Dancing with the Stars Albania


"Dancing with the Stars Albania" una trasmissione simile a "Ballando sotto le stelle" la trasmissione di Milly Carlucci su Rai 1.


La scenografia della trasmissione albanese non ha niente da invidiare ai programmi della Rai . Un ottima organizzazione di questo programma dove hanno partecipato alcuni vip albanesi.
L'anno scorso il programma è stato vinto da Oni Pustina (Oni Pustina il modello albanese che vive in Italia da diversi anni)il quale come premio ha vinto 50 mila euro dopo 12 settimane che le coppie di ballerini sono rimasti in gara..

Video della trasmissione

Le origini albanesi di Robert De Niro censurate dalla Rai a Sanremo


Le origini albanesi di Robert De Niro censurate dalla Rai a Sanremo
Robert De Niro è stato ospite dell'ultima puntata del Festival di Sanremo ed è stato intervistato in inglese da Elisabetta Canalis , la quale ha censurato assieme alla Rai le origini italo albanesi di Robert De Niro.

De Niro dice " io ho origini italo albanesi" , invece Elisabetta Canalis riferisce tutt'altro.

Questa si chiama Dittatura Rai ,altrimenti bastava mettere un tradutore decente.

guardate il video al 13 sec.

I call center italiani in Albania

I call center italiani in Albania

Il Papa Giovanni Paolo II in Albania nel 1993

Il Papa Giovanni Paolo II in visita in Albania nel 1993 e sotto benedice la pietra delle fondamenta nel Santuario della Signora di Scutari.







La Madonna del Buon Consiglio patrona degli albanesi

Nel 1467 un affresco raffigurante la "Madonna del Buon Consiglio" si staccò dalla parete dal Santuario Santa Maria di Scutari e, si dice, venne portato dagli Angeli in volo fino a Genazzano(Roma), fermandosi il pomeriggio del 25 aprile 1467 su di una parete della Chiesa di Santa Maria. All’indomani, il popolo fece gran festa all’immagine; e da allora ogni anno il 26 Aprile rimane consacrato alla "Madonna del Buon Consiglio", la cui devozione andò rapidamente estendendosi in tutta la Cristianità.









A Scutari su una collina nel XIII secolo la cittadina conteneva nei suoi domini un tesoro prezioso: la bell'immagine di "Santa Maria di Scutari". Il Santuario che la custodiva si era trasformato nel centro di pellegrinaggio più frequentato del paese ed era per gli albanesi un importante punto di riferimento in materia di grazie e conforto spirituale.


Nella metà del XIV secolo, l'Albania viveva un periodo costellato da diversi problemi. Dopo essere stata disputata dai popoli vicini, fu invasa dal potente impero turco.

(Il Santuario della "Madonna del Buon Consiglio" di Scutari).



Essendo sprovvista di una struttura militare capace di resistere al potente avversario, il popolo afflitto pregava, confidando nell'ausilio dei cieli. L'effetto di queste preghiere non si fece attendere: in quest'emergenza apparve un uomo di Dio, di nobile lignaggio e devotissimo di Nostra Signora, deciso a lottare in favore della Patrona e della libertà del suo paese. Il suo nome è Giorgio Castriota, chiamato in albanese Scanderbeg.


A costo di immensi sforzi bellici, egli riuscì a mantenere l'unità e la fede del suo popolo. Le cronache dell'epoca esaltano le sue gesta e quelle dei valorosi albanesi che, spinti dal suo ardore, lottavano al suo fianco.

Negli gli intervalli tra i combattimenti, essi si inginocchiavano supplicanti ai piedi di "Santa Maria di Scutari", e da li uscivano rafforzati; grazie a ciò ottenevano portentose e decisive vittorie contro il nemico della Fede. Già allora splendeva una caratteristica di Colei che futuramente sarebbe stata conosciuta in tutto il mondo come la Madre del Buon Consiglio: quella di fortificare tutti coloro che nel combattere in un buon combattimento, Le si avvicinano alla ricerca di animo e coraggio.

Tuttavia , dopo 23 anni di lotte, Scanderbeg lasciò la vita terrena. La mancanza di questo pietoso leader fu irreparabile.

Tutti nutrivano il presentimento di una prossima sconfitta. Il popolo si trovava nella tragica alternativa di abbandonare la patria oppure di sottomettersi alla schiavitù dei turchi.




In questa situazione dubbiosa per gli albanesi trovandosi invasi dagli ottomani, la Vergine dell'affresco compare in sogno a due dei valorosi soldati di Scanderbeg, chiamati Georgis e De Sclavis, ordinando loro di seguirLa in un lungo viaggio. Ella inspirava loro una grande fiducia, e stare inginocchiati ai suoi piedi era per loro un motivo di grande consolazione.

Una certa mattina, mentre erano entrambi in fervorosa preghiera, videro il più grande miracolo della loro vita.

Il meraviglioso affresco si stacca dal muro e, condotto da angeli, avvolto in una candida e luminosa nuvola, si ritira soavemente dalla stanza. Possiamo bene immaginare la reazione dei bravi uomini! Attoniti, accompagnano Nostra Signora che avanza sú per i cieli di Scutari. Quando si rendono conto, sono ai margini del Mare Adriatico. Avevano percorso trenta chilometri senza stancarsi! Sempre avvolta in una candida nuvola, la miracolosa immagine avanza dentro il mare.

Perplessi, Georgis e De Sclavis non vogliono lasciarla per nessun motivo. Verificano, allora, stupefatti e euforici, che sotto i loro piedi le acque si trasformano in solidi diamanti, tornando allo stato liquido dopo il loro passaggio. Che miracolo! Come San Pietro sul lago di Gennesaret, questi due uomini camminano sul Mare Adriatico, guidati dalla propria "Stella del Mare".


Senza saper dire per quanto tempo camminarono, né quanti chilometri abbiano lasciato alle spalle, i bravi devoti vedono nuove spiagge. Si trovano adesso sulla Penisola Italica! Ma allora....dov'è Santa Maria di Scutari? Guardano da un lato...guardano dall'altro. Sentono parlare un'altra lingua, sentono un ambiente diverso dalla loro Albania...

Ma già non vedono la Signora della nuvola luminosa. Ella era sparita....Che sofferenza! Cominciano quindi, una ricerca instancabile. Dove sarà Ella?


In questa stessa epoca, nella piccola città di Genazzano, non lontano da Roma, viveva una pietosa vedova chiamata Petruccia di Nocera, ed era una donna ottantenne.

Signora di grande rettitudine e solida vita interiore, degna terziaria dell'ordine agostiniano, la sua eredità le bastava appena per vivere modestamente.

Petruccia era molto devota della Madre del Buon Consiglio, venerata in una vecchia chiesa di Genazzano. Questa pietosa signora ricevette dallo Spirito Santo la seguente rivelazione: "Maria Santissima, nella sua immagine di Scutari, desidera uscire dall'Albania". Molto sorpresa da questa comunicazione soprannaturale, Petruccia si spaventò ancor più nel ricevere dalla stessa Vergine Santissima l'ordine espresso di edificare il tempio che avrebbe dovuto accogliere il suo affresco, così come la promessa di essere soccorsa in tempo opportuno.

Petruccia iniziò allora la ricostruzione della piccola chiesa. Impiegò tutte le sue risorse...le quali finirono quando le pareti avevano soltanto un metro di altezza. Ed ella diventò oggetto di scherno e di sarcasmi da parte degli scettici abitanti della piccola città, che la chiamavano pazza, visionaria, imprudente, antiquata. Affrontò fiduciosa questa difficoltà, così come Noè, di cui tutti si burlarono mentre costui costruiva l'arca.


"Un miracolo! Un miracolo!"

Era il 25 aprile 1467, festa di San Marco, patrono di Genazzano.


Alle due del pomeriggio, Petruccia si incammina verso la chiesa, passando per il movimentato mercato in cui i venditori offrivano dai tessuti portati da Genova e Venezia fino ad un elisir dell'eterna gioventù, oppure un "potentissimo" liquore contro qualsiasi tipo di febbre.

