Gli Hittiti sono Troiani e quindi Illiro - Albanesi


Durante le mie peregrinazioni, rivolte in tutte le direzioni, alla ricerca di prove a sostegno della mia tesi sugli Illiri preistorici e storici – che ho sempre considerato della stessa FARË (stirpe) ETRUSCA-TROIANA-HITTITA - mi capitò fra le mani la voluminosa opera di Marcel Cohén (“La Grande Invention de l’Écriture et son evolution”, Imprimerie Nationale Paris 1958), che, a dispetto delle 700 pagine dei due volumi e delle 95 tavole illustrative dei vari geroglifici, alfabeti, ecc.., lessi e studiai in pochissimi giorni, con l’entusiasmo del neofita.
Tra i geroglifici hittiti, uno attirò soprattutto la mia attenzione: il segno della vita immortale, il (n)ëngj, il simbolo della VITA, identico a quello ricorrente nell’antichissimo Egitto: Z
Lo riporto in fotocopia dalle tavole del summenzionato Cohén:
Planche 32
HÈROLGLYPHES HITTITES
CHOIX D’IDÈOGRAMMES
L'ENIGMA DELLA LINGUA ALBANESE - BLOG
Ai tempi della mia giovinezza visitando il grande Egitto, sui monumenti di Merenptah e di Ramsete III (seppi solo più tardi, studiando Manetone ed altri autori antichi, che questi sovrani non erano di sangue reale e neppure egiziani, ma ertuschi-troiano-hittiti: zotra (visir) stranieri, provenienti dalla casta militare), trovai i nomi:
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TURSHA e TURUSHA, che evidentemente sono il corrispondente diEtruria ; il Tusci latino, con metatesi e protesi di una e: E-trusi, Etruria (s e non sh come sarebbe corretto, poiché trush è l’ablativo ditru (in albanese cervello), ed Etruschi significa appunto, gente di cervello). Troverete identico riferimento anche nello “Etrusher” del prof. Körte, in “Real Encyclopädie Pauly”, Wissowa, Berlino….
Questi due sovrani, che governano – sembra con il titolo di LARTHES – l’Egitto (come l’antenato Seti I, fondatore della XIX dinastia ) considerarono sempre fratelli gli Hittiti, e tali si dimostrarono in ogni occasione. Il primo era il figlio del Grande Ramsete II; l’altro il nipote, l’ultimo veramente grande sovrano d’Egitto – emulo del nonno in tutto, che governò saggiamente eroicamente e gloriosamente l’Egitto.
Esisteva fra questo grande Paese e gli Hittiti un patto di amicizia, stipulato nell’anno XXII di Ramsete II il Grande: il primo patto storico di non aggressione che si conosca; siamo nell’anno 1268 a.C. Recita così:
Se un nemico assale il grande Sovrano d’Egitto e quindi manda a dire al Grande Capo di Khatti (= sovrano degli Hittiti): “Vieni ad aiutarmi contro di lui”, il Grande Capo di Khatti (Khatti si legge “gjatë” e in albanese significa “esteso in lunghezza”; infatti il grande impero hittita si estendeva dall’Anatolia alla Palestina e all’Assiria, N.d.R) verrà ed ucciderà il suo nemico”. E viceversa.
Federico A. Arborio Mella, ne “L’Egitto dei Faraoni”, Mursia Editore, Milano, al riguardo ci fa sapere:
“È il primo trattato di estradizione; però il profugo, una volta rimpatriato, non può essere punito”. Ciò significa che il codice di diritto internazionale degli antichi era certamente più evoluto e umano di quello dei moderni, i quali non si preoccupano certo della sorte dell’estradato.
Lo stesso Abramo (2168 a.C.) lasciando, per fame, UR (Caldea) - (Ur-i = fame, nella lingua illirica e nell’albanese) - emigrò ad Hebron, a sud di Gerusalemme, territorio allora storicamente hittita. Qui morì Sara, sua moglie, all’età di 187 anni secondo la Bibbia; e qui, dopo averla pianta, decise di seppellirla.
E Johannes Lebmann, nel suo prestigioso trattato “Gli Ittiti” (Garzanti, Milano 1977), fa acutamente osservare: “Ma siccome la terra non era sua, bensì degli Ittiti, si dovette contrattare. Il Patriarca si presenta umilmente a chiedere di comprare un luogo di sepoltura; gli Ittiti, magnanimi, glielo vogliono regalare, ma egli insiste per pagare con regolare contratto”.
Si comportò con la mentalità ebraica di sempre: pagare a basso costo, ma pagare, per stabilire il regolare diritto di possesso, come hanno fatto i suoi discendenti, i moderni Israeliani, con le terre degli Arabi.
Insisto in queste citazioni che sono di appoggio alla mia tesi: “GLI HITTITI SONO TROIANI (e quindi Illiro - Albanesi, come si evince dallo studio attento di Livio e Virgilio, N.d.R.) e i TROIANI SONO ETRUSCHI”. L’origine di questa nobilissima prosapia dei FIGLI DELL’AQUILA ossia della LUCE, è remotissima, riportabile, con documenti filologici, filosofici, etnografici, almeno ad oltre 12.000 anni fa.
Ed io, quindi ho ben donde quando affermo, nella relazione della mia teoria, che l’Illiria storica è l’ultima derivazione dell’immensa corrente borea-illirica; corrente impetuosa, salutare, che, nell’età della pietra, muovendo dal Caucaso, si diffuse oltre l’Anatolia, nella Mesopotamia, nella Palestina, nell’Assiria, deviando in Egitto e in Italia i rivi più puri.
Io ho trovato il “polline” indistruttibile ( anche in botanica il polline èindistruttibile) dell’albero gigantesco e robusto illiro-ittita-troiano-etrusco, in Turchia, nell’Iran, nell’India, oltre che negli altri paesi già menzionati, con i rami più progrediti nella scienza, nell’arte, nella filosofia e nell’esoterismo, soprattutto in Italia e in Egitto, da doveThot ha sparso in tutto il mondo la luce del sapere, immutabileperché è veramente tale.
 È riferito all’autore del pezzo e cioè a G. Catapano.
Tratto dal libro Thot. Tat (VAV) parlava albanese di Giuseppe Catapano

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