Donne albanesi nel distretto di Valona, 1915

Immagine storica risalente al 1915 ritrae donne albanesi in coda alla fontana per fornirsi d'acqua potabile. Selenizza (distretto di Valona)



di Roberto Almagià

La maggior parte dei greci sono in realtà Illiri ,di conseguenza albanesi .(Tom Winnifrith , 2002)

Un estratto dal libro : Badlands, Borderlands: A History of Northern Epirus/Southern Albania




La maggior parte dei greci sono in realtà Illiri , di conseguenza, albanesi. I dori legati con Hercules (Ercole) erano illiri quando arrivarono.



Per contrastare la teoria greca la quale ritiene che gli albanesi meridionali sono greci veri e , che lo sono sempre stati , gli albanesi possono contare sugli illiri autoctoni , per contrastare i miti che greci hanno nella loro testa, e affermare che la maggior parte di i greci sono in realtà discendenza Illirica , di conseguenza, albanesi.

Grazie alla scrittura Lineare B, è difficile difendere questa con i micenei ,  ma i Dori associati con Ercole, avrebbero potuto essere Illiri, dal posto da cui arrivarono.

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Titolo: Badlands, Borderlands: A History of Northern Epiro / sud dell'Albania
Autore: Tom Winnifrith
Editore: Duckworth, 2002




Intervista alla moglie di Enver Hoxha

La moglie del leader del Partito Comunista Enver Hoxha intervistata da Caterina Gerardi dove rilascia un intervista in lingua italiana.


Nexhmije Hoxha oggi ha 96 anni.




parte1


   


 parte 2

 

La storia dei 130 carabinieri in Albania nel 1943 (una storia dimenticata)

Dopo la fine della seconda guerra mondiale l'esercito italiano in Albania si trovava circondato dai tedeschi e dai comunisti albanesi.

Molti carabinieri , tenenti ,ufficiali , sottufficiali così come molti soldati semplici erano perseguitati dall'appena nato partito comunista albanese. Durante questo periodo sono stati uccisi tanti italiani così come anche tanti nazionalisti albanesi i quali erano cercati casa per casa. 

In questo articolo vi raccontiamo la storia di un battaglione con 130 carabinieri , guidato dal colonnello toscano Giulio Gamucci . Il gruppo venne disarmato e accompagnato a piedi scalzi . I prigionieri mal nutriti rimasero per mesi nella speranza di essere rimandati in Italia



Nel lager rimasero per alcuni mesi , poi venne dato ordine dell'esecuzione e furono condannati a morte sotto la motivazione "nemici del comunismo".
 Non dovevano essere uccisi in quanto dopo la guerra gli italiani e albanesi si erano uniti contro i nazisti. Secondo storici albanesi i generali albanesi ricevettero ordine di eliminare proprio quel battaglione.




Molti altri soldati italiani rimasero in Albania fino al 1948 , abbandonati dallo stato italiano in terra straniera dopo l'armistizio.

Molti di loro fortunatamente si salvarono grazie all'aiuto di semplici cittadini albanesi i quali li nascosero nelle loro case e molti di loro per non essere uccisi diventarono pastori nelle montagne grazie ai contadini albanesi. 

Molti albanesi che nascondevano gli italiani nelle loro case o nelle loro stalle venivano fucilati.

Si può dire che molti giovani albanesi e italiani morirono per una guerra ingiusta per un "invasione dolce" dell'Italia in Albania che causò la morte di tanti innocenti.
La guerra è crudele e anche oggi quella guerra ha lasciato segno tangibile sui figli dei partigiani e nazionalisti albanesi i quali in conflitto tra loro hanno cercato solamente di difendere la propria patria .


Sulla situazione degli italiani rimasti in Albania dopo la guerra hanno scritto pochi libri , uno di loro è.

"Benanti F.: La guerra piu' lunga. Albania 1943-1948"

Ne inseriamo una descrizione "
Alla Liberazione le autorità comuniste albanesi lo sottoposero al regime di internamento e dopo un processo di stampo staliniano fu condannato ai lavori forzati. Rientrò in Italia nel 1948 dopo anni di «agonie, fame, sete, violenze, brutalità, torture, vita disumana, angosce interminabili. E partire, partire, partire sempre».