In mezzo a questo tumulto, il popolo ascolta una melodia di rara bellezza, proveniente dal cielo. Si fa silenzio e tutti notano che quella musica proveniva da una nuvoletta bianca, così luminosa che offuscava i raggi dello stesso sole. Essa scende gradualmente e si dirige verso la parete incompiuta di una cappella laterale. La folla vi accorre stupefatta, riempie la piccola stanza e vede la nuvola disfarsi.

Eccolo lì - sospeso in aria, senza nessun supporto visibile - il sacro affresco, la Signora del Buon Consiglio! "Un miracolo! Un miracolo! - gridano tutti. Che gioia per Petruccia, quanto conforto per Georgis e De Sclavis quando poterono arrivarvi!... Era così confermato il superiore disegno della costruzione iniziata. Ebbe inizio, quindi, a Genazzano, un lungo e ininterrotto susseguirsi di miracoli e di grazie che Nostra Signora concedette in quel luogo.

Il Papa Paolo II, appena seppe di ciò che era accaduto, vi inviò due prelati di fiducia per verificare cosa fosse avvenuto.

Essi constatarono la veridicità di ciò che si diceva e testimoniarono, quotidianamente, innumerevoli guarigioni, conversioni e prodigi realizzati dalla Madre del Buon Consiglio. Nei primi 110 giorni dopo l'arrivo di Nostra Signora furono registrati 161 miracoli.


Tra i suoi grandi devoti spiccarono i Papi San Pio V, Leone XIII - che incluse l'invocazione Madre del Buon Consiglio nella Litania Lauretana - San Pio X, Paolo VI e Giovanni Paolo II e numerosi santi come San Paolo della Croce, San Giovanni Bosco, Sant'Alfonso de Liguori, Beato Orione. Nello stesso Santuario di Genazzano, si può venerare il corpo incorrotto del Beato Stefano Bellesini, uno dei suoi parroci, grande propagatore della devozione alla Madre del Buon Consiglio.

Anche gli Araldi del Vangelo sono tra i suoi devoti. Hanno molto per cui ringraziarLa, per favori e grazie più importanti della cura di malattie corporali.

I più grandi miracoli Ella li compie nell'anima di ciascuno, consigliando, correggendo, orientando.


Madre Teresa in visita al Santuario Madre del Buon Consiglio a Genazzano il 10 giugno dl 1993










Il Papa Giovanni Paolo II in visita in Albania nel 1993 e sotto benedice la pietra delle fondamenta nel Santuario della Signora di Scutari.







I resti della battaglia fra Cesare e Pompeo sotto il mare d'Albania

Resti archeologici che risalgono a 2000 anni fà.
Gli archeologi italiani e albanesi hanno individuato il luogo della battaglia navale tra Cesare e Pompeo; nel mare di Orikum al sud della città di Valona, nel mare Adriatico . La scontro mortale fra Cesare e Pompeo, consumato in lunghi anni di guerra civile, venne combattuto anche in mare.

Il controllo delle vie d'acqua era altamente strategico per il passaggio di truppe e rifornimenti. Cesare, e' noto, alla fine vinse a Farsalo nel 48 a.C.

Uno dei momenti cruciali della durissima lotta intestina romana si ebbe, appunto, nell'Adriatico, presso l'antica Orikum, poco distante da Valona (Albania), dove le flotte dei due nemici si scontrarono in una delle piu' dure battaglie navali dell'antichita'.


La missione archeologica , condotta da Giuliano Volpe, Rettore dell’Università di Foggia, dopo aver individuato la zona, progetta ora una serie di campagne di scavi archeologici subacquei alla ricerca di prove certe del celebre scontro navale.


I dettagli dell'imminente operazione saranno presentati in anteprima nell'ambito dell'Incontro nazionale di "Archeologia Viva" domenica 20 febbraio al Palacogressi di Firenze.

Këngë Arbëreshe përpara vitit 1734 - Canzone Arbëreshe

Këngë Arbëreshe përpara vitit 1734 - Canzone Arbëreshe prima del 1734

Il tema di questa canzone è la migrazione degli albanesi nel 1500-1600 fuggiti dal terrore dell'impero ottomano si spostarono dal distretto di Scutari per arrivare poi nel sud Italia .

La canzone molto probabilmente è stata scritta dal sacerdote Arberesh Nikollë Brankati(Nicola Brancati).






Shën Mrís Kshillit Mirë


Po rroft’ e Shën Mria
e t’Mirit Kshíll,
bashk me t’zgledhurin Bír
ç’ish léu për né


Te Skutari shqipt
e bukur ikonë
atje shtur’ n’angonë
sa t’shqitej’ llojasi.


E t’rruzuamit shpejt
ká Pol’ i Arbresh
kush mo e dir’ kish
néve n’e tha.


Më pruri me ’të
trí shpi-vo shqiptare
të ndérme e dilira
një ditë çë desh.


Santa Maria del Buon Consiglio


E viva Santa Maria
del Buon Consiglio
insieme al elleto Figlio
che e nato per noi


A Scutari Albanese
la bella immagine
li gettata in un angulo
di fuggire penso.


E si mosse presto
dalla citta arbëreshe
chi poteva intendere
a noi lo rivelo.


Mi porto con se
tre casate albanesi
onorate e pure
un giorno che volle


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video

Albanian Tourism

Albanian Tourism

Albania officially known as the Republic of Albania is a country in South Eastern Europe. It is bordered by Montenegro to the northwest, Kosovo to the northeast, the Republic of Macedonia to the east and Greece to the south and southeast. It has a coast on the Adriatic Sea to the west, and on the Ionian Sea to the southwest. It is less than 72 km (45 mi) from Italy, across the Strait of Otranto which links the Adriatic Sea to the Ionian Sea.

Albania is a member of the United Nations, NATO, the Organization for Security and Co-operation in Europe, Council of Europe, World Trade Organisation, Organisation of the Islamic Conference and one of the founding members of the Union for the Mediterranean. Albania has been a potential candidate for accession to the European Union since January 2003, and it formally applied for EU membership on 28 April 2009.

Albania is a parliamentary democracy and a transition economy. The Albanian capital, Tirana, is home to approximately 607,467 of the country's 3.6 million people, and it is also the financial capital of the country. Free-market reforms have opened the country to foreign investment, especially in the development of energy and transportation infrastructure. Newsweek ranked Albania 57 out of 100 Best Countries in the World in 2010.

Militari albanesi in Afganistan - missione di pace


Missione di pace delle truppe albanesi in Afganistan


Un giornalista con i militari albanesi durante le esercitazioni mostra le preparazioni e le sfide che devono affrontare ogni giorno.
I militari in questione si stanno preparando per Kandahar(Afghanistan)










Qui sotto video a Tirana il saluto dei militari albanesi che partecipano nelle missioni di pace in Iraq , Afganista e Bosnia

Immersioni in Albania

Immersioni in Albania

Luogo di Immersioni

Il mondo marino di Saranda nasconde tuttora secreti e sorprese. Il gran numero di navi naufragate lungo la riva, testimoniano la nascita e la fine di vari regni e imperi di succeso. La storia turbata dell luogo, il traffico consistente nelle vie di commercio lungo il stretto di Corfu, il mondo ricco delle citta e varie colonie degli tempi antichi, danno la siccureza dell essistenza di una diversita di luoghi affascinanti da essplorare. La vita marina -fauna e flora- assomiglia con le specie della Croazia e Greccia, pero grazie all limitatto traffico marino, questa vita e piu densa.


