Minoranze linguistiche in Italia


La distribuzione territoriale delle lingue minoritarie è estremamente complessa. Di seguito si riporta un elenco delle lingue minoritarie riconosciute e un'indicazione non dettagliata dei territori in cui sono parlate. Le informazioni dettagliate sulla distribuzione geografica di ciascuna lingua sono approfondibili nelle rispettive voci enciclopediche.

* lingua albanese: circa cento comuni sparsi nel Sud Italia (si chiamano Arbereshe)
* lingua catalana: Alghero
* lingua greca: alcuni comuni in Puglia e Calabria (si veda Grecìa Salentina e Greco di Calabria)
* lingua slovena: fascia confinaria orientale del Friuli-Venezia Giulia (si veda Diffusione dello sloveno in Italia)
* lingua croata: si veda Dialetto croato molisano
* lingua francese: Valle d'Aosta
* lingua francoprovenzale: Valle d'Aosta, alcune valli del Piemonte, Celle di San Vito e Faeto in Puglia (si veda Minoranza francoprovenzale in Puglia)
* lingua occitana: Valli occitane del Piemonte, comune di Guardia Piemontese in Calabria
* lingua friulana: la maggior parte dei comuni del Friuli
* lingua ladina: vallate alpine delle Dolomiti
* lingua sarda: Sardegna
* lingua tedesca e affini: Alto Adige (sudtirolesi), Trentino (mocheni; cimbri (lingua cimbra)), alcuni comuni del Friuli-Venezia Giulia (bavaro-carinziani di Sauris, Timau e Val Canale), alcuni comuni del Veneto (cimbri dell'Altopiano dei sette comuni e dei Tredici comuni, bavaro-carinziani di Sappada), alcuni comuni della Valle d'Aosta e Piemonte (walser)

Poi ci sono i dialetti importantissimi e che sono veramente importanti per la cultura non solo italiana ma mondiale


* Lingua Piemontese
* Lingua Lombarda
* Lingua Ligure
* Lingua Emiliano e Romagnolo
* Lingua Siciliana
* Lingua Napoletana
* Lingua Veneta

siti utili sule minoranze linguistiche in Italia

http://www.pubblica.istruzione.it/news/2006/min_linguistiche.shtml

http://www.minoranzelinguistiche.provincia.tn.it/sportello_minoranze/Documentazioni

http://www.geocities.com/enosi_griko/Articoli/tongues.html

La lingua "griko"

L GRIKO

La lingua grika è, oggi, il risultato di secoli di sovrapposizione culturale, che ha alterato alcuni degli elementi originari, fondendoli con le lingue dei contesti in cui il Griko si parlava.

I dialoghi sono la testimonianza di una lingua ancora viva che, da un lato, va perdendo progressivamente, soprattutto nel lessico, le sue peculiarità; dall'altro, continua ad assimilare nelle sue strutture gli apporti linguistici esterni, dando luogo a volte a curiosi fenomeni.

La guida linguistica si propone di organizzare (e magari introdurre gradualmente al griko chi ne sia ignaro) il materiale linguistico rimasto: lessico e strutture grammaticali e sintattiche. Tale organizzazione, non ha intenti filologici, non vuol cogliere dipendenze dal greco antico né evidenziare nessi o analogie di sviluppo col greco moderno; molto più semplicemente e modestamente prende in esame il griko nella sua autonomia ed assolutezza. Il vocabolario raccoglie il lessico ancora utilizzato, o quanto meno ancora ricordato.

Esso può in questo modo documentare le tappe del progressivo impoverimento del griko. In secondo luogo, si vuole rispondere ad una esigenza di carattere antropologico-culturale, registrando, sia attraverso i dialoghi, sia con qualche nota di approfondimento che si è ritenuto utile aggiungere per esplicitare meglio alcuni riferimenti, valori, credenze, modelli di relazioni sociali che hanno caratterizzato la vita delle comunità grike fino ai primi decenni del '900, periodo che può essere concretamente indicato come "il passato".