Tornando ai carabinieri uccisi nel 1943 potete leggere questo articolo che racconta i dettagli dei 130 carabinieri uccisi in Albania nel 1943


Fushe Gura in lingua Albanese significa Altopiano o pianura con l'acqua, in effetti è una grande radura, il cui terreno è impregnato di acqua, a circa 1000 metri di altezza, circondata da boschi fitti e selvaggi e attraversata da un torrente che impetuosamente scende a valle, in questo luogo, a novembre 1943, si consumò un orrendo crimine di massa, assurdo e senza ragioni. Fusche Gurra si trova sull'altipiano di Cermenike,
Più di cento Carabinieri, 121 o secondo alcune versioni 129 , compresi i loro ufficiali e il loro comandante, vennero massacrati da partigiani comunisti Albanesi in questo sito, dopo un calvario di brutalità e di sevizie, probabilmente in due momenti diversi.
L'ufficiale in comando dei carabinieri era il Colonnello Giulio Gamucci, di Firenze che morì dopo immani sofferenze, con i suoi soldati. Chi guidò praticamente e concretamente questa sporca azione partecipandovi armi in pugno, fatto che non ha nulla di militare, ma che fu solo una carneficina, fu tale Xhelal Staravecka di nazionalità Albanese, che ricopriva il grado di capitano del 2° battaglione della 1° Brigata d'assalto, il quale dipendeva dal comandante di Brigata Kadir Hoxha.
E' una storia quasi sconosciuta in Italia, se non in certi ambienti, soprattutto storici o militari, ancora oggi non se ne parla. Il fatto è noto in tutta la sua completezza per la testimonianza di un militare del Corpo degli autieri che assistette personalmente all'eccidio e che testimoniò nonostante le minacce da parte Albanese : “il piombo Albanese ti raggiungerà anche a Napoli”.
Il reparto di Carabinieri, noto come colonna Gamucci faceva parte della Legione Carabinieri Reali di Tirana.
Durante la seconda guerra mondiale, l'Albania era stata occupata dalle forze dell'Asse, per gli Italiani era dispiegata la IX armata, denominata Comando superiore forze armate Albania con l'incarico della difesa del territorio albanese, della Dalmazia meridionale, fino al corso del Narenta, del Kossovano e del Dibrano per proteggere il confine Albanese in direzione sud est e operare dei rastrellamenti contro la guerriglia delle formazioni partigiane albanesi e Jugoslave.
L'8 settembre 1943, con l'armistizio tra l'Italia e gli alleati i reparti della IX armata al comando del Generale Dalmazzo cessarono di avere efficacia militare, mentre le truppe Germaniche senza colpo ferire occupavano le posizioni nevralgiche in Albania. Le truppe Italiane che scelgono di non collaborare con gli ex alleati vengono fatte prigioniere.
Il reparto del colonnello Gamucci in custodia ai Tedeschi viene trasportato, a fine settembre, su un treno verso Bitola in Bulgaria, nel corso di alcuni attacchi di formazioni partigiane fu preso da partigiani che si professavano comunisti che odiavano i Carabinieri in quanto tali e in quanto Italiani.
La sopravvivenza dei prigionieri andò avanti per qualche mese, poi in base ad un ordine segreto del capo di stato maggiore Albanese, Memet Shehu, tutti i Carabinieri vennero disarmati ed internati nel più orrendo dei lager Albanesi, Tepelene. In più erano stati anche condannati a morte su decisione inappellabile e inspiegabile, dal Partito Comunista e avrebbero dovuto essere, testuale, “uccisi come cani”, come disposto dal comando generale.
L'odio dei partigiani comunisti Albanesi verso i Carabinieri, era evidente e non dissimulato. La strage era stata programmata dai vertici della Brigata e come tante atrocità, compiute sugli Italiani doveva rimanere segreta per non creare conflitti con gli Alleati, molto sensibili a questi argomenti, i quali non dovevano interrompere gli aviolanci con viveri ed armi destinati ai partigiani rossi.
La mattina del 16 novembre 1943, iniziò un orrore senza fine, tutti i Carabinieri, più qualche ufficiale compreso il comandante, Gamucci furono costretti a marciare, con i polsi legati dietro la schiena dal lager partigiano, percorrendo una distanza incredibile, 250 km senza scarpe, su e giiù per sentieri impervi, da colline e montagne tra bastonate, calci e pugni e umiliazioni pesantissime. I prigionieri nella parte finale del percorso percepirono la loro imminente fine.
Raggiunto l'altipiano, mentre i loro carnefici posavano a terra lo zaino per avere le mani libere, i prigionieri divisi in piccoli, gruppi furono portati nelle vicinanze del canalone dove scorreva il torrente, gli furono prese le uniformi, e gli effetti personali, quindi completamente nudi, furono assassinati con il classico colpo alla nuca.
Le esecuzioni sommarie avvennero a breve distanza gli uni dagli altri, per cui i poveretti poterono sentire quello che accadeva ai loro commilitoni al di là della cortina di vegetazione: spari e gemiti umani. Il bosco divenne un luogo dell'orrore con corpi sanguinanti, materia celebrale a terra e sui tronchi degli alberi.
Il cosiddetto “ capitano “ Xhelal Staravecka, menò vanto in quella occasione, di aver ucciso , solo lui, ben 17 militari , salvo a tenere un atteggiamento vile sotto il fuoco nemico.