Pina Kopsht La riva di Ksamil attrae l’atenzione dei visitori con la visione delle 4 piccole isole.Fortuna nostra, che, il paessaggio e magnifico non solo sopra la superfice acquatica. Scendiamo da una spiaggia rocciosa, in una piccola discessa. Lasciando alle spalle il trambusto dei spiaggianti con gli ombrelli multicolore e con le loro sedie plastiche, noi ci tuffiamo in acqua. Nuotando lungo il prato di erba, ci tuffiamo sempre piu in fondo. La profondita aumenta gradualmente. 6 metri sotto, lasciamo alle spalle il prato di erba e un spazio liscio diventa sempre e piu visiblie davanti a noi. E circondato da un scoglio lungo 1.5 metri, il qualle, da sempre da piu importanza all paessaggio. Non siamo i primi a scoprire questo posto. Una intera colonia di moluschi Pinna cresce qua. Le grandi conchilie diventano visivili a terra con il passare dei metri. Lasciando in pace la colonia, ritorniamo in spiaggia seguendo un labirinto costituitto da diversi scogli. Se facciamo attenzione, possiamo scontrare qualque scarso raggio di luce il qualle vaga senza una meta.

Fushë me sfungjer Un vecchio albero d’olive, disperde un leggera ombra in avvicinanze. La terra ascendente ricca di sassi e un buncer inabitatto, si lasciano indietro, in superfice. Passiamo sugli sassi, poi sulla sabbia e in fondo sugli scogli. Come sempre, in riva, l’ascessa e graduale. Arriviamo all prato di erba e ci muoviamo lungo essa per imergerci ancora piu in fondo. In 6 metri ritorniamo indietro per nuotare sopra gli scogli. Siamo ancora viccini la riva e si puo sentire la sua corrente. Questo e un posto ideale per essplorare le piccole creature transportate fin qua dalla corrente. Le spugne gialle sono appicicate sugli scogli. Tanti dei qualli ti ricordano gli castelli oppure le torri delle favole, si deve solo dar sfogo all’immaginazione.



Martin Morawski Esercita immersioni proffesionali dal 1996. Instrutore dell livello CMAS M2. Specialista nei corsi di allenamento come: Immersioni con Nitrox, Miscele composte da gas (per usufruire dell Aria Arriccita), Immersioni col Costume Secco, Immersioni sotto il giacio. Marci ha allenato piu di 100 sommozzatori di diversi livelli dell corso CMAS. Ha effetuatto una specialicazione in Biologia Genetica nell Universita di Varscava. E anche un ballerino appassionato e istrutore di dansa, acrobata di Rock n’Roll, Tango Argentino e anche Balleto di Sala.

Henryk Zglinski Ha spesso piu di 20 anni nell mondo marino. Instrutore dell livello CMAS M2. Specialista nell allenamento dei corsi di: Immerssioni con Nitrox, Miscele di Gas, Immerssioni per l’essplorazione delle Navi naufragate, Immerssioni con il costume secco, Immerssione sotto il giacio. Nell tempo libero da lezioni su come suonare gli Tamburi Africani dell Kongo. Un pesccatore appassionato e un timoniere sprovato che ha navigato in diversi mari.

Greg deRegovski - marketing magagment

Idit Riza – Relazioni con il pubblico a Tirana





Listino dei prezzi Euro / Lek

Il paccheto delle immersion(10 immersioni) - 250 Euro

Uno immersione - 30 Euro

Una immersione di presentazione INTRO - 50 Euro

Immersione in serata**(Nell prezzo viene inclusso anche gli Eletrici a mano LED inssiema al support dello staff in superfice) + 10 Euro

Listino dei prezzi dell corso CMAS

Sommozzatore amatoriale CMAS PM (4 immersioni) - 150 Euro

Corso di immersione CMAS P1 - 250 Euro

Corso di immersione CMAS P2 - 330 Euro

Sommozzatore per “Essplorazinoe di navi”WM1** - 150 Euro

Sommozzatore con NITROX PN1** - 100 Euro


Listino dei prezzi per il corso PADI (Apreto dall 9 di Agosto fino all 22 dello stesso mese 2010)

OWD (Open Water Diver) Immerggitore in mare aperto - 279 Eurp


AOWD (Advanced Open Water Diver) Immerggitore in mare aperto avanzato - 330 Euro


Affito e Attrezzature

Masca e Boccaglio - 2 Euro

Scarpe e Pala - 3 Euro

Costume e Giubbotto di Controllo dell Gallegiamento - 2 Euro

Regolatore di Respiranza - 3 Euro

Set completo delle attrezzature (Tutti li strumenti che sono stati menzionati sopra) - 12 Euro

Bombola di 15 Litri - 2 Euro

Bombola di 11 litri - 2 Euro

Bombola di 4 Litri - 1 Euro


Contato:

Base Polaca dell Immerssione SCUBA in Albania – Sarandë

Indirizzo: Hotel Maestral/ Rr. Butrint/ Lagj. Nr1/ Sarandë.

Altezza –Latitudine geografica: GPS: N39°52.020' E020°00.973'


Contato Skype:

baza-albania
deregowskig


il sito www.subacqueainalbania.eu

I call center italiani si sono spostati in Albania


Molti operatori di call center di aziende italiane ci chiamano dall’Albania, dove il lavoro costa meno e i giovani dipendenti parlano quasi tutti la nostra lingua. Per l’economia albanese, ci spiega Gianni Giampietro, si tratta di un affare molto buono, perchè nei call center sono impiegate quasi diecimila persone: un numero che oscilla e che dipende dal tipo di contratto, nella maggior parte dei casi “part time”.



QUESTA E' UN ANTEPRIMA DELLA PUNTATA DEL 13 FEBBRAIO AD ESTOVEST su Rai3 http://estovest.blog.rai.it/

La guerra di Troia è mai esistita ? Dov'era veramente Troia?

LA GUERRA DI TROIA TRA MITO E STORIA

UN VASO RINVENUTO NEL 1998 NEGLI SCAVI DI "TROIA"


Estensore: Prof. Giovanni de Sio Cesari
( www.giovannidesio.it )

INTRODUZIONE AL PROBLEMA

Le leggende connesse alla guerra di Troia cantate parzialmente da Omero, hanno avuto una influenza enorme nella nostra civiltà: dal mondo greco sono passati nel mondo romano ( Cesare si dichiarava discendente di Enea) e poi in quello medioevale, nel Rinascimento, nel neo-classicismo , nel Romanticismo fino a noi.

Fino agli anni '80 lo studio dell'Iliade e dell'Odissea costituivano una delle basi fondamentali dello studio della nostra Scuola Media e tuttora costituiscono un patrimonio comune della civiltà occidentale.

Noi cercheremo, in questo articolo, di fare il punto sulla attuale situazione sugli studi storici connessi a queste antiche leggende: cosa c'è di vero, di storicamente accertato in questi antichi racconti? Gli elementi specifici (ratto di Elena, inganno del cavallo, ecc) sono chiaramente leggendari; ma è mai esistita veramente la guerra di Troia, è mai esistita veramente Troia?

GLI SCAVI

Nel 1870 Heinrich Schliemann, seguendo alla lettera le descrizione dell'Iliade, fece degli scavi su una collinetta sulla quale sorgeva il villaggio Turco di Hissarlick: trovò effettivamente una antica città;anzi trovò molti strati, ciascuno dei quali corrispondeva a una città. Non ebbe nessun dubbio nell'identificare in una di essa la Troia omerica e, in una serie di oggetti ritrovati, il "tesoro di Priamo (che asportò senza troppo formalizzare). Ma Schliemann non era un archeologo ma un ricco mercante con la passione dell'archeologia e soprattutto con il sogno, covato fin da giovane, di ritrovare la Troia cantata da Omero. Scavò in fretta e senza metodo, per cui molti elementi preziosi per identificare i reperti, andarono irrimediabilmente perduti.

Altri archeologi continuarono poi, con maggiore competenza, le ricerche e ritennero di identificare la Troia omerica in un altro strato. Le ultime ricerche sono state eseguite, in questi anni, da una spedizione guidata dal prof. Manfred Korfmann dell'università di Tubinga.

Ciò che si è accertato è che il luogo è stato abitato dalla preistoria (dal 3200 a.C.) fino ai nostri giorni. Si contano nove strati: periodicamente la città veniva distrutta, ma risorgeva dopo qualche tempo usando come fondamenta le rovine della precedente: si tratta di un procedimento molto comune che ritroviamo un po' dappertutto. Evidentemente il sito era considerato particolarmente idoneo, trovandosi in un luogo elevato dominante l'importantissimo stretto dei Dardanelli (Ellesponto per i Greci).

