Cercasi esperta/o sul ciclo dei rifiuti per l’Albania

Cospe seleziona:
ESPERTO/A SULL'INTERO CICLO DEI RIFIUTI, POLITICHE AMBIENTALI E METODOLOGIE PARTECIPATIVE atte a coinvolgere le comunità di riferimento


Profilo: Coordinatore/coordinatrice espatriato/a
Durata del contratto: 6 mesi, estendibili a 12 mesi
Sede: Nord Albania - Regione Rurale della Zadrima (Comuni di Blinisht, Bushat, Dajc, Hajmel e Vau j Dejes)
Richiesta disponibilità: da aprile 2010

Descrizione mansione:
- Fornire supporto tecnico al coordinamento locale del progetto (che comprende esperti e sindaci dei comuni coinvolti);
- Individuare soluzioni per l'avvio raccolta rifiuti e raccolta differenziata in rapporto al contesto e alle risorse disponibili;
- Coadiuvare il coordinamento locale nella definizione di un piano ambientale di area e collaborare allo sviluppo della relativa progettazione;
- Mantenere il collegamento con le esperienze in ambito nazionale sul ciclo dei rifiuti, raccolta differenziata e politiche ambientali in generale.

Requisiti minimi richiesti:
- Formazione universitaria pertinente la pianificazione e le politiche per l'ambiente (verranno
valorizzati approcci interdisciplinari orientati anche agli aspetti sociali);
- Esperienza lavorativa specifica non inferiore a 3 anni;
- Capacità di lavorare per obiettivi e in coordinamento con diversi interlocutori;
- Fluente conoscenza della lingua inglese e dimestichezza con i principali applicativi software;

Se interessati, inviate CV entro il 28 febbraio 2010 a
risorseumane@cospe-fi.it specificando nell’oggetto del messaggio “Esperto ciclo rifiuti per Albania”.

I candidati preselezionati saranno invitati ad un colloquio. Nessuna notifica verrà inviata ai candidati non preselezionati.

per saperne di più http://www.cospe.it/italiano/partecipa.php?i=pt3#rifiuti

L’etimologia dei nomi Shqipëri e shqiptar, Albania e albanese

L’etimologia dei nomi Shqipëri e shqiptar, Albania e albanese

È curioso che ci sia una differenza tra il nome che gli albanesi riferiscono a se stessi e quello usato dagli stranieri per riferirsi agli albanesi.

Il paese abitato dagli albanesi oggi si chiama Shqipëri e gli abitanti shqiptar per gli albanesi, mentre gli stranieri chiamano Albania il paese e albanesi i suoi abitanti.

Senza pretesa di voler risolvere una volta per tutte la questione, cerchiamo di capire meglio il motivo di tale distinzione attraverso alcuni studi.

Nel 1847, nel suo libro “Su gli albanesi, ricerche e pensieri”, Vincenzo Dorsa cercò di dare una spiegazione, proponendo alcune possibilità. “Si discute fra i critici sull’origine del nome “Albania”, perché nessuna traccia si trova presso gli antichi scrittori. C’è chi sostiene che deriva dagli Albani, popoli dell’Asia che erano situati tra il Caspico e il Mar Nero, i quali, secondo questi studiosi, fondarono diverse colonie nella Macedonia e nell’Epiro”.

Ma Dorsa non è convinto di questa teoria. Infatti ci dà un'altra indicazione: “Palmerio (Graccia antiqua, Libro 1, Cap. 14), ci tramanda che l’Albania si chiama così per via delle sue alte montagne, che i Galli antichi, una volta giunti in quelle terre, chiamarono alpi nella loro lingua”. Sulla base di questa teoria, Dorsa spiega il termine riconducendolo alla natura montuosa di “quella terra”.

Lo scrittore antico Tolomeo riferisce che nella Macedonia esiste un monte Albanus, dei popoli Albani e la città Albanopolis. Lo stesso Strabone ricorda il monte Albia o Albion. A questo punto Dorsa si interroga sul “perché non puntare l’attenzione su questo indizio? Indizio solitario sì, ma splendidamente parlante. Questa per noi è come la stella polare per i naviganti dell’oceano; ed io non credo che quel nome sia appunto il principio generatore della parola Albania”.