In seguito la Gazzetta Ufficiale Albanese pubblicò i nomi dei “giustiziati” indicandoli come nemici del comunismo. Nelle settimane successive, nello stesso luogo furono sterminati anche i rimanenti ufficiali dei Carabinieri tanto per fare l'en plein.
C'è una voce non confermata, secondo cui a ordinare materialmente la morte dei 121 Carabinieri fosse stato anche un Italiano rinnegato, ex sergente della Divisione Arezzo, divenuto poi capo di una brigata partigiana, tale Terzilio C. a cui in seguito la Repubblica Italiana concesse la Medaglia D'Oro al V.M. Di più, su un monte in Albania, sorge un monumento celebrativo di questo bel personaggio.
Attualmente il suo cadavere è sepolto in Italia, mentre i corpi dei Carabinieri , ufficialmente dispersi, nonostante numerose missioni di ricerca, non hanno ancora una tomba, bisognerebbe scavare il letto del torrente che li trascinò a valle, per una profondità di alcune decine di metri, per trovare almeno le piastrine di riconoscimento di questi poveri ragazzi.
Nessuno dei ex militari Italiani che combatterono nelle file della resistenza Albanese fiatò mai di questa strage una volta tornati in patria, e questa non fu l'unico sterminio di militari Italiani prigionieri da parte di partigiani comunisti Albanesi, infatti in alcune zone montagnose non si poteva andare per il fetore di decomposizione. Su queste stragi, i media Italiani non pubblicarono quasi nulla e l'opinione pubblica non venne informata in modo adeguato.
Su questo crimine contro l'umanità un carabiniere in congedo, pochi anni fa, scrisse un libro che racconta in modo dettagliato ed esaustivo i fatti. Per la cronaca uno dei protagonisti della strage , un importante comandante Albanese fu processato durante la dittatura comunista e condannato all'ergastolo per tappargli la bocca su questo e molti altri eccidi di Italiani sul suolo di Albania.
Roberto Nicolick

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A proposito delle guerre Nuto Revelli militare sul fronte russo nella seconda guerra mondiale disse questo nel 1999 :


«Volevo che i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi. Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come eravamo cresciuti noi della "generazione del Littorio". Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta» (discorso in occasione del conferimento della laurea honoris causa a Revelli, 1999).