SI TRATTA DI TROIA ?

Ma è corretto identificare uno di questi strati, non importa ora quale, con la Troia omerica?
L'unico elemento che mette in relazione gli scavi di Hissarlick con Troia ,è soltanto il fatto che i primi si trovano proprio nel luogo indicato dall' Iliade. Per il resto le ricerche ci indicano soltanto un luogo abitato ininterrottamente da più di 3000 anni, ma nulla ci dice che uno di queste città si chiamasse Troia ( o Ilio), o che fosse distrutta da una spedizione di Greci. L' identificazione, quindi, con Troia, non trova alcun riscontro obbiettivo, nessun elemento sia pur genericamente probante.

Nessuna iscrizione, nessun documento di nessuno dei popoli del Medio Oriente accenna, nemmeno vagamente, ai fatti narrati da Omero: nessun elemento storico quindi convalida le antiche leggende.

TROIA IN OMERO

Si noti poi, che nei poemi omerici vi è una contraddizione di fondo: Troia viene considerata città straniera, nemica, contro la quale i Greci sono tutti alleati come di fronte a uno straniero. Tuttavia i Troiani sono descritti in tutto simili ai Greci: hanno in comune lingua, costumi, religione; né l'autore greco mostra di parteggiare per i Greci, che è cosa davvero singolare.

Non vi è quindi nessuna indicazione della effettiva consistenza di un tal nemico: se i fatti narrati da Omero fossero il ricordo, sia pure profondamente trasformato di un fatto effettivamente avvenuto, sarebbe rimasto in primo piano nell'immaginario collettivo la "alterità"! di questa città nemica e non ve n'è invece nessuna traccia.

La identificazione di Troia, in fondo, ci è impossibile perché di essa le leggende non dicono nulla che ce la possa fare identificare.

E' MAI ESISTITO OMERO ?

Di Omero abbiamo solo notizie vaghe, leggendarie che ce lo presentano come un poeta cieco e ramingo: ma è esistito effettivamente una persona che ha scritto l'Iliade e l'Odissea, comunque egli si chiamasse? Noi sappiamo che la redazione dell'Iliade e dell'Odissea che ci è pervenuta, fu messa per iscritto nel VI secolo a.C., molto tempo dopo, quindi, la loro effettiva compilazione.

Pure in questo caso, nessun elemento ci conferma la esistenza di un vero e proprio autore singolo: è molto probabile che in effetti i canti fossero opera collettiva, di un gran numero di poeti vissuti in tempi e luoghi diversi e che tali canti fossero poi ridotti a unità nel momento in cui furono messi per iscritto.


ILIADE ED ODISSEA

Comunque, appare inverosimile che l'Iliade e l'Odissea siano opera dello stesso autore: infatti esse hanno ben distinti per ispirazione, struttura e temi.

ISPIRAZIONE: l'arete (il modello di eccellenza) che ispira l'ILIADE è la gloria, il desiderio smoderato di compiere una grande impresa che possa lasciare il ricordo ai posteri.
Nell'ODISSEA invece, il motivo dominante è il desiderio di tornare alla famiglia, agli affetti familiari, al focolare. Gli eroi dell'Iliade abbandonano la casa, la famiglia per la gloria; Ulisse invece vuole tornare alla famiglia, non gli interessa la gloria.

TEMI - L'Iliade è un insieme di battaglie intramezzate dal lutto per i caduti e dalla preparazione di altre battaglie. Nell'Odissea non vi sono vere e proprie battaglie ma è il racconto di viaggi, di avventure, di astuzie.
Alla fine, il sanguinoso scontro con i Proci, è una vendetta (o giustizia) personale, non una battaglia fra eserciti schierati.

STRUTTURA - : L'Iliade appare chiaramente come un insieme di episodi diversi, messi poi insieme da una trama generale (l'ira di Achille): prevalgono personaggi diversi nei vari episodi. L'Odissea invece, ha una trama ben organica e un solo protagonista, Ulisse, intorno a cui tutto ruota: L'Iliade dà più l'idea di un insieme di canti collegati, l'Odissea pare invece opera di una sola persona.

MONDO CULTURALE: appare alquanto diverso nei due poemi, più primitivo e antico il primo, più civile e più recente il secondo. Si pensi per esempio alle divinità: nell'Iliade entrano direttamente in lotta, a volte anche fra di loro; nell'Odissea, la concezione si fa meno antropomorfa: intervengono sempre nelle vicende umane, ma con un maggiore distacco; non arrivano a colpirsi fra di loro materialmente. Anche il mondo sociale appare diverso: nell'Iliade conta solo il re; nell'Odissea vi è una maggiore comprensione per l'uomo comune, i Proci stessi appaiono come un freno o un tentativo di freno all'autorità dei re: passiamo cioè a un ambiente più democratico.

GLI ACHEI

E' il termine proprio con cui sono designati i Greci, in Omero. Chi erano? Nessun dubbio questa volta che essi siano veramente esistiti. Attualmente, generalmente vengono indicati con il termine di Micenei, dal nome della loro città più celebre, Micene appunto.

Si tratta di una prima ondata di invasori venuti dal nord, che occuparono la Grecia e distrussero la civiltà cretese, già comunque messa in crisi forse da un grande terremoto. Essi non formarono un organismo politico unitario, ma si ressero in piccole città indipendenti, retti da re guerrieri, gli eroi omerici, appunto.

Dopo il 1000 a.C. questa civiltà decadde (si parla di medio evo ellenico) per l'arrivo di nuove ondate di invasori della stessa lingua e cultura, che costituirono poi la Grecia classica.

Gli Achei si ridussero, poi, solo in una piccola e montuosa parte del Peloponneso ed ebbero un posto insignificante nello svolgersi della civiltà greca.


Ecco cosa -oggi- è rimasto a Micene:


1) PALAZZO IMPERIALE - 2) TOMBA DI AGAMENNONE
3) PORTA DEI LEONI - 4) LE MURA - 5) FONTE PERSEIA - 6) TOMBA DI ATREO


I poemi omerici narrano, quindi, questo mondo che appena si distingueva come lingua e cultura dai Greci dell'età classica. In che misura poi i poemi omerici effettivamente rispecchiano questa civiltà, non è facile dire. Un caso esemplare è quello dei carri da guerra: nei poemi omerici essi sono presentati, ma non ne viene compreso l'uso: i carri infatti , con due uomini a bordo, un auriga e un combattente, venivano lanciati in formazione serrata , un po'come i carri armati moderni. Nell'Iliade (nell'Odissea non sono mai presenti) invece, essi hanno la singolare funzione di portare il combattente , l'eroe, sul campo di battaglia; questi poi scende e combatte a piedI, una specie di fanteria motorizzata, diremmo noi. In un solo caso invece (nello scontro fra Achille e Asteropeo), gli eroi combattono restando sul carro, senza peraltro comprendere l'uso in formazione.

E' da ritenersi che era rimasta nella memoria collettiva dei cantori una eco di una civiltà ormai tramontata, ma essa era commista a molte fraintendimenti e sovrapposizioni, per cui è difficile stabilire quanto nei poemi omerici faccia riferimento alla reale civiltà Micenea.

In generale diremmo che la civiltà Micenea fu molto più industriosa e pacifica di quanto appaia nell'Iliade e che il carattere puramente guerriero è tratto invece, proprio dalle nuove ondate di Greci che avevano distrutto quella civiltà.


fonte : http://cronologia.leonardo.it/storia/troia.htm


aggiungo....

La cosa strana è che se Troia si trovasse nell'odierna Turchia come mai i suoi esuli fondarono Butrinto. Era impossibile passare tutta la Magna Grecia (cioè i vittoriosi) e andare a fondare Butrinto a 3 mila km di distanza (distanza dove si trova Troia e Butrinto)

"Butrinto è situato al sud dell'Albania , a sud della moderna città di Saranda e di fronte l'isola greca di Corfù. Il sito è stato occupato almeno dal secolo 8 aC, anche se i miti associati con le sue origini parlano della fondazione della città da parte di esuli di Troia."

