I militari albanesi nell'Europa Medievale e la loro capacità di comando in Italia


Prima di Skanderbeg, nelle terre italiane vivevano anche
albanesi che lavoravano come soldati per Venezia, Milano e
per il Papato. Uno dei comandanti più conosciuti di quel tempo
era Mercurio Bua, di origine epirota. Nei secoli XVI-XVII,
quando la Francia e la Spagna bisticciavano per contendersi
l’Italia e l’Europa, ogni esercito aveva soldati albanesi chiamati
“stradioti”, conosciuti per la forza e per il cuore duro. Tutti
avevano paura degli Stradioti perché i comandanti li pagavano
bene per ogni testa tagliata che gli portavano! Quando
nell’anno 1529 la Francia entrò nel regno di Napoli, capitò che
alcune volte gli Stradioti, che lavoravano da una parte e
dall’altra, non si uccisero l’un l’altro e si tennero fuori dalla
battaglia!
I comandanti più conosciuti erano Teodoro Musacchio e suo
figlio Musacchino, Giorgio Rali, Giorgio Albanese e altre
decine. Nel secolo successivo, il più conosciuto era Giorgio
Basta (Monferrato 1547- Praga 1607), che prese parte nelle
battaglie contro gli Spagnoli nelle Fiandre. Dopo alcuni anni il
re d’Austria lo mandò in Transilvania dove guerreggiò contro
i Turchi. Giorgio scrisse anche libri su come si trattano i cavalli
in battaglia. Morì a Praga nel 1607.
Infine abbiamo il “Reggimento Real Macedone” che volle il
re di Napoli Carlo III nel 1734. Venne formato con albanesi
che venivano da Himara e avevano come comandante Strati
Gjika. Questo reparto venne conosciuto quando contenne
l’assalto degli Austriaci nella città di Volterra nel 1744. Dopo
Gjika ci fu Corafa. Uno più conosciuto, e ultimo, fu Demetrio
Lekë Dukagjini, da Dhërmì, che ebbe come ufficiale il nonno
di Gramshi, che veniva dal paese arbëresh di Plataci (Cs). Il
Reparto venne chiuso nel 1860 con l’arrivo di Garibaldi.
nga Francesco Marchianò – ka Spixana (Cs)

Marrë nga “Jeta Arbereshe”

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