La versione personale di Dorsa è questa: “Nel Lazio esisteva Alba, città sacra, retaggio della discendenza di Enea. I Romani venuti nella Macedonia e nell’Epiro, alla vista della città di Alba o Albanopolis, si sono spontaneamente ricordati della città, chiamata Alba, della loro patria. Perciò, per distinguerla da quella, l’hanno chiamata Alba-nia, cioè Alba nuova (nia - nuova), come appunto dissero Roma-nia, Roma-nuova la terra sede del nuovo impero[…]”.

Anche per il nome shqiptar, Vincenzo Dorsa dà la sua spiegazione: “Fra di loro si chiamano Skipetari. Questo secondo nome ci porta a σχίφος, che Eschilo spiega ricorrendo alla parola ξίφος spada, maneggiatori di spada[…]”.

Nel 1877, a Parigi, si pubblica il libro La Grèce avant les Grecs dell’autore Louis Beonlew. Beonlew cerca di spiegare la parola shqiptar dando credito alla teoria di Xylander. Inizia la sua analisi osservando quanto la parola shqiptar si avvici al verbo albanese shqiptoj (pronunciare). Ma poi abbandona qualsiasi connessione con questo termine perché ritenuta non attendibile e cerca di definire meglio la sua teoria. Beonlew avvicina la parola shqiptar alla parola shqiponja, aquila, che, come il falco, starebbe sempre vicino alla roccia, il suo habitat naturale. Roccia in albanese è shkëmbi. Se consideriamo che in albanese il falco si chiama anche petrit, questa parola ci conduce alla lingua greca petra ovvero roccia. Allora, conclude Beonlew, gli albanesi (Shqiptarët) si chiamavano, come sosteneva Xylander, “abitanti della roccia”.

Sami Frashëri invece nella sua opera "Shqipëria ç'ka qënë, ç'është e ç'do të bëhet" (Bucarest 1899), dice che gli antenati degli albanesi si facevano chiamare arbën, parola questa documentata almeno dal II secolo d.C. che però subisce un cambiamento: da arbën in arbër per via dell’abitudine che hanno i toschi (abitanti del sud dell’Albania) di cambiare la lettera n in r. Arbër o Arbën cioè coloro che lavorano la terra, da Ar che vuol dire terra, campo e bër o bën che si traduce con “fare lavorare”. Sami Frashëri collega la parola Shqipëri al nome dell’“uccello benedetto”, cioè l’aquila (shqipe, shqiponja nella lingua albanese). Frashëri considera l’aquila una vera divinità e scrive che gli antenati degli albanesi la adoravano come se effettivamente lo fosse e, un tempo, l’animale era raffigurato anche sulla loro bandiera (all’epoca della pubblicazione del libro, l’Albania era una provincia dell’impero ottomano e non aveva una bandiera propria). Tuttavia, lo studioso conclude che la parola shqipëri sembra che non sia molto antica perché gli albanesi che si trasferirono in Italia e in Grecia non la conoscevano affatto, per questo utilizzavano la parola Arbër.

Robert d’Angely nella sua opera “L’enigme” sostiene che la parola shqiptar non va oltre l’anno 1375, al contrario di quanto sostenuto da Vaso Pasha che, invece, riteneva che questa parola fosse molto antica e addirittura la riconduceva alla albanë-i, termine creato dagli albanologi moderni. Secondo d’Angely, la parola shqiptar comincia a diffondersi a causa dell’esercito di Scanderbeg che lottò senza mai essere sconfitto dai turchi. Shqiptar ovvero portatori dell’aquila (bartëse e shqiponjës, e shqipes), questo perché la bandiera sotto la quale questo esercito combatteva era la bandiera di Giorgi Kastriota (Scanderbeg), bandiera che è ancora oggi il simbolo ufficiale dello stato albanese: sfondo rosso che esalta un’aquila bicipite nera.