Infine, si è avvertita la necessità di trasmettere, oltre al testo scritto, i suoni del griko, difficilmente resi con fedeltà nella trascrizione fonetica (scartato l'uso dell'alfabeto fonetico internazionale, accessibile solo agli studiosi).

Fiabe e racconti, e gran parte dei canti, sono anonimi, trasmessi oralmente per secoli e raccolti dalla voce del popolo, in gran parte a cura di V.D. Palumbo.
Alcuni canti e gli esempi di dialogo sono d'Autore.

In questo dialetto del sud Italia ho trovato molte parole simili alla lingua albanese.


Griko albanese italiano



ceràsi qershi ciliegia
fai ha mangiare
fustiàno fustan fustanella (gonna)
furka furka tridente di legno per la battitura dei cereali
fundo fund in fondo
ghetonìa Gjitonia vicinato
imisinìtta

mesnata

mezzanotte
jaddhèo

Zgjedh

scegliere
kujàri kurvari sporcaccione
kukkuàscia kukumjacka civetta
kulùmi kulùmi mucchio

se anche voi trovate parole simili potete suggerirle nei messaggi

ecco il sito


http://www.greciasalentina.org

Occhio Azzurro ; la legenda del serpente gigante che creò la meraviglia della natura.

L'occhio azzurro (in albanese syri i Kaltër) è una sorgente carsica situata sulle pendici occidentali del monte Mali i Gjerë in Albania. Ha una portata di 6 m³/s che ne fanno la sorgente più ricca del paese.La sua profondità è di ben 45 metri.

L'acqua sgorga ad una temperatura di 12,75°. Sullo sfondo della chiara roccia calcarea la sorgente assume una colorazione blu scura alla quale è dovuta il nome.
L'acqua in superficie è di colore blu.
Ci sono altre 17 sorgenti di questo tipo ai piedi della stessa montagna (Mali i Gjere) però l'occhio azzurro è il più grande e il più interessante.


La leggenda racconta che tanto tempo fà ci fu un vento molto forte cosi forte che si mosse persino il fondo del mare e il fondo del mare fece uscire un serpente .Cadde una nuvola ed il serpente lo buttò nella montagna di Sopot. Questo serpente gigante mangiava gli animali e rovinava i raccolti delle persone.Un giorno un anziano con un asinello carico di materiale facilmente infiammabili si dirige verso il serpente ed incendiò il prodotto infiammabile sopra'asino.Il serpente gigante a questo punto si mangio l'asino con tutta il materiale incendiato e cosi il serpente si bruciò all'interno.
Il rettile urlava dicendo " dove sei mare che mi hai messo al mondo e tu fiume che sei mio fratello e si sdraio morente.
A questo punto partirono sia il mare che il fiume ne suo aiuto ma non riuscirono a salvare il serpente il quale continuava a sbattere la coda sulla facciata della montagna lasciando così i segni che si vedono.
Da quel giorno la montagna ed il mare sono legati l'uno all'altro come padre e figlio. La leggenda narra appunto che fu il mare il motivo della montagna che spinge acqua da sotto.



Chi l'ha chiamata Occhio Azzurro.
Il nome Occhio azzurro nacque negli anni 50 quando si iniziarono a studiare queste sorgenti ai piedi della montagna.Si dice che il nome glielo ha appropriato un ingegnere il quale aveva la moglie con gli occhi azzurri e questa sorgente gli riaccordava gli occhi della moglie.

Oggi questa meraviglia della natura è visitato da tantissimi turisti ed è il benedizione di tanti coppie appena sposate.


Si trova a 2 km dalla strada principale che collega Saranda con Gjirokastra

Rozafa - la donna murata

Una delle leggende più antiche dell’Albania è quella di Rozafa e del castello di Scutari. Essa racconta di tre fratelli impegnati nella costruzione delle mura della fortezza. Durante la notte il lavoro eseguito nella giornata crollava. I tre fratelli appresero da un vecchio saggio che le mura per essere forti e solide necessitavano del sacrificio di una delle loro mogli. La scelta della moglie doveva avvenire casualmente. Colei che l’indomani sarebbe giunta con il pranzo sarebbe stata immolata per il bene della comunità. Il giuramento di assoluto silenzio venne infranto da due dei tre fratelli che raccontarono tutto alle rispettive mogli. Fu così che toccò alla moglie del più giovane dei fratelli e madre di un bambino, portare l’indomani il pranzo. Le venne raccontato quanto il vecchio saggio aveva detto e il giuramento che era stato fatto fra di loro. La giovane accettò di farsi murare viva all'interno delle mura, ma pose come unica condizione che una gamba, un braccio, un occhio ed una mammella, rimanessero scoperti per poter vedere, cullare, accarezzare e allattare il proprio figlio.

