SAN DEMETRIO CORONE

San Demetrio fu fondato nel 1471 in un romito denominato Sancto Dimitre, nei pressi della Badia basiliana di Sant’Adriano, fondata da San Nilo di Rossano nel decimo secolo.

Nel 1534 vi giunsero gli albanesi della Morea, nel Pelopponeso, che lasciarono la propria città, Corone, per sfuggire alla dominazione turca. Fu in loro onore che nel 1868 al toponimo San Demetrio fu aggiunto Corone.

I sandemetresi furono soggetti, oltre alla giurisdizione baronale di Sant’Adriano, anche a quella criminale riservata ai baroni laici, che furono i Sanseverino, i Malizia, i Castriota, nuovamente i Sanseverino ed infine Don Carlo Campagna di Tarsia fino all’eversione della feudalità.

Nel 1794 vi fu trasferito da San Benedetto Ullano, ad opera del suo Vescovo-Presidente Mons. Francesco Bugliari, il Collegio Corsini, istituito nel 1732 per ospitare i giovani che volevano intraprendere la vita sacerdotale.

Ci fu un tentativo ad opera del sacerdote Francescantonio Lopes di far passare la popolazione sandemetrese al rito latino, facendo costruire nel 1737 una chiesa di rito latino, intitolata a Sant’Onofrio, ma non ci riuscì.

Il Collegio fu una vera “fucina di diavoli” secondo l’espressione usata dal governo borbonico, intendendo dire che il collegio ospitava giovani di idee liberali e rivoluzionarie, come Domenico Mauro di San Demetrio, Agesilao Milano di San Benedetto Ullano, Pasquale Scura di Vaccarizzo Albanese, Gennaro Placco di Civita, tutti studenti del glorioso istituto.

San Demetrio diede i natali a scrittori, poeti, filologi, professori e patrioti del risorgimento, Fedele Marchianò, Alessandro Marini, Costantino Lopes, Alessandro Mauro, Giuseppe Cadicamo, Nicolò Ieno, Salvatore Braile.

Il Santo protettore è San Demetrio Megalomartire, che si venera il 26 ottobre nella omonima Chiesa costruita attorno al 1622.

Per un trentennio ha contribuito alla valorizzazione della lingua e delle tradizioni la rivista “Zjarri”, fondata dal compianto Don Giuseppe Faraco, arciprete della comunità ed il gruppo omonimo che, per tanti anni ha deliziato con balli e canti.

Oggi il gruppo “Zjarri i ri” calca le scene di tutta l’Arberia, rivisitando le pagine del Milosao di Girolamo De Rada, inframezzate da pagine autobiografiche magistralmente recitate da Pino Cacozza, che insieme a Lello Pagliaro ed Ernesto Iannuzzi, è riuscito a costruire un cast formidabile.

Il gruppo folcloristico che oggi si richiama alle tradizioni popolari è Vuxet arbereshe (La voce italo-albanese). Diretta dal maestro Paloli.


fonte : http://www.arbereshe.it/albanesiinitalia.htm

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