Anche lo studioso Aristidh Kola nel suo libro “Arvanitasit dhe prejardhja e grekëve” sostiene che il nome shqiptar ritrova le sue origini a partire dall’esercito di Scanderbeg che portava la bandiera rossa con l’aquila bicipite. Quanto ai termini Alban e Arbëresh, lo studioso sostiene che non c’è alcuna differenza. Citando due storici albanesi, Pollo e Puto, scrive che “la parola Alban ha un’origine storica, invece la parola arbëresh ha un’origine geografica”. Kola riprende la teoria che riconduce Albani, antica parola celtica, al concetto di altura.

Ovviamente questo articolo non ha pretesa di esaustività, però credo che dia un’idea sulla problematica questione dell’attribuzione del nome, specificando il complesso dibattito etimologico che sottende ai due nomi in questione (Albania e Shqipëria).

Elton Varfi

fonte http://eltonvarfi.blogspot.com/

17 febbraio il Kosovo compie 2 anni

Domani 17 febbraio 2010 il Kosovo compie 2 anni e la festa dell'Indipendenza sarà festeggiata in tutto il mondo dai kosovari stessi ,da albanesi da milioni di pacifisti.

Butrinto in Albania


Butrinto è situato al sud dell'Albania , a sud della moderna città di Saranda e di fronte l'isola greca di Corfù. Il sito è stato occupato almeno dal secolo 8 aC, anche se i miti associati con le sue origini parlano della fondazione della città da parte di esuli di Troia.


Dal 4 ° secolo d.C un insediamento murato è stato istituito e la città divenne un sito di successo di culto, dedicato a Aesclepius. Augusto fondò una colonia di Butrinto e la città sembra essere rI resti archeologici più antichi datano ad un periodo compreso fra il X e l'VIII secolo avanti Cristo. L’insediamento originario probabilmente mercanteggiava con Corfù e aveva una fortezza ed un santuario. Butrinto si trovava in una posizione strategicamente importante a causa dell'accesso allo stretto di Corfù. Dal IV secolo avanti Cristo crebbe in importanza e comprendeva un teatro, un tempio ad Asclepio ed un'agorà.



Nel 228 a.C. Butrinto divenne un protettorato romano insieme a Corfù, e successivamente divenne parte della provincia dell’Illyricum. Nel 44 a.C. Cesare designò Butrinto come colonia per ricompensare i soldati che avevano combattuto per lui contro Pompeo, tuttavia il proprietario terriero locale Tito Pomponio Attico si oppose al suo corrispondente Cicerone, che stava agendo nel Senato romano, contro il piano. Come risultato, pochi coloni si spostarono a Butrinto.

Nel 31 a.C. L'imperatore Augusto, fresco vincitore della Battaglia di Azio contro Marco Antonio e Cleopatra, rimise in vigore il piano per fare di Butrinto una colonia di veterani. I nuovi residenti espansero la città e, fra l’altro, costruirono un acquedotto, le terme, un foro e un ninfeo.

Nel III secolo gran parte della città venne distrutta da un terremoto, che rase al suolo parecchi edifici del foro e dei dintorni. Gli scavi archeologici hanno rivelato che la città era già in declino e stava diventando un centro manifatturiero, anche se la città sopravvisse comunque e divenne un porto molto importante.

All’inizio del VI secolo Butrinto divenne un vescovato e vennero costruiti nuovi edifici come il battistero (uno dei più grandi dell’epoca paleocristiana) e la basilica. L’imperatore Giustiniano rafforzò le mura della città, che però venne saccheggiata nel 550 dagli Ostrogoti guidati dal re Totila. Gli scavi evidenziano che le importazioni di beni dal vicino oriente continuarono fino agli inizi del VII secolo, quando i Bizantini persero il controllo della zona. Butrinto segue così la stessa sorte di gran parte delle città balcaniche dell’epoca, dove la fine del VI e l’inizio del VII secolo sono uno spartiacque fra l’età romana e il medioevo.