Il principio di una città antica. Tutto comincia da una leggenda, tutto continua come una legenda. Rozafa era là, prima che Christo nascesse, e lei è là ancora. Per coloro che conoscono la legenda di Rozafa, gli è probabilmente chiaro che nelle sue mura giacce un corpo vivo di una madre. La madre Rozafa supplica di lasciarli un seno fuori, per allattare il suo piccolo. Con il suo corpo, ha dato vita ad un bambino, e con la sua sincerità e il suo sacrificio ha dato vita ad una città. Sopra di essa si è innalzato una fortezza ed i tre fratelli della legenda si sono messi d’ accordo di murarla, di sacrificare questa donna. Come sempre, qualcosa di sacro viene sacrificato, per dare vita a qualcosa di grandioso. Così Shkodra visse sopra questo leggendario sacrificio. La storia umana, nella sua turbolenza e la sua subcoscienza, è piena di paradossi: qualche cosa di sacro si sacrifica e qualche cosa di sacro si ottiene. La vita è sacra. Le nuove generazioni vivranno su quello che è spento. Rozafa, questa donna ingenua, poteva morire come tutte le altre, come qualsiasi donna - dimenticata, però lei è morta, pur non capendo niente, per vivere dentro la legenda. Questo paradosso umano ci porta al principio della storia: l’ oracolo, dice ai fratelli che debbono murare una delle donne, così che i muri non crollino. E possibile che questa lezione filosofica dell’ oracolo, questo simbolismo unico, ci insegna, che quando perdi qualcosa di sacro, cominci a valutare ciò che costruisci sulle sua perdita? E questo è successo in un modo così naturale nei tempi di Rozafa; la donna che si sacrifici, per dare la vita. L’ hanno murata, secondo il consiglio del oracolo, si era lasciata martirizzare nel nome della tradizione, e questo costituisce la forza filosofica della stessa legenda: il sacrificio come indiscussa necessità. Però, saranno tutti pronti al sacrificio? No, ma la verità è sì. Tutti perdiamo qualcosa, chi di più e chi di meno, senza volerlo, senza accorgersene. E questo succede cosi naturalmente, come è successo con Rozafa. Le nostre perdite sono piccole, individuali e quella di Rozafa era per tutti, era globale: per l’innalzamento di una fortezza; la fortezza della città di Shkodra.

Cambio Euro-Lek in Albania

In Albania il cambio del denaro avviene nelle banche ma nelle piccole città il cambio delle monete avvine in luogo aperto ossia nelle principali piazze in centro della città.
per esempio con 100 euro si ricevono 124.000 lek (insomma piu o meno come le lira italiane)
Si puo pagare con euro in tutti gli esercizi in quanto i commercianti non hanno alcuna restrizione.