Ci hanno detto 20 anni fa : l'Albania non ha storia - Noi abbiamo scoperto di avere la storia piu antica in Europa ma ora non ci vogliono ascoltare

I Pelasgi, un popolo antichissimo, gli antenati di tutti i popoli indoeuropei, furono un popolo che seppe illuminare e insegnò la cultura all’Europa, di loro si conosce poco, o meglio dire quasi nulla.

I’alfabeto di questo popolo misterioso si chiama Pelasgico poiché a quella civiltà risale, DIODORO il SICULO ci informa che i poeti preomerici si esprimevano proprio con quell’alfabeto, e dalla stessa fonte, apprendiamo che, almeno 10 secoli aC. Si usava quella stessa scrittura. Inoltre Diodoro riferisce che furono i Pelasgi a portare per primi l’alfabeto in Italia, nonche’ nel resto dell’Europa, praticando opportuni adattamenti e migliorie.

Anche Plinio il Vecchio conferma le informazioni di Diodoro.

Virgilio (Eneide, VIII, V. 62-63), scrive:

Si dice che i primi abitatori della nostra Italia furono i Pelasgi”.

Dagli autori dell’antichita’ abbiamo appreso che prima dell’arrivo dei Greci, il terrotiorio dove si stabilirono si chiamava Pelasgia, Le varie fonti ci informano inoltre, che i Greci impararono dai Pelasgi non solo l’arte della lavorazione dei metalli, della costruzione delle mura, ma appresero, perfezionandolo, il loro modo di scrivere e facendo proprie le loro divinità.Varie popolazioni, specie quella pelasgica, hanno dato al paese il loro nome

Pausania (Arcadia, Libro VIII, 1,4,6)

Gli Arcadi dicono che Pelago fu il primo a nascere nella terra dell’Arcadia. Dato che Pelago divenne re, il paese si chiamò Pelasgia in suo onore

Pindaro (Carminia, Fragmenta Selecta, I, 240)

Portando un bel dono, la Terra fece nascere per primo l’essere umano nell’ARCADIA, il “DIVINO PELASGO”, molto prima della luna

La citazione di Pindaro potrebbe apparire valida solo come ispirazione poetica, forse perfino mitologica, però malgrado cio’, scienziati posteriori hanno dimostrato che la luna e’ un frammento staccato dal nostro globo.

Omero menziona i Pelasgi fra gli alleati dei Troiani, (Illiade, II, 840-843) e narra che Achille pregava lo “ZEUS PELASGICO DI DODONA” (Iliade, XVI, 223). Omero li menziona anche come “POPOLI di CRETA” , (Odissea, XIX, 177).

Lo storico Eforo riferisce di un brano di Esiodo che attesta la tradizione di un popolo dei Pelasgi in Arcadia e sviluppa la teoria che fosse un popolo di guerrieri diffusosi da una “patria” che aveva annesso e colonizzato tutte le regioni della Grecia in cui gli autori antichi fanno cenno a loro, da Dodona a Creta alla Triade fino in Italia, dove i loro insediamenti sono ben riconoscibili ancora nel tempo degli Elleni e sono in stretta relazione con i “Tirreni”.

La caratteristica struttura della muratura della cittadella di Atene ha fatto si che tutte le costruzioni in blocchi non squadrati e senza l’uso di malta abbiano avuto il nome, di “muratura pelasgica” esattamente come talvolta sono dette “mura ciclopiche”, cioè costruite dai Pelasgi, coloro che insegnarono ai greci i metodi delle costruzioni, il modo di scrivere e la cultura.

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(una fantastica veduta di Dodona, forse il centro dei Pelasgi)

Potremmo continuare all’infinito con citazioni sui Pelasgi, per terminare ad ogni modo e sempre che le civiltà in generale cominciano con i Pelasgi, ma la domanda principale che sorge a questo punto è : Esistono ancora i Pelasgi? Se si, chi sono?

Nermin Vlora Falaski, nel suo libro “Patrimonio linguistico e genetico” (scritto anche in lingua italiana), ha decifrato iscrizioni Etrusche e Pelasgiche con la lingua odierna Albanese. Questo proverebbe che gli Albanesi (Discendenti degli Illiri) siano gli odierni discendenti dei Pelasgi, una delle più antiche stirpi che popolò l’Europa. Qui di seguito proporremo alcune traduzioni di Falaski:

Dunque, in Italia esiste la località dei TOSCHI (la Toscana), così come i Toschi abitano nella “Toskeria”, nell’Albania meridionale.

Nota: Molti autori sostengono che la parola Tosk, oppure Tok, sia il sinonimo di DHE, tanto che oggi in albanese si usa indifferentemente la parola DHE che quella TOK per dire “terra”.

In Toscana si trova un’antichissima città, verosimilmente fondata dai Pelasgi, che si chiama Cortona, (Nota, in Albanese: COR=raccolti, TONA=nostri, cioè “i nostri raccolti”). Dalla vasta e fertile pianura della Val di Chiana si accede a una rapida collina, in cima alla quale si trova un bellissimo castello, trasformato in museo archeologico. In mezzo ad un grosso patrimonio epigrafico, vi è anche una iscrizione particolarmente bella e interessante, su un sarcofago con addobbi floreali.

Su questo sarcofago appare la seguente scritta:

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La nave è per noi fierezza, coraggio e libertà

La voce verbale â o âsht (in Italiano è) si usa ancora nel dialetto dell’Albania settentrionale e nel Kossovo, mentre nel sud e nella lingua ufficiale, che è quella dei Toschi, si impiega la voce ësht.

Le varie fonti ci informano che i Greci impararono dai Pelasgi non solo l’arte della lavorazione dei metalli, della costruzione delle mura, ma appresero, perfezionandolo, il loro modo di scrivere e fecero proprie le loro divinità, come per esempio DE-MITRA (Dhe=terra Mitra=utero, cioè la DEA MADRE TERRA), nonché AFER-DITA(Afer=vicino, Dita=Giorno, più tardi chiamata Venus dai Romani, oggi Venere).

I Pelasgi, che furono chiamati anche “Popoli del mare”, poiché erano abili e liberi navigatori, chiamarono ILIRIA (ILLYRIA per i Romani) la loro patria: LIRI (LIR=libero), che voleva dire: “Il Paese del popolo libero”, paese che si estendeva dal Mediterraneo fino al Danubio.

Parole con la radice Lir la troviamo con lo stesso significato nelle seguenti lingue:

Pelasgo-illirico(liri), Etrusco(liri), Albanese odierno(liri), Italiano(libertà), Francese(libertè), Latino(libertas), Inglese(liberty), Spagnolo(libertad), Romeno(libertade), Portoghese(liberdade).

In italia, e precisamente nel Lazio, esiste il monte Liri, nonché il fiume Liri, e Fontana Liri.

Questo nome è stato conservato durante i secoli nei vari paesi Europei Mediterranei, molto probabilmente attraverso la “irradiazione” delle varie tribù illiriche, come gli Etruschi, i Messapi, i Dauni, i Veneti, i Piceni, etj, Ognuno di questi nomi ha un significato nella lingua Albanese:

E TRURIA(E=di, TRURIA= Cervello, paese di gente con cervello), MESSAPI (MES=ambiente, centro, HAPI=aperto, paese di gente aperta), DAUNI (dauni, separati, separatevi), VENETI (nome derivante dalla dea VEND, patria, luogo per eccellenza), PICENI (PI=bere, KENI=avete, luogo con acqua abbondante).

Il nome Pelasgi si può riferire alla parola Albanese PELLG (mare profondo), come in italiano “pelago”.

Questa è un’iscrizione illirica postumata, datata tra il III-II secolo a.C, che attualmente si trova nel museo archeologico di Durazzo, in Albania:

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Sopporta il tuo dolore e piangi se ti aiuta, però affidalo alla terra calda, alla Grazia Celeste e al Supremo Bene

È importante notare che il linguaggio di questa iscrizione è talmente simile all’Albanese odierno, che con difficoltà si può pensare che risalga a più di duemila anni fa.