Dal VII secolo Butrinto si ridusse ad una piccola città fortificata e, in breve, venne conquistata dal primo impero bulgaro, prima di essere riconquistata dai Bizantini nel IX secolo. Rimase un avamposto dell’impero contro gli assalti dei Normanni fino al 1204 quando, a seguito della IV Crociata, l’Impero Bizantino si frammentò e Butrinto entrò a far parte del Despotato d'Epiro. Nei secoli seguenti quest’area fu luogo di scontro fra Bizantini, Angioini e Veneziani, e la città cambiò di mano parecchie volte. Nel 1267 Carlo I d'Angiò prese controllo di Butrinto e di Corfù e ricostruì sia le mura che la basilica. Nel 1386 Butrinto e Corfù vennero acquistate dagli Angioini da parte della Repubblica di Venezia, ma i mercanti veneziani erano principalmente interessati a Corfù e Butrinto cominciò un nuovo periodo di decadenza. Nel 1490 vennero costruite una torre e una piccola fortezza.
Resti del teatro e di parte dell'agorà (foto di Marc Morell)

Nel 1797 Butrinto venne ceduta a Napoleone in seguito al trattato di Campoformio, e due anni dopo venne conquistata dal governatore ottomano Ali Pashë Tepelena, fino a che nel 1912 divenne parte dell’Albania.

Oggi è meta del turismo archeologico internazionale.

fonte http://www.albaniaturismo.com/elenco-parchi-arheologici/26-butrinto.html

Berlusconi promuove l'Albania e la Puglia

Un foto montaggio dell'attuale premier Silvio Berlusconi che in modo simpatico promuove la Puglia e l'Albania..




Questa montatura ha solo lo scopo di promuovere in modo simpattizzante i buon rapporti che ci sono tra l'Italia e l'Albania.



L'Albania in Toscana, la cultura fa da ponte ; in diretta alle ore 16

L'Albania in Toscana, la cultura fa da ponte

Segui l'inaugurazione in diretta su www.intoscana.it!

L'Albania in Toscana è la mostra di alcuni artisti albanesi residenti nella regione di Dante che sarà inaugurata il 5 febbraio prossimo a Firenze. L’iniziativa, un tentativo di dare un messaggio diverso rispetto a ciò che appare solitamente nei media, nasce grazie al lavoro congiunto delle associazione albanesi Rilindja e ASUF e della Lega degli artisti albanesi in Toscana, con il patrocinio della Commissione Cultura del Consiglio Regionale della Toscana. Inoltre è la prima di una serie di attività, parte della campagna contro i pregiudizi e gli stereotipi negativi che vengono associati all'aggettivo "albanese", sostenuta e promossa da tutte le associazioni albanesi della Toscana.
Per raggiungere l'obiettivo, è stato scelto uno strumento efficace che avvicina, incuriosisce e fa riflettere: la cultura. La mostra rimarrà aperta fino al 12 febbraio presso i locali della Casa della Creatività, gentilmente messa a disposizione dalla Fondazione Sistema Toscana. Si partirà con la tavola rotonda sulle prospettive di collaborazione culturale tra l’Albania e la Toscana.
Il parterre di relatori comprende Enzo Brogi, Presidente della Commissione Cultura del Consiglio regionale della Toscana, che insieme alla Vice Presidente della stessa Commissione, Stefania Fuscagni, hanno reso possibile l’iniziativa. Interverranno anche Besjan Pesha, Direttore generale del Ministero della Cultura albanese ed esponenti delle associazioni che hanno promosso l’evento. 5 gli artisti che espongono le loro opere: Liljana çika Kosturi (scultura), Bardhyl Alibali (pittura), Alban Berberi (pittura), Altin Shuaipi (fotografia), Lek M. Gjeloshi (fotografia). Albania news è stata sin dall’inizio supporter dell’iniziativa e l'unico media partner. Questa ed altre iniziative simili, ci vedranno sempre più presenti e propositivi sul territorio nazionale.

L'Albania in Toscana 5 - 12 febbraio Casa della Creatività Vicolo di S.M.Maggiore n°1 (100 mt dal Duomo)

SEGUI IN DIRETTA l'Inaugurazione: Venerdì 5 febbraio 2010 ore 16,00 su intoscana.it

Per informazioni: Ismail Ademi Cel: +39 320 38 42 178 Email: issi.ademi@libero.it

03/02/2010

per sapene di più e per la diretta http://www.intoscana.it/

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Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria.Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un'altra cultura, inventa per loro un'altra storia. Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare quello che e' stato. E il mondo attorno a lui lo dimentica ancora piu' in fretta. L'Albania ha la storia più antica d'Europa , una storia distorta dagli invasori e che faticosamente sta cercando di ricostruire.