L'economia a Valona

L'economia valonese



La regione di Valona Caratteristiche socio-economiche
Dati demografici
La geografia di base
La regione di Valona è la più meridionale delle regioni albanesi.
Il porto della città è il più grande dell'Albania del sud, utilizzato per il trasporto delle merci e delle persone verso le altre città e gli altri paesi dei Balcani. E un porto aperto con due moli principali dove attraccano le navi da trasporto merci ed i traghetti di passeggeri. Il porto di Valona fa parte dell'ottavo corridoio ed è il nodo principale dell'oleodotto Burgas-Valona. Grazie alle difese naturali del golfo le navi possono ancorare anche fuori dal porto. Dentro il golfo mancano correnti forti, le alte e le basse maree, tali da influenzare la navigazione.
La regione di Valona è composta da tre distretti (Valona, Saranda, Delvina), sette città e centonovantanove villaggi, raggruppati in diciannove comuni. La ferrovia collega le città sopra citate, con quelle di Fier, Tirana, Shkoder. I collegamenti marittimi con l'Italia (Brindisi) sono assicurati. Durante la stagione estiva, un piccolo ferry, con capienza di tre-quattro auto, collega il porto di Saranda con l'isola di Corfù.
La superficie del territorio della regione è di 2.706 km quadrati, dei quali 1.609 appartengono al distretto di Valona, 749 a quello di Saranda e 348 a quello di Delvina. Il distretto di Valona, per superficie, occupa il terzo posto in Albania, dopo quelli di Scutari e di Korca. La densità media di popolazione nel distretto di Valona è di 91,5 ab/km2, alcuni distretti come Durazzo, Tirana e Kucova, arrivano a 400ab/kmq mentre altri, come Argirocastro e Saranda, scendono sensibilmente.
rio del distretto di Valona è percorso dal fiume di Vjosa, lungo 272 chilometri e vi si trova una delle cime più alte del paese, il monte di Cika con un'altezza di 2.045 metri.
La popolazione della regione non presenta anomalie vistose rispetto alle tendenze nazionali. Come si deduce dalle tabelle illustrate di seguito, vi sono, però, variazioni significative rispetto alle medie nazionali nella composizione per genere. La tabella fornisce i dati dei residenti in base a quelli forniti dagli uffici anagrafe dei municipi.
Meno donne
A livello nazionale il numero degli uomini e delle donne esprime un rapporto di 995 su 1000. Nella prefettura di Valona il rapporto è di 982 su 1000; per abbassarsi ulteriormente nel distretto di Valona con 967 su 1000, mentre a Saranda passa a novantotto donne ogni cento uomini.
Più gente vive in città
L'Albania è sempre stato un paese rurale. Nel 1979 la popolazione urbana rappresentava solo il 33,5% del totale. Il resto viveva in villaggi. Nel 2001 il 42,1% degli albanesi vive in un contesto urbano. Nella regione di Valona, ben il 53,7% degli abitanti vive in una delle tre città. Nel Distretto di Valona, poi, ben il 57,8% vive nei quartieri della capitale regionale; Quindi lo spopolamento dei villaggi è stato superiore alla media nazionale. La forza attrattiva delle aree urbane maggiori è molto forte.
Le famiglie diventano meno numerose specialmente a Valona
I movimenti dalla campagna verso la città hanno avuto i loro riflessi anche nella composizione delle famiglie. Nel 1979 il numero medio delle persone per famiglia era 5,6 (4,6 nelle città). Nel 1989 era di 4,7 (3.9), mentre oggi abbiamo 4,2 persone per famiglia (3,9 nelle città). Per la regione di Valona le cifre sono di 3,9 così distribuite nei singoli distretti : Valona 4,0; Saranda 3,58; Delvina 3,4.
Gli emigrati: presenti e invisibili
Secondo una registrazione del 2001, la realtà della popolazione realmente residente è ben diversa dalle cifre fornite. Il fenomeno è dovuto all'emigrazione.
La regione di Valona è il luogo più conosciuto per via delle partenze clandestine dall'Albania verso le coste italiane e greche, nonché per gli sconfinamenti terrestri verso la Grecia. Molti di coloro che passano di qui per emigrare non sono albanesi, ed anche quando lo sono, non è detto che siano di Valona. Non si può non pensare, però, che questo fatto non abbia influito sul numero di emigrati nell'area. Le tabelle illustrano chiaramente l'incidenza del fenomeno emigrazione nella regione di Valona.
Nel 2001 non sono stati considerati nel numero complessivo degli emigrati, coloro che hanno lasciato il paese nel corso dell'anno. Il numero di questi emigrati può essere calcolato con approssimazione intorno alle quindicimila persone, fino a ventimila per la prefettura di Valona. Tenendo conto di questo dato, il numero ufficiale della popolazione in uscita dal Paese arriva a 500.000 persone, 155.000 solo nella prefettura di Valona e 86.000 nel distretto. Ma, in realtà, le persone residenti di fatto all'estero sono un 40% in più. In ogni caso, il tasso di emigrazione nella prefettura di Valona è pari al 31% del numero totale degli emigrati del paese mentre quello del distretto di Valona corrisponde al 17 % di questo totale. I dati sull'emigrazione nella regione sono stati raccolti seguendo le indicazioni delle istituzioni internazionali, non tenendo conto delle persone che risiedono all'estero da più di un anno, pur continuando ad avere interessi economici in Albania.
Giovani europei
Rispetto all'età, i dati della regione di Valona coincidono con quelli nazionali: la Popolazione albanese viene considerata una popolazione giovane con un'età media di 28,6 anni. La durata media della vita è di 71,4 anni: di 68,5 per gli uomini e 74,3 per le donne. Circa il 33% della popolazione ha meno di quindici anni.
La struttura produttiva
La regione di Valona e in particolare la città ha una struttura produttiva diversa da quella delle città ad alto tasso di industrializzazione recente, come Fier, o ad alto tasso di attività agricola, come Gjirokaster. L'identità commerciale di città portuale (per Valona) e di regione costiera e di confine, per il resto della regione, caratterizza la struttura produttiva del paese e la posizione di Valona hanno trasformato la zona in un incrocio di traffici anche illegali, che hanno generato problemi sociali nuovi.
Il traffico degli scafi verso l'Italia è ora completamente cessato, ma per anni ha costituito l'immagine più conosciuta della città e della regione.
Il mercato del lavoro è ancora poco strutturato. La maggior parte degli occupati lavora in attività di tipo commerciale, servizi, ecc. L'attività primaria per il mercato è ancora agli inizi sia per la produzione che per l'occupazione, dopo la grande mutazione rappresentata dalla caduta del socialismo. Le attività nel settore turistico sembrano essere improvvisate e limitate. La regione presenta, tuttavia, un forte dinamismo a livello di piccole imprese, ma la difficoltà maggiore rimane la non comprensione delle giuste iniziative da intraprendere e la scelta dei settori strategici, con la conseguente inefficienza degli investimenti e dei possibili ritorni economici. Per fare un esempio, l'occupazione femminile risente di problemi sociali enormi, del peso delle economie illegali e delle difficoltà di selezione degli investimenti.
Nella città di Valona si contano 6.500 donne disoccupate che rappresentano il 65% del totale dei disoccupati. Ben 3.120 di loro usufruiscono dell'aiuto economico di disoccupazione o vengono occupate nei "lavori socialmente utili", come la raccolta della spazzatura nelle strade. Questa situazione espone le donne all'emigrazione e alle offerte del mercato del lavoro clandestino e delle attività illegali.
I dati disponibili sulla struttura occupazionale, dvisi per settore pubblico e imprerse private, forniscono un quadro della situazione anche se con margini attività economica del settore privato è composta da 464 imprese Bistrate alla fine del 2000, con 3.223 occupati e 1.460 imprese con 1 solo occupato, sempre registrate a fine 2000, che in realtà arriva, considerando gli aiutanti, fino a 1.711 occupati. La mancanza di corrispondenza tra questi dati e quelli della tabella sopra è dovuta l fatto che i dati presi a fine anno registrano solo le aziende già Bistrate nel corso dell'anno e non quelle che hanno iniziato un'attività durante il primo semestre dell'anno successivo.
Come si può notare il 90 % delle attività sono costituite da servizi e altri settori non produttivi.
Della città esercitano la loro attività 14 imprese straniere con 799 occupati e 29 imprese di capitali comuni con 290 occupati.

fonte : http://www.valona.altervista.org/economia.htm

Più letti ultimi 7 giorni

Commenti recenti

Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria.Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un'altra cultura, inventa per loro un'altra storia. Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare quello che e' stato. E il mondo attorno a lui lo dimentica ancora piu' in fretta. L'Albania ha la storia più antica d'Europa , una storia distorta dagli invasori e che faticosamente sta cercando di ricostruire.