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giovedì 27 aprile 2017

I crimini italiani e tedeschi in Albania nella seconda guerra mondiale (145 militari accusati e mai processati)


C'è molta confusione sul ruolo dell'Albania nella seconda guerra mondiale e non si sa se era dalla parte degli aggressori o dalla parte dei paesi occupati.

Si sa che fu occupata dall'Italia da 1939 fino al 1943 con il subentro dei tedeschi nel 1943.

Allora perché l'Albania non è stata risarcita per i crimini fatti dall'Italia  e dalla Germania per tale invasione ?

L'altra cosa strana è che oggi la Grecia ha ancora in vigore una legge di Guerra con l'Albania per i motivi della seconda guerra mondiale in quanto la Grecia ritiene di essere stata aggredita dall'Albania , Germania e dall'Italia.
Come faceva l'Albania occupata (un paese senza una sovranità statale ) ad occupare e a aggredire la Grecia?


Come fa l'Albania a non essere ancora risarcita se molti albanesi sono morti per aver difeso altri albanesi ma di etnia diversa (ebrei , rom e slavi) o di un altro pensiero politico .
L'Albania ha cercato di opporsi da sola all'invasione fascista e nazista I dain tutte le maniere.

La realtà di oggi è che i danni della seconda guerra mondiale sono causati da:

  • Italia fascista , per il periodo aprile 1939 al settembre 1943;
  • Germania nazista, per il periodo settembre 1943 al novembre 1944;
  • La Guerra civile tra albanesi (comunisti e fascisti) dall'agosto 1943 fino alla fine del 1945.



Nel Museo della resistenza di Tirana, sorto negli edifici che ospitarono la caserma-prigione di via Rruga Barrigades, sono riprodotte le statistiche dei danni arrecati all'Albania dall'occupante italiano:

« 28.000 morti, 12.600 feriti, 43.000 deportati ed internati nei campi di concentramento, 61.000 abitazioni incendiate, 850 villaggi distrutti, 100.000 bestie razziate, centinaia di migliaia di alberi da frutto distrutti. »

I militari italiani inclusi nelle liste della Commissione delle Nazioni Unite per crimini di guerra e in quelle del governo dell'Albania, al 10 febbraio 1948, risultarono 145, dei quali 3 inclusi nella lista della commissione e 142 aggiunti con nota verbale dal governo albanese che ne fece richiesta di estradizione all'Italia.  Nessuno degli accusati venne estradato o processato.



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Qui sotto una intesi tratta di quell'invasione da:
Davide Conti, L’occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e mito della «brava gente» (1940-1943), Roma, Odradek, 2008

Le truppe italiane si insediarono a Tirana e, dopo la deposizione di Zog, fu proclamato Re d’Albania Vittorio Emanuele III. Il periodo che va dal 1939 al 1941 fu caratterizzato dalla creazione di un governo filo-fascista e dalla “Grande Albania” che includeva parte della Macedonia, il Kosovo e in seguito l’Epiro. Il controllo dei territori avvenne anche con l’utilizzo di milizie non regolari, guidate da Giuseppe Bottai, che favorirono o esacerbarono gli scontri interetnici già presenti nella zona balcanica. Durante la campagna di Grecia nel 1940, furono particolarmente violente le persecuzioni nei confronti dei greci e della comunità ebraica dell’Epiro, perpetrate dagli italiani con l’utilizzo di milizie albanesi



La resistenza albanese all’occupazione italiana fu decisamente attiva, provocando come conseguenza una dura repressione da parte dell’esercito italiano. I partigiani, coloro che li appoggiarono e gli oppositori politici vennero arrestati e torturati, deportati nelle carceri di Bari e Brindisi o rinchiusi nei campi di concentramento presenti sul territorio albanese. La tensione interna al paese crebbe tra il 1942 e il 1943 quando alle continue rivolte delle popolazioni locali seguirono violente risposte da parte italiana. L’appoggio dei civili alla causa partigiana portò in molti casi alla distruzione di interi villaggi. Il caso più noto fu l’eccidio di Mallakasha (ricordata in Albania come la “Marzabotto albanese”) del 14 luglio 1943 che portò alla distruzione di 80 villaggi e alla morte di centinaia di civili.
Dopo l’8 settembre del 1943, l’esercito italiano si divise in diverse componenti: alcuni si arresero alla resistenza, altri appoggiarono le truppe tedesche che invasero l’Albania subito dopo e il gruppo più esiguo combatté al fianco degli albanesi. Le forze della resistenza albanese, guidate da Enver Hoxha (futuro leader dell’Albania comunista) entrarono a Tirana il 17 novembre del 1944, proclamando la liberazione del paese il 29 novembre.

domenica 12 dicembre 2010

Confronto ebraico - albanese

La maggior parte degli studiosi non mettono in dubbio che l’ebraico sia la lingua più antica. Inoltre si sa dalla storia sacra che prima della costruzione della Torre di Babele tutti gli uomini parlavano una stessa lingua, e che poi, dopo la confusione, si crearono vari e diversi linguaggi: molti ve ne sono affini all’ebraico, e specialmente quelli di Nazioni più vicine a Babilonia, da cui derivarono tutti gl’idiomi. Tali sono la lingua caldaica, l’arabica, la siriaca e l’etiopica. L’albanese, paragonato nella sua purezza all’ebraico, assomiglia talmente al caldaico che le parole sul muro contro Baldassarre re dei Caldei, ed interpretate da Daniele: “farsin u techel mene mene”, suonano come fossero albanesi, e quelle che più si avvicinano nel senso sono: manë manë = misurarono, misurarono, ti chel = tu porti, fare = niente. Ed in effetti si potrebbe credere che queste parole siano proprio albanesi, o dell’antichissima lingua dell’Epiro, che Daniele, unico esperto in quel linguaggio, interpretò, mentre i Savi del Regno caldaico non poterono intenderlo affatto.

