parte dell’originaria estensione.

All’eccezionale rilevanza del parco archeologico di Butrint, dichiarato nel 1992 Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO, si somma il valore naturalistico, ambientale e paesaggistico delle aree umide presenti all’interno del Parco.

Da un punto di vista naturalistico il Parco Nazionale di Butrint conserva una grande varietà di habitat naturali e seminaturali, ospitando numerose specie floristiche e faunistiche, in particolare legate alla presenza delle estese aree umide.

Oggi è patrimonio dell'UNESCU e le strutture antiche sono visitabili.

Sole - Zeus

Sole - ZeusIl Sole (Zeus) è il più grande fra gli dei: Dio e padre sia degli dei che degli uomini. Zeus, prima ancora di essere conosciuto come Signore dell’Olimpo e prima ancora che si creassero i miti sulla sua nascita in Creta, esisteva come divinazione del Sole (Zeus). Visto che era il più grande dio del mondo pelasgico, ne dovremmo trovare traccia in tutti i territori dove i Pelasgi abitarono, dall’ Italia centrale fino in Asia Minore, in Cipro, Creta ecc. E in verità in questi posti troviamo i segni del suo culto.

Molto sappiamo sul Sole (Zeus) e le sue vicissitudini, ma non sappiamo quasi niente sulla sua storia, origine, e sulla etimologia del nome. Cosa vuol dire Dias, Zeus, Zin ecc? Che significato hanno le radici Dhi e Zi della maggiore divinità dei Pelasgi? Dicono che il sole sia il simbolo della luminosità e lucentezza del cielo. Il cielo nella lingua sanscrita si chiama Diau-h , cosi i linguisti e i mitologi hanno pensato di aver trovato la soluzione etimologica del nome del Sole (Zeus), visto che considerano la lingua sanscrita più antica di quella greca.

Le radici Dhi e Zi nella lingua albanese hanno lo stesso significato di lumiosità (ndriçim), lucentezza (shkëlqim), fuoco (zjarr), e cioè le caratteristiche del sole; le ritroviamo nelle seguenti parole:

Diell(sole) dialettale Dill, Div ecc.

Ditë (giorno) cioè la parte della giornata che si illumina.

Dieg (Bruciare), Djeg.

Di (sapere) conosco, mi illumino.

PerënDia, Dio, Signore.

Diel (domenica), cioè il giorno del sole che i cristiani hanno trasformato nel giorno del Signore.

Dialë (ragazzo).

La radice Zi la troviamo nelle parole zien (bollire), zjarr (fuoco) e anche nella parola tardiva Zot(Dio).

Diah-u nella lingua sanscrita significa cielo, come abbiamo detto, ma come si può facilmente intuire il cielo non è sempre illuminato ma anche oscurato (al buio), e in nessun caso ardente o rovente. Cosi la parola sanscrita Diah-u non può soddisfare chi trova in essa l’etimologia del nome del Sole (Zeus). L’etimologia di questo nome la troviamo nella parola pelasgica Diau che oggi vive nella parola albanese Dielli (il sole).

Parole derivate da Diau/Diell sono anche i termini latini DIOVIS e DEUS = Dio, Signore. Questi termini hanno avuto origine dopo la creazione del pantheon dell’ Olimpo e la immedesimazione del Sole con Zeus. Cioè nei tempi in cui ormai il Sole (Zeus) è diventato il più grande di tutti gli dei. Erodoto chiama Dhia ogni grande dio dei popoli che lui descrive nelle sue opere.

Altre parole derivate sono Dias – giorno in spagnolo, Day – giorno in inglese, Dieu – Dio in francese ecc. Ma in nessuna altra lingua del mondo c’è un sistema cosi ricco di parole con le radici Di e Zi come quello che esiste nella lingua albanese, dove tutte le parole hanno il significato della luminosità (ndriçim), del fuoco (zjarr), ecc, e cioè le caratteristiche del sole.

Liberamente tratto dal libro Arvanitasit dhe prejardhja e grekëve dell’autore Aristidh Kola

fonte : http://eltonvarfi.blogspot.com/2010/03/sole-zeus.html

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Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria.Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un'altra cultura, inventa per loro un'altra storia. Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare quello che e' stato. E il mondo attorno a lui lo dimentica ancora piu' in fretta. L'Albania ha la storia più antica d'Europa , una storia distorta dagli invasori e che faticosamente sta cercando di ricostruire.