In generale, le iscrizioni più antiche si presentano formulate da destra a sinistra e continuando talvolta da sinistra a destra, cioè in forma bustrofedica, e spesso senza interruzione tra una parola e l’altra. Però questo documento di Durazzo è stato inciso da sinistra verso destra, ciò che dimostra la sua origine più recente, quando l’alfabeto latino, molto più pratico, si era già affermato e ormai si scriveva sempre da sinistra verso destra.

//—————————————————————————————————————————————————–

Andando alla ricerca di nuove iscrizioni, dall’Egeo all’Atlantico e casualmente in Egitto ed oltre, non solo nel tentativo di scoprire il loro contenuto, ma anche per verificare la monogenesi delle lingue che viene sostenuto da eminenti studiosi, nel Museo Archeologico di Atene è stata incontrata una stele molto antica che contiene un’iscrizione bustrofedica redatta con l’alfabeto dei Pelasgi ed è di contenuto funerario. Questa stele è stata scoperta nell’isola di Lemno e, in generale, viene considerata molto difficile e poco convincente ogni tentativo di comprendere il contenuto di quella scrittura. Ed è per questo che fino ad oggi pochi si sono seriamente impegnati a sciogliere quell’enigma. Cominciamo mostrando questa Stele di Lemno, attribuita al VI secolo a.C. (ma da alcuni qualificati studiosi ritenuta anche più antica):

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Questa iscrizione interamente bustrofedica, dove si possono leggere continuamente le lettere “TH” e “H”, per rappresentare sospiri e singhiozzi, come noi faremmo oggi “AH” e “OH”, contiene un tormentato lamento funebre, ovviamente per la morte di un congiunto che era stato anche un grande eroe, come dimostra il ripetuto orgoglio di tutta la parentela. Riscriviamo ora la Stele in una forma più sciolta adattandola ai tempi nostri:

“LUTTO, siamo in pieno lutto,

angoscia, disgrazia dappertutto,

donne coperte dal velo nero.

Lutto hai dato ai parenti, o parente!

Egli è della nostra stirpe, Ah!, Oh!

Ci è stato strappato via, che disgrazia.

Ma per quale colpa, questa sciagura?

Gelido è il suo trono d’oro, Ah!

Della sua fama fieri eravamo, Oh!

Lutto, lutto nel mondo intero,

strappandolo via, siamo stati decapitati!

All’improvviso ci colpì questo lutto, Ah!

Ahimè, per quale mai colpa? Oh!

Parente nostro egli fù,

ma perché con questo lutto ci colpì?

Nel lutto, nella disperazione, Ah!

Ci soffocano le lacrime, Oh!

Egli che ha fatto vivere la nostra stirpe,

per quale colpa, ora, la estingue?

Ah! Oh!

Oh! D’oro era Lui,

ferito da coltello, che disgrazia,

soffrì tanto, in silenzio,

senza mai proferire insulti!

Ah! Oh!

Tu, parente, ci hai decapitati, Oh!

Tu, la vita a noi piena di spine hai reso, Ah, Oh!”

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La parola “ZI” o “SI” (lutto) la troviamo, fra altre, anche in questa breve iscrizione, ma di notevole contenuto, in una stele al museo archeologico di

FELTRE (Italia)

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Soffriamo di un lutto senza fine”

Bisogna tenere sempre presente che la ricchezza linguistica dei popoli è l’unico archivio documentario incontestabile, specie quando mancano altre prove, ma è soprattutto la principale testimonianza della creatività umana.

Diversi studiosi sostengono la tesi della monogenesi delle lingue, particolarmente durante questi ultimi 2 secoli, allorché il progresso delle comunicazioni ha dato alle persone la possibilità di muoversi con facilità e di avere contatti anche con popolazioni in zone molto remote.

Sono stati citati gli studiosi italiani Alfredo Trombetti, Elia Lattes e Francesco Ribrezzo i quali sono validi sostenitori di questa tesi, oltre che alla provenienza illirica dei popoli italici. Oltre agli autori Sopraccitati, vi sono altri studiosi , nonché tedeschi, austriaci, francesi ed inglesi che affermano l’origine illirica delle popolazioni italiche. Un particolare merito va al prof Zacharie Mayani, docente alla Sorbona, il quale negli anni 1970 ha pubblicato 3 grossi volumi, per sostenere che la lingua etrusca si interpreta solo attraverso l’albanese odierno. Per verificare la veridicità della sua scoperta, ha studiato l’albanese, prima a Parigi, quindi si è recato in Albania, per perfezionarsi. I tre volumi pubblicati da Mayani si intitolano: “Les Etrusques Commencent a Parler” , “Les Etrusques Parlent” e “La Fin Du Mystère Etrousque”.

Ad ogni modo, colui che per primo ha lanciato e diffuso l’idea della monogenesi delle lingue fu Sir William Jones (1746-1794), famoso orientalista che alla fine della sua intensa vita conosceva 28 lingue. Comunque, nei nostri giorni, il sostenitore valido di questa tesi è il prof. Colin Renfrew dell’università di Cambridge, che nella sua opera “Archeaology and Linguistics” pubblicata nel 1989, scrive:

“La ragione principale della pubblicazione di questo mio lavoro è per mettere in evidenza che gli archeologi di questi ultimi anni, per ricomporre il passato non hanno preso nella dovuta considerazione la testimonianza della linguistica”.

Nel nostro globo, vi è sempre un’orizzonte, oltre il quale non è possibile vedere. Così, per quanto riguarda l’antichità, il nostro orizzonte sono i Divini Pelasgi. Essendo stati loro i primi inventori della scrittura fonetica, non possiamo negare che la vera cultura comincia con i Pelasgi, come d’altronde abbiamo appreso da vari autori dell’antichità.

Leggiamo ora alcuni documenti epigrafici rinvenuti dall’Egeo all’Atlantico, dove si menzionano le parole Pelago-illiriche YJ, ARNO, REZE ed altre, sempre con lo stesso significato.

Cominciamo inizialmente con le iscrizioni che si trovano oggi in Albania:

Su questo stupendo tempietto della città-stato di Apollonia, si trova una bella iscrizione del III secolo a.C che narra di stelle (YJ) e di un bambino (FIMI). Leggiamolo:

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Il bimbo che è stato affidato a questo Tempio, ora è Deificato”

<>

Dopo aver letto questa iscrizione dell’Illirica, che, senza dubbio, corrisponde alla parlata odierna albanese, concentrata l’essenza del proprio significato, ora leggiamone un’altra ugualmente bella, di Durazzo, che come la precedente narra di Deificazione (YJNERIM, al sostantivo) e che appartiene al II-I secolo a.C:

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Deifica (la sua anima, Signore), fa che appartenga alla Tua dimensione” <>

Erodono ci ha spiegato che, prima dell’arrivo dei Greci, quel territorio si chiamava PELASGIA. Ci ha anche raccontato che i Greci impararono dai Pelasgi l’arte della lavorazione dei metalli, la costruzione delle mura, la scrittura che raffinarono e che fino alla scoperta del latino, fu l’unica scrittura divulgativa. Ancora oggi, nei vari musei dell’albania vi sono epigrafi redatte con l’alfabeto greco, il cui contenuto si comprende tuttavia non con la lingua greca, ma con quella albanese, ad eccezione dei neologismi frattanto formatisti. Ad ogni modo, più avanti leggeremo interessantissime scritture.

Ora stavamo trattando le iscrizioni che contengono le parole YJ (stelle) come già visto, nonché quelle con ARNO (Creatore) e REZE (raggi).

Dato che parliamo della monogenesi delle lingue, ritorniamo a questa riva dell’Adriatico e leggiamo nel museo archeologico di Siena questa iscrizione che si trova su uno stupendo sarcofago, dove peraltro si trovano insieme tutte e tre le parole che intendiamo trattare (YJ, REZE e ARNO).