Ma per far vedere più dettagliatamente il genio di questa lingua originaria dell’Epiro, corta, monosillabica e vibrata in modo tale che pare esprima solo suoni piuttosto che parole, mi piace di aggiungere qui poche righe di traduzione dell’inizio del cap. 3° del Cantico dei Cantici, là dove la sposa si lagna, perché passò la notte cercando l’oggetto dei suoi amori e non lo trovò. Intendo fare questo raffronto perché, siccome la lingua ebraica esprime concetti complessi con poche parole, meglio e più chiaramente si veda come la lingua albanese, emulando l’ebraico anche se in poche voci, forse addirittura con meno termini dell’ebraico riesce ad esprimere un maggior numero di concetti, tanto che potremmo metterla nel novero delle lingue naturali.

Bikascti balleloth miscchabi Hal

Bikascthiu: naphsci sceaaba eth

Na akuma: metzathiu lo ve

…. bahir asobeba va

Me strat tim në nat chercova atë

Ghi dò zëmëra ime: e chercova

as ghieta: ‘nciume nanì ‘mbë kambë,

e vete për në Giutet et ce.

Se qualcuno volesse prendersi la pena di contare le sillabe dell’una e dell’altra scrittura, ne troverebbe meno nell’albanese, che nella ebraica, calcolando nella prima le mute. Ma per mostrare ancora di più l’indole primordiale della lingua di cui trattiamo, ottimo consiglio mi sembra di proseguire il paragone con l’ebraica. Una lingua si può paragonare ad un’altra o nella concisione, o nel suono, o nelle parole stesse, o nella sintassi. Confrontando il suono delle vocali, sarà buona cosa esaminare le vocali dell’una e dell’altra lingua che abbiamo deciso di confrontare. Le vocali in sostanza sono cinque: a, e, i, o, u. ma siccome si possono pronunciare con un suono o largo o stretto e per di più sono soggette ad una tale gradazione che dal più stretto si passi al suono più largo, cosi, quantunque siano cinque, possono crescere a tante quante l’uso di un linguaggio avrà voluto. La lingua ebraica ha tredici vocali, vale a dire che le cinque vocali fondamentali diventano tredici a secondo del suono ora più largo, ed ora più stretto che s’impiega nel pronunziarle. E perché non si dica che la divisione delle vocali ebraiche in tredici sia un espediente masoretico, introdotto con la punteggiatura, faccio presente che i punti non furono altro che dei contrassegni, che mantenessero più distinto il suono delle vocali, il quale correva pericolo di perdersi, mentre la lingua cominciava a declinare. Da questo assunto possiamo concludere che le tredici vocali siano proprie della lingua ebraica e dire che gli Ebrei, tra strette, larghe, e larghissime, oltre alle mute, dividevano i cinque suoni della voce in tredici tra toni e semitoni, se mi è lecito usare tali vocaboli mutuati dalla musica. Nella lingua albanese le vocali variano in modo che, dalle cinque originarie, diventano molte di più a seconda dei suoni. Eccone gli esempi: in amë (madre) la a non è aperta, ma contiene un suono tra a ed e aemë,amë, ëme; in atà (quelli), le due a sono larghe; in baame (azioni) sono aperte, ma si avvicinano alla e muta; in ati ( padre), la a deve essere pronunziata rapidamente; in ar (oro) la a si dovrà pronunciare diversamente che in ar (noce), e in ar (lavoro, biada). Ar (oro) si pronunzia più rapidamente che ar (noce), in cui, al contrario, la a deve essere pronunciata prolungandola alquanto, raddoppiando la r, e in ar (biada) deve essere pronunziata quasi are.

E in e para, e mira (la prima, la buona) ha un suono naturale: in gurete (le pietre), si avvicina ad una lettera muta. In grue (donna), zonje (signora), somiglia quasi alla a; infatti alcuni pronunziano grua (donna), zonja (signora).

E di hem, come hem Pietri, hem Pali (e Pietro, e Paolo), è stretta.

I si pronunzia lunga come se fosse accentata in alcuni nomi di famiglie, come in Vladagni Zumi, e in sctpi che si dice anche scpì (casa).

I in ti (tu) è larghissima, tanto che, nella pronuncia di alcuni, sembra che suoni ijë, ti (tu). Lo stesso è in ieta (la vita) che si pronunzia anche jeta (la vita).

O in more è larga, come è in dò, particella disgiuntiva, do ti, do ai (o tu, o quello, vuoi tu, vuol quello). In croi (la fonte) ha un suono naturale, in jo (no), ha un suono largo.

U in u (io) è rapida, come in ju (voi): in u che serve per l’intransitivo, che si declina con le regole e coi tempi dal passivo, è vocale stretta, anzi strettissima, per esempio me u ‘mreculuem (meravigliarsi), me u dasciume (essere amato); e di fatto alcuni lo pronunziano come se fosse muta dicendo me të ‘mreculuem, me të dasciume. Alcune volte ha un suono naturale come Turk (Turco).

Tratto dal libro Memoria sulla lingua albanese dell’autore Giuseppe Crispi

fonte : http://eltonvarfi.blogspot.com/2010/08/confronto-ebraico-albanese.html

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