Paracadutismo Valona : un bellissimo volo sopra la città (video maggio 2017 )

Per gli amanti di paracadutismo d'Italia e non solo , questo panorama non ha prezzo . La meravigliosa vista sulle colline di Valona , un ottimo posto per poter volare col paracadute ed ammirare il mare azzurro della costa albanese. Video




Saranda, dove la bellezza della natura è stata benedetta da Dio (guarda le foto 2017)

Il mare della città di Saranda è tra i più limpidi e puliti dell'Albania , questo è di certo una delle buone ragioni per organizzare una vacanza in questa bellissima città albanese . 
















foto da 
https://twitter.com/visitsaranda
https://twitter.com/matanemalit
https://twitter.com/beauty_albania

Mustafa Kemal Atatürk,l'albanese diventato il padre della Turchia moderna


Mustafa Kemal Atatürk nacque a Salonicco il 19 maggio 1881 è stato un militare e politico turco, fondatore e primo Presidente della Turchia (1923-1938). È considerato l'eroe nazionale turco e anche padre della Turchia moderna. Morì ad Istanbul il 10 novembre 1938.


Sua madre era turca (dell'impero ottomano) e suo padre originario della città del nord Albania , Lezha (Alessio) facente parte anch'essa dell'Impero ottomano.

Riferimenti consultati*


  1. Mango, Andrew, Ataturk: The Biography of the Founder of Modern Turkey, (Overlook TP, 2002), p. 27.
  2. Jackh, Ernest, The Rising Crescent, (Goemaere Press, 2007), p. 31, Kemal Atatürk albanian father and turkish mother
  3. Isaac Frederick Marcosson, Turbulent years, Ayer Publishing, 1969, p. 144.
  4. Richmond, Yale, From Da to Yes: understanding the East Europeans, (Intercultural Press Inc., 1995), 212.



Questo generale e presidente non parlava mai delle sue origini albanesi , in quanto l'impero ottomano nel 1912 perse anche l'Albania come paese satellite .

Come potete vedere Salonicco nel 1881 (nascita di Mustafa Kemal Atatürk) faceva perte dell'Epiro e non era ancora parte della Grecia ,lo è diventato nel 1913 , dopo le guerre balcaniche.



Leggi anche 


Quando l'Italia firmò per la spartizione dell'Albania (con Grecia e Serbia)

Quando l'Italia  voleva dividere l'Albania in tre parti con Serbia e Grecia :

Il centro dell'Albania andava all'Italia , il Nord alla Serbia e il Sud alla Grecia . L'Italia firmò per la spartizione dell'Albania che da due anni era un un paese sovrano e indipendente.(trattato di Londra 1915)




Il trattato di Londra era un incontro segreto tra l'Italia e i paesi che guidavano l'Europa chiamata Triplice Alleanza (Francia , Inghilterra e Russia) per contrapporsi alla Germania , Turchia, Bulgaria.


In questo incontro si è chiesto all'Italia di entrare in guerra contro la Germania e i suoi alleati per avere poi nel dopo guerra tanti territori oltre adriatico . Una delle quali l'Albania centrale.

Un estrato da wikipedia

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Gli artt. 6-7: il riassetto dell'Albania
A seguire, negli artt. 6 e 7, veniva stabilito il destino dei territori albanesi, nonostante si trattasse formalmente di uno Stato sovrano nato tre anni prima su parte dei territori persi dall'Impero ottomano a seguito delle guerre balcaniche.

L'Italia avrebbe ricevuto la piena sovranità su Valona, sull'isola di Saseno e su "un territorio sufficientemente esteso per assicurare la difesa di questi punti" (dalla Voiussa a nord e all'est, approssimativamente, fino alla frontiera settentrionale del distretto di Chimara al sud).

La parte centrale dell'Albania sarebbe invece stata riservata per la costituzione di un piccolo Stato autonomo neutralizzato e sotto protettorato italiano.

Per il resto l'Italia si impegnò ad accettare una futura spartizione dell'Albania settentrionale e meridionale fra il Montenegro, la Serbia e la Grecia secondo il disegno delle altre potenze (Francia, Gran Bretagna e Russia), così come una frontiera comune greco-serba nella porzione orientale dell'Albania, ad ovest del lago di Ocrida.

La costa a sud del territorio italiano di Valona fino a capo Stilos sarebbe stata infine neutralizzata.

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Ovviamente poi non si verificò nulla di tutto ciò grazie all'opposizione degli Stati Uniti

Se volete leggervi il patto di Londra su Wikipedia ecco il link  https://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_Londra

La mappa francese del 1878 afferma che gli albanesi provengono dai Pelasgi

In questa mappa del 1878 , la letteratura francese colloca gli albanesi e i greci come discendenti dei Pelasgi. (Gli albanesi sono chiamati nella mappa Shkipetars , come gli albanesi chiamano se stessi)

La mappa aveva come obiettivo la statistica della popolazione dell'Europa sotto il dominio dei Turchi.

Clicca per ingrandire la mappa e se sei interessato della storia antica dell'Europa condividi questa mappa.

Population de la Turquie  D'Europe 1878




Qui puoi vedere la mappa ancora più ingrandita (immagine ingrandita)

Albania, dove studiava l’imperatore Augusto (Corriere della Sera)


"Non solo Durazzo o Argirocastro: il Paese delle Aquile è diventato un vero cantiere archeologico. Ad Apollonia Cesare Ottaviano perfezionò i suoi studi in retorica, a Butrinto si fermò Enea in fuga da Troia: ecco le bellezze nascoste dei nostri vicini di suggerì al dittatore albanese di costruirci una base per i sottomarini.

Poi la rottura tra Mosca e Tirana e un periodo di buio. Da qualche anno gli scavi archeologici sono ripresi con vigore. L’Albania si sta rivelando una delle sorprese più interessanti per questi studiosi. A proposito: i primi ad intuirne il potenziale culturale erano stati gli italiani, al tempo del fascismo,quando l’Albania faceva parte dell’impero."

*Un estratto dal Corriere della Sera pubblicata in forma cartacea 


Coriza , la città della serenata albanese ( Video 2017 )

Korcia (Coriza ) , chiamata anche la "Citta della serenata" , è uno dei centri più grandi e importanti culturali ed economici  che si trova nel sud est dell'Albania

In questa città viene organizzato il più grande carnevale in Albania, che ha luogo prima della Pasqua ortodossa.




Oltre ai musei e monumenti, Korça è la città in cui è organizzato il più grande carnevale del paese delle aquile ed ha luogo prima della Pasqua ortodossa. Musicalmente, la città è conosciuta per le canzoni locali, chiamate "serenata Korçare" .

 In città si trovano molte taverne con cucina tradizionale di buon gusto come ad esempio vari tipi di torta che combinate perfettamente con la buona musica e la bevanda tradizionale, raki.
Qui si possono esplorare molti punti turistici situati nelle montagne vicine, come Voskopoja, Dardha, Vithkuqi e Boboshtica.

Questi villaggi sono ben conosciuti per offrire la possibilità di praticare molti sport e attività all'aperto.

La zona è anche famosa per le chiese bizantine di Vithkuqi e Voskpoja, le cui pareti sono state dipinte da famosi pittori albanesi medievali.

Vicino a Korça si può visitare lago di prespa  (che è il Parco Nazionale più grande del paese), Parco Nazionale Drenova, le tombe neolitiche di Kamenica, ecc

Nelle vicinanze della città si trova il cimitero dei soldati francesi uccisi durante la prima guerra mondiale.

In Albania dedicano una pizzeria al presidente della Turchia Erdogan

Nella città di Durazzo ,in Albania , hanno dedicato una Pizzeria all'attuale presidente della Turchia Erdogan. A Molti albanesi anti turchi potrebbe non piacere questo nome , a quanto pare però la pizza secondo le recensioni su Facebook è molto buona



Le donne albanesi nel 1970 (immagini del periodo comunista)

Nel periodo del socialismo albanese ( o della dittatura come molti la chiamano) la donna aveva un ruolo partecipe sia nella vita sociale sia nella famiglia.Vi inseriamo una carrellata di immagini che ritrae le donne albanesi nel 1970.

Una donna dirige i lavori per la costruzione delle ferrovie



Una donna partecipa alla scrittura delle propagande 



Donne albanesi nell'esercito




Donne albanesi mentre attendono l'autobus per andare in fabbrica



Donne in fabbrica










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