Dai bassorilievi che compongono il sarcofago, con i personaggi in stato di meditazione e con la Dea VEND (Patria) al centro, si può facilmente dedurre che la scrittura ha contenuto cosmogonico:

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Come si sa, RESA chiamavano se stessi gli etruschi, Ora componiamo questa iscrizione nella sua forma dinamica odierna:

“Arno, (Creatore), poiché tu per noi sei nelle stelle, meriti la commemorazione di tutti i RESA (Etruschi)”.

La parola “ARNO” oggi la troviamo solo nella lingua albanese con un significato declassato di “restauratore”, però, restaurare una cosa danneggiata, significa “ricrearla”, quindi l’interpretazione della parola ARNO in questa e in moltissime altre iscrizioni dell’Etruria penso sia valida.

Inoltre, vi è il ben noto fiume ARNO che bagna, fra altre, la fiorente città di Firenze: e noi sappiamo che le civiltà sono sempre nate vicino a fiumi importanti.

YJ (stelle): neanche questa parola è stata trovata in altre lingue, tranne che nell’albanese, pur essendo molto comune nei documenti epigrafici dell’antichità, dall’Egeo all’Atlantico.

YJ, YJNOR, HYJNERON sono termini provenienti dal pelasgo-illirico-etrusco. Infatti, se ne trovano in abbondanza nelle loro iscrizioni, ma oggi si usano solo nella lingua albanese. Da questo si può dedurre che le varie forme di YJ potrebbero essere di origine proto-indoeuropea. E si può arrivare a questa conclusione prendendo in considerazione tutte le altre lingue indo-europee che non chiamano “YJE” le stelle, bensì: Sanscrito(Astra), Italiano(Astri:stelle), Spagnolo(Estrella:estreja), Portoghese(Estrema), Inglese(Stars), Greco(Astro-Asteri), Romeno(Stea e Vedeta), Persiano (Setareh), Tedesco (Stern).

Nella Penisola Iberica si trovano iscrizioni molto simili a quelle dell’Illiria e dell’Etruria, incise con l’alfabeto pelagico-fenicio e si interpretano sempre attraverso l’albanese.

Abbiamo menzionato le iscrizioni con la parola YJE e derivate. Ora, per rimanere nel tema, tra le altre iscrizioni del Portogallo del Sud, scoperte ai primi del XVIII secolo e finora mai decifrate, vediamo questa epigrafe che appare sulla stele n.22:

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L’ho dedicato alle divinità quando ero ancora in vita

Albanesi a Venezia (1479-1552)

Lavanzata turca nei Balcani nel Quattrocento e loccupazione delle terre d'Albania costrinse molti alla fuga: tanti albanesi ripararono a Venezia. Quale fu la politica di accoglienza della Serenissima? Quale destino ebbero le donne, i bambini e gli uomini scampati agli eventi bellici? Il libro segue le loro vicende e il processo di integrazione nel tessuto socio economico veneziano. Illustra inoltre i contributi albanesi alla cultura umanistica veneziana.

Lucia Nadin ha trascorso un lungo periodo di studio e di lavoro in Albania con incarichi presso lIstituto Italiano di Cultura, lUfficio Culturale dellAmbasciata dItalia e come lettrice di italiano allUniversità di Tirana.








Scuola di Santa Maria degli Albanesi a Venezia


La Scuola di Santa Maria degli Albanesi è un edificio della città di Venezia, situato nel sestiere di San Marco al numero 2762 in calle del Piovan. È stata una delle scuole di mestiere e di devozione di Venezia ed è attualmente sede di un'abitazione privata.

La Scuola degli Albanesi raccoglieva tra i suoi confratelli gli albanesi residenti o di passaggio a Venezia. L'edificio risale alla fine XV secolo e verso il 1531 furono aggiunti in facciata gli stemmi delle famiglie Loredan e Da Lezze accanto ad eleganti rilievi della scuola dei fratelli Lombardo, con la Vergine col Bambino tra i santi Gallo e Maurizio . C'erano siversi simboli in cui l'Albania, come tutti i Balcani, era gravemente minacciata dall'avanzata del Turchi ottomani. La stessa Scutari era infatti caduta nel 1479 e da allora la comunità albanese di Venezia era notevolmente incrementata.

Nel 1504-1508 la sala principale, l'"Albergo", venne decorata da un ciclo di teleri con Storie della Vergine di Vittore Carpaccio, in gran parte frutto di aiuti.

Dal 1780 l'edificio ospitò la Scuola dei Pistori, cioè dei fornai. Nel 1808 la Scuola, al pari delle altre confraternite veneziane, fu soppressa dalle leggi napoleoniche e il suo corredo artistico e decorativo disperso. Oggi le tele di Carpaccio si trovano sparse tra i musei di Venezia, Milano e Bergamo.
E una storia da completare per quei albanesi che ebbero ruoli principali nella Venezia del 1500.

Michela De Paoli e Durim Pici: in Albania è più facile trovar lavoro


Michela De Paoli e Durim Pici: in Albania è più facile trovar lavoro

Ieri sera la coppia milionaria era ospite di Daria Bignardi a Le Invasioni Barbariche per ripercorrere le tappe della loro vita fino a questa improvvisa notorietà. Michela De Paoli appare emozionata nel rivedere il fatidico momento della vittoria di un milione di euro, ma mantiene la stessa semplicità, pur ammettendo di aver sempre saputo l’ultima risposta e non aver pensato concretamente di arrendersi.

Durim Pici in Italia da venti anni afferma che in questo periodo l’Italia è cambiata in peggio. Infatti dice alla Bignardi che per i giovani laureati in Albania è meglio che qua, perché lì se arrivi alla laurea c’è subito il lavoro.Ricordiamo che in Italia ci sono tanti studenti che si laureano in Italia ma poi difficilmente trovano un lavoro in Italia e quindi ritornano in Albania in quanto il governo italiano non garantisce nulla e, come ritiene, anche Michela le troppe qualifiche possono addirittura fungere da deterrente.

La coppia milionaria è invitata da tante trasmissioni per parlare della loro storia e della precarietà

La coppia era ospite di Daria Bignardi a Le Invasioni Barbariche - 4 febbraio 2011

Fidindustria Puglia aprirà una filiale a Tirana. Lunedì firma dell’accordo

(Piero Montinari nella foto)

BARI – Lunedì 7 febbraio a Bari, alle 9.30 presso Confindustria Puglia, alla presenza del Presidente Piero Montinari, Fidindustria Puglia e Konfindustria Shqiptare sigleranno l’accordo per costituire una branch albanese di Fidindustria Puglia presso la sede Konfindustria Shqiptare di Tirana. E’ una iniziativa di importanza strategica che consentirà all’unico Consorzio Fidi pugliese di matrice confindustriale di esportare il proprio modello finanziario di sostegno alle imprese capace di rafforzare in modo significativo i legami commerciali già esistenti tra la nostra regione e l’Albania.

Inoltre detto accordo avrà una ricaduta significativa per le imprese italiane esportatrici in Albania in quanto potranno disporre di una doppia garanzia convergente sull’esportatore e/o importatore albanese grazie all’intervento in garanzia di Fidindustria Puglia. L’attività che sarà esercitata da tale branch è analoga a quella svolta dal Consorzio in Italia, ovvero la concessione di garanzia collettiva alle aziende albanesi iscritte a Konfindustria Shqiptare. Le garanzie verranno concesse su apposito Fondo Rischi depositato presso una o più banche albanesi e sarà costituito da Fondi stanziati dal Ministero dello Sviluppo Economico albanese.

Il fondo rischi, facilitando l’accesso al credito delle imprese albanesi, rafforzerà le relazioni commerciali già esistenti tra Italia e Albania. Fidindustria Puglia si impegna a trasferire il proprio know how, acquisito durante la trentennale esperienza e a concedere una garanzia collettiva fino a un massimo del 50% sulle facilitazioni che le banche albanesi vorranno concedere.

Fidindustria Puglia provvederà a formare personale albanese, indicato da Konfindustria Shqiptare. Tali risorse svolgeranno il lavoro di contatto delle imprese albanesi, di consulenza finanziaria e valutazione del loro merito creditizio attraverso il software di valutazione realizzato appositamente da Fidindustria Puglia e già disponibile anche in lingua albanese sul sito www.smerating.org
fonte www.brindisireport.it

Il direttore generale della tv albanese in visita alla San Marino RTV


Il direttore generale della tv albanese in visita alla San Marino RTV

“Sono qui per verificare le possibilità di relazioni future”. La premessa di Petrit Beci, direttore generale della radio e televisione albanese, svela i contenuti del lungo colloquio che ha avuto con il nostro direttore Carmen Lasorella. Poi la visita alla struttura, che in questi giorni come mai traduce il senso e la volontà del cambiamento: i lavori sono in corso, anche gli spazi devono adeguarsi all’accelerazione tecnologica imposta dagli ultimi tempi. Internet è una realtà, il digitale l’ultima novità, il satellite il futuro. Innovare gli approcci ed ampliare i canali di cooperazione potrebbe diventare una strategia per la svolta. Un cammino che si può percorrere insieme. Proprio ieri San Marino ha ufficializzato la sua partecipazione ad una vetrina di prestigio come l’Eurofestival 2011. Una strategia d'immagine utile alla Repubblica, che metterà in campo piattaforme satellitari, digitali, radiofoniche. Un palcoscenico sul quale San Marino testerà la sfida del satellite, per farsi conoscere sulla scena internazionale mantenendo alta l’attenzione ai temi che riguardano il territorio. Il grande concorso nato dall’iniziativa di EBU (European Broadcasting Union), lente che riunisce le tv pubbliche europee, potrà diventare la prova generale di scambi bilaterali e di cooperazione con l’Albania. Nel video l’intervista a Petrit Beci

Sara Bucci

fonte : http://www.sanmarinortv.sm/attualita/default.asp?id=35&id_n=54178

A piedi nudi - le poesie di Gezim Thika


Si intitola “A piedi nudi” il libro di poesie di Thika Gezim (Statale 11 editrice, 2010) ,una raccolta di poesie unica, dalla quale scaturisce la malinconia che segna l’autore e come lui forse molti giovani emigranti che si ritrovano a vivere lontani dai loro cari, con usanze e tradizioni diverse e a portare con sé il ricordo della violenza e della solitudine.
La poesia come antidoto alla solitudine, alla paura, al disagio. La poesia come strumento per capire e capirsi, poesia mezzo per la conoscenza di sé e degli altri e conoscenza essa stessa di una società sempre più difficile da vivere.

La differenza, l’indifferenza, l’amore e il disamore, l’abbandono sono i temi ricorrenti delle poesie della raccolta di Gezim, giovane di origine albanese che nella scrittura trova la forma ideale di condividere le proprie sensazioni e il proprio disagio.

Gezim Thika è un poeta ventenne di origine albanese, Thika Gezim è diplomato all’istituto professionale di Ferrara. Da sempre appassionato di scrittura, con A piedi nudi ripercorre il suo difficile viaggio attraverso la poesia.
Il libro di poesie costa 10 Euro
potete comprarlo on line a questo indirizzo http://www.statale11.it/libri&idlibro=265

Rai :aumentano i turisti albanesi che visitano l'Italia

La liberalizzazione dei visti entrata in vigore a partire dal 15 dicembre scorso costituisce un traguardo lungamente agognato dal governo e soprattutto dai cittadini albanesi. Gia' si notano ripercussioni positive sul volume delle persone che si recano all'estero per motivi di turismo. Si parlerà questa domenica ad EstOvest, la rubrica della Tgr prodotta dalle sedi regionali Rai per Il Friuli Venezia Giulia e la Puglia,andrà in onda domenica 6 febbario alle ore 11 su RaiTre.

Gianni Giampietro ha intervistato l’amministratore della “Belle Air”, la principale compagnia aerea albanese, che traccia un primo bilancio degli effetti della libera circolazione.


Si aprirà la puntata con il servizio sui turisti albanesi che si recano in Italia per visitare il bel paese.
I turisti albanesi preferiscono come meta turistica anche la Turchia e la Grecia.
Per quanto riguarda le città romantiche scelte dagli albanesi(residenti in Albania) rimangono in testa Parigi e Venezia.

Grazie al consiglio di mio marito albanese ho vinto 1 milione di Euro


Una donna di Pavia è diventata milionaria vincendo 1 milione di Euro a "Chi vuol essere milionario" programma televisivo condotto da Gery Scotti su canale 5.
Si chiama Michela de Paoli ed è sposata con un albanese e proprio suo marito l'ha incoragiata a partecipare al programma televisivo milionario.


Il marito Durim Pici vedendo che la donna da casa rispondeva a tutte le domande ha consigliato ripetutamente alla molgie di partecipare al programma.
Michela i ha voluto precisare che la vittoria è anche merito del marito e dei suoi consigli.

Intanto Gery Scotti ammette di non aver mai visto una concorrente così forte da quando conduce "Chi vuol essere milionario"

il Video



The Independent: Albania nella top-list per il turismo del 2011.

Il prestigioso quotidiano "The Independent" scrive : Albania nella top-list per il turismo del 2011.

Il turismo in Albania, continua a destare l'interesse di diversi media internazionali.

Infine, "Independent", mette l'Albania nella lista dei paesi idonei per il turismo per il 2011.

In un articolo vengono elencate le migliori offerte turistiche dell'Albania, dalla storia culturale, il cibo, le spiagge e il folklore.


l'articolo lo trovate qui www.independent.co.uk/travel/news-and-advice/2011s-tourism-hotspots-what-to-do-in-albania-2201482.html

Godelli presenta volume «Ebrei in Albania sotto il fascismo»


Venerdì 4 Febbraio alle ore 10 presso la Mediateca di via Zanardelli, nell’ambito delle attività del Mese della Memoria, sarà presentato il volume a cura di L. Brazzo, M. Sarfatti, Storia degli ebrei in Albania sotto il fascismo. Una storia da ricostruire", edito dalla Giuntina di Firenze nel 2010. Interverranno: l’Assessore al Mediterraneo Silvia Godelli Michele Sarfatti Direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano Luciano Monzali docente di Storia delle Relazioni Internazionali, Università di Bari Luigi Masella Direttore del Dipartimento di Scienze Storico-Sociali della Università di Bari Marina Losappio e Gilda Melfi dei Presidi del Libro. Il volume è il frutto di una ricerca, avviata dal CDEC con il sostegno dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia e condotta negli archivi albanesi, che ha permesso di ricostruire le vicende della presenza ebraica in Albania nel periodo della occupazione italiana. Nella ricostruzione delle complesse vicende degli ebrei in Europa nell'epoca della Shoah, scarsa attenzione è stata prestata prima d’ora a quelle degli ebrei in Albania. Questo volume mette a fuoco per la prima volta quella pagina storica, dal Regno di Zog fino a tutto il periodo dell'Unione con l'Italia (aprile 1939 - settembre 1943). I saggi affrontano la condizione giuridica e sociale degli ebrei albanesi e profughi in quegli anni, nel contesto della situazione dei Balcani dell'epoca e del sistema di occupazione fascista, mettendo anche in rilievo temi connessi agli ebrei di Serbia, Macedonia e Montenegro che fuggirono o furono internati in Albania. Non manca un'analisi delle fonti d'archivio oggi disponibili in Italia e Albania, per una storia delle istituzioni e delle vicende albanesi negli anni del governo fascista. Come scrive l’Assessore Godelli nella prefazione al volume, “la Puglia, millenaria terra di accoglienza, è divenuta luogo simbolico di ricongiungimenti: la vicenda degli ebrei albanesi, il ruolo dell’Albania nel farsi rifugio di fuggiaschi e di perseguitati, i passaggi da questa nostra terra del Sud di tanti profughi e sopravvissuti, sono tre storie che si riannodano nello scenario drammatico del secondo conflitto mondiale e chiamano a numerose riflessioni” (com.

fonte : http://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&id=9710&